Da: Paola Salieri
Date: 30/08/02
Sono daccordo con te Alessandro. Il problema è conciliare la necessità di un servizio fatto come si deve con la natura e lo spirito dei Fratelli delle Misericordie (qualcosa di più dell'essere solo volontari). Per quanto posso dire è che da noi il problema lo si è risolto con i dipendenti che, a suo tempo, sono stati assunti selezionandoli fra i Fratelli che avevano fatto domanda di assunzione. Noi ci siamo trovati bene, sono in gamba e non hanno perso lo spirito dei volontari. In quanto ai costi, non sono superiori a quelli che dovremmo sostenere con una cooperativa di professionisti esterni soprattutto tenendo conto del fatto che i dipendenti sono molto più elastici, si integrano alla perfezione con i volontari e non rappresentano agli occhi dei ragazzi una alternativa al volontariato. Infine, non ultima ragione, i dipendenti sanno e toccano costantemenete con mano che dipendono dai volontari e dal consiglio eletto dai volontari e quindi non si provano nemmeno a scavalcare i dirigenti. Temo che una cooperativa esterna, soprattutto se creata dalla Misericordia, finisca per essere percepita come una alternativa dai Fratelli e come una necessità dai Dirigenti finendo così per diventare la vera padrona della associazione. Comunque Alessandro se non stiamo attenti noi non ci sarà nessuna delibera confederale o legge dello stato che possa impedire un eventuale declino. Un abbraccio, Paola
Da: Alessandro Misericordia Grottammare
Date: 29/08/02
Di certo non è direttamente una Confraternita di Misericordia che può trasformarsi o nascere come Cooperativa o forma societaria analoga. Ma purtroppo sono diverse le realtà tra Misericordie e soprattutto Pubbliche Assistenze che contribuiscono, anche se non formalmente, alla nascita di cooperative esterne all' Associazione di cui poter sfruttare i prestatori di forza lavoro per il compimento dei servizi associativi. Questo ovviamente ha dato inizio ad un processo di snaturalizzazione del Volontariato. Ma di chi la colpa?
Certamente di quei dirigenti delle Associazioni di Volontariato che si pongono spesso e volentieri delle finalità che vanno oltre lo spirito di volontariato.
Soprattutto ed altrettanto certamente di uno Stato e di un sistema nazionale del trasporto sanitario che ha decisamente puntato e fortemente voluto una professionalizzazione e una maggiore affidabilità del Volontariato, almeno del ns. settore operativo. Ritengo per questo che, essendo la continuità, l' affidabilità e la professionalità elementi che non sempre vanno in simbiosi con le prestazioni dei Volontari, è difficile attribuire colpe o responsabilità solo in un senso. Una cosa è certa che per il volontariato i tempi si sono fatti duri e saranno sempre più difficoltosi. Qualcosa per salvare il volontariato vero dall' estinzione o dalla marginalizzazione abbiamo il dovere morale di farlo. E' ora che tale questione sia posta all' attenzione delle sedi preposte, dell' Osservatorio del Volontariato ed ovviamente della ns. Confederazione. Fraterni saluti
Alessandro Misericordia Grottammare
CHE IDDIO VE NE RENDA MERITO!
Da: I fratelli della Misericordia di Trento
Date: 26/08/02
Se non fosse già noto, e per l'eventuale apporto che può avere nel vivace
dibattito "Coop sì o no?", desideravamo segnalare che già lo scorso 26 giugno, il quotidiano "Avvenire", a pag. 9 ha pubblicato un articolo
intitolato "Volontari vecchi e... retribuiti".
L'articolo è nato partendo dalle considerazioni scaturite da un rapporto FIVOL che ha evidenziato alcune tendenze in atto nel mondo del Volontariato:
sempre meno giovani donerebbero il loro tempo mentre il settore si "professionalizza".
Nella paginata trova spazio anche una breve intervista fatta all'economista prof. Stefano
Zamagni. La sintesi delle suo pensiero è la
seguente: "trovo negativa l'ibridazione con gli enti pubblici: le organizzazioni devono restare indipendenti e promuovere la cultura del dono". "Una società che abbandona la cultura del dono in nome dell'efficienza perde umanità."
Alle seguenti domande risponde:
1)"Però un collegamento tra volontariato e non profit è
fisiologico.Risposta: "Si, ma se c'è ricambio. Se un giovane fa un'esperienza di volontariato per qualche anno e poi viene assunto da un'impresa sociale, lo trovo un buon percorso. Se invece tutti si rivolgono al terzo settore e nessuno vuole più fare il volontario, direi che è una
palese minaccia".
2)"Crescono le convenzioni fra volontariato ed enti pubblici. Un altro brutto segnale?", Zamagni : "Pessimo, perché è il principio della
sussidiarietà rovesciato, che diventa surrogazione: l'ente pubblico, non potendo gestire certi servizi, li affida al volontariato. In questo modo le organizzazioni perdono d'indipendenza: in cambio di risorse certe, rinunciano alla loro missione di
advocacy, di denuncia. L'ente pubblico deve
fare convenzioni con il Terzo settore, non col volontariato."
Noi, Confratelli tridentini riteniamo che lo "spartiacque" tra Volontariato e Impresa debba essere netto. Con questo, tanto di cappello a chi fa l'imprenditore ed ha l'onesta di definirsi tale. Ma cerchiamo di non mescolare i concetti.
In Trentino esistono molte forme di volontariato. Alcuni di noi, anni fa (circa 10), hanno militato in alcune "Croci" ricoprendo anche incarichi direttivi in seno a queste associazioni. Erano tempi quasi pionieristici sul fronte delle convenzioni. Gli esigui rimborsi pubblici spesso non consentivano di
coprire le spese correnti. Per pareggiare i conti del bilancio annuale si doveva confidare e puntare sempre sulle entrate "straordinarie" (contributi bancari, tombole, feste, ecc..).
Poi, iniziarono ad essere stipulate delle convenzioni che consentivano di coprire le spese correnti. Nel tempo le condizioni convenzionali migliorarono ulteriormente. Accadde così che associazioni, sino ad allora sempre alle prese con il problema del pareggio di bilancio, in breve tempo si ritrovarono con buone (in qualche caso consistenti) disponiblità sui propri conti correnti.
Già allora, qualcuno iniziò ad interrogarsi sul dove collocare il confine tra l'azione di Volontariato e la "struttura fornitrice di servizi", la cui valenza, soprattutto negli ultimi anni è diventata sempre più "economica" finendo con l'onorare, in maniera continuativa e sostitutiva, veri e propri contratti di fornitura servizi.
Per questo condividiamo lo "Zamagni pensiero".I Confratelli trentini
Da: Leonardo
Date: 17/08/02
Ma che belle sorprese quando si torna dalle vacanze! Letti tutti gli interventi (Grande Paolo
Diani!) vado solo un poco indietro con la memoria e mi fermo alla canonizzazione di Padre Pio con i confratelli fradici di sudore che hanno continuato a muoversi per aiutare i pellegrini... lo avrebbero fatto se erano soci o dipendenti di cooperative? o, come è successo anche durante il Giubileo con dipendenti di altri enti, "alle ore X stacco e chi s'è visto s'è visto" alla faccia della Civiltà dell'amore? C'è forse paura da parte della Confederazione di uscire dal business dell'assistenza? E poi... se la Confederazione, che dovrebbe rappresentare lo spirito del Movimento, intende tradirlo, non esistono armi, legali s'intende, per metterla all'angolo e inventarci un'altra confederazione?
Da: paolo diani
Date: 10/08/02
Misericordia…… sale della terra, luce del mondo nel nuovo millennio, potrebbe essere questo la consegna rivisitata data dal Papa ai giovani a Toronto e lasciataci dai nostri Fondatori, a qualunque campanile appartenessero, infatti non volontari ma militi della carità, Fratelli e Sorelle di Misericordia, pronti a fare la differenza di un aiuto e/o di un soccorso e/o anche soltanto di seppellire un morto. Questi il sale e la luce che deriva dal sentirsi Fratelli, nell’avvicinarsi al bisognoso al sofferente anche solo per tenere una mano, per infondere coraggio.
Questo nonostante i nostri molti difetti quello che abbiamo operato fino a questo momento.
Le ambulanze, l’emergenza non sono nostri punti di arrivo, ma un servizio che siamo stati e siamo in grado di dare, nei momenti liberi, dopo il nostro lavoro, non fossilizziamoci con convenzioni e con il mero e vil denaro, perché in questo caso porgiamo il fianco verso quello che oggi per ingabbiarci ancora maggiormente si chiama al Terzo Settore. (ricordiamoci che esiste una prima età, una seconda e una terza, ma quando si raggiunge la terza si dice che può esistere una quarta perché ci sentiamo non decadenti da rimanere stretti nei numeri) .
Guardiamo il passato siamo stati ingabbiati in una legge del 1870 (IPAB), ci è stato promesso di sollevarci 1991 (266) e siamo stati considerati Enti da tutelare, noi che con il nostro patrimonio storico (eravamo presenti prima dello Stato democratico) da incoraggiare e da promuovere (manovalanza a costo zero). Oggi stanno studiando per noi il Terzo Settore e con questo la promessa di finanziamenti (quanta gola fanno queste promesse). In una società che si sta impoverendo, in uno Stato che svende i suoi servizi ci viene fatta vedere la possibilità di creare cooperative sociali, per dare posto ai giovani per essere pronti h. 24 e preparati tecnicamente e continuamente a dare risposte ai servizi che vengono dismessi dallo stesso stato.
Non è romanticismo il nostro, ma è il sale e la luce che i nostri Statuti ci tramandano, che i nostri Fondatori hanno voluto nel far nascere queste Confraternite.
Questa è la differenza di sentirsi Volontari o Fratelli e Sorelle.
Le Misericordie storiche, specialmente quelle della città, già dal loro nascere hanno sentito il bisogno di avere almeno un dipendente: il Servo. In seguito il Cappellano, il sagrestano, con l’avvento dell’automobile lo chauffeur, per sopperire ai vuoti dell’ore del lavoro dei fratelli: i porta o altri dipendenti. Sempre in numero limitato agli effettivi bisogni della Confraternita.
L’avvento degli obiettori di coscienza ha aperto gli spiragli, nella mente di tanti Dirigenti, per un ampliamento di servizi, questa è la strada che invoglia verso il cooperativismo? Tenere del personale a basso costo è un’aspirazione di Misericordia?
Personalmente non credo. Credo piuttosto che dobbiamo riflettere al nostro interno (governandoci a popolo) sul nostro impegno nell’essere Misericordia, nella differenza di quello che abbiamo fatto in tante occasioni.
Da: Giuseppe Date: 09/08/02
Sono daccordo nel costituire le coperative per mettere in piedi attività sociali particolari come le Case di Riposo. Potrei essere daccordo anche per organizzare medici ed infermieri a supporto delle Confraternite. Sono contrario a servirsi di cooperative per i servizi normali. Se ci sono i soldi per la cooperativa perchè non si assume direttamente se ce nìè bisogno? In ogni caso quando si fanno le coperative si lasci stare il nome della Misericordia che è destinato solo ai volontari e non a chi fa servizio per essere pagato.
Da: Carlo Dalla Vecchia
Date: 07/08/02
L'interessante intervento del CdP De Stefano in oggetto suscita ampie e contrapposte riflessioni. Innanzitutto merita un apprezzamento per avere innescato un dibattito quanto mai necessario non solo tra "puristi" del volontariato e non, un plauso poi alla redazione di MOL per avere, ancora una volta, prestato attenzione ai dibattiti in corso mettendo a disposizione questo spazio per le riflessioni. Voglio anch'io dare il mio piccolo contributo cercando di astenermi da tecnicismi giuridici. Prima di entrare nello stretto merito consentitemi di dubitare che solo i soggetti del terzo settore, inteso in senso ampio, possano supplire allo Stato in quei settori che esso sta
deregolando, anche altri soggetti privati e direi di più, lucrativi, potrebbero partecipare a questa nuovo impegno una volta che fossero indicate precise norme che inidirizzassero la loro attività al di fuori di meri criteri mercantilistici ed evitando la ignobile concorrenza tra soggetti profit e
no-profit. Le idee che si stanno affacciando in tema di riforma del Terzo settore sono al contempo affascinanti e pericolose. Affascinanti perché segnano l'interesse con cui si guarda al settore, pericolose perchè riguardano direttamente i valori fondanti delle associazioni di volontariato
(AdV) ed in particolare delle Misericordie. De Stefano e quindi il Consiglio di Presidenza ipotizza un collegamento tra Misericordie e imprese cooperative che è forzato perché, un dato su tutti e come rilevato da altri, è diverso l'ambito nel quale si estrinseca la "mutualità": verso l'esterno nelle Misericordie e più in generale nelle
AdV, verso l'interno per i soci cooperatori, è un tratto caratteristico ed indefettibile; questo collegamento è poi di estrema delicatezza perché la commistione tra volontari e dipendenti o soci cooperatori porta con sé una difficile coabitazione. Il contributo dato da soggetti latamente retribuiti nelle Misericordie deve essere e restare residuale sia per quantità che per qualità dell'impegno, se così non fosse ne sarebbero compromessi i valori cattolici che ci guidano (si veda l'intervento di Don Tempestini in Miesericordia d'Italia n.5/2002), è necessario che si tenga fede, senza mediazioni, all'impegno per cui "..saremo Misericordie finché le nostre associazioni saranno fatte di sorelle e fratelli che per spirito di carità..." (cito a memoria la relazione del Presidente Gambelli all'assemblea nazionale di Palermo) .
Ma la realtà fattuale è che i settori lasciati, direi a volte dismessi, dallo Stato e dagli enti locali richiedono sempre maggiori professionalità che spesso il volontario non può produrre, per i suoi stessi caratteri e guai se così non fosse; ma gli interessi in gioco riusciranno ad evitare che il volontariato torni alla sua sede, orgogliosamente residuale e sussidiaria (si noti non suppletiva che individua invece un rapporto di subordinazione e gerarchia) lasciando ad altri lo svoglimento dei servizi caratterizzati da alta professionalità.
Quanto all'idea di una Confederazione quale "certificatore di qualità" siamo sicuri che sarebbe pronta per questa sfida? Non dovrebbe essere già custode gelosa dei nostri valori invece di improbabile centro di soli servizi?
Concludendo un augurio per le Misericordie, in attesa anche dello studio condotto con l'Università di Trento: che al termine dell'iter di riforma del Terzo settore sappiano scegliere un'unica forma giuridica che preservi i loro principi perseguendola con coerenza impedendo l'attribuzione del requisito di "misericordiosità" (consentitemelo) a quegli enti, anche già associati alla Confederazione, che siano dissidenti.
Da: Paola Salieri
Date: 07/08/02
Collaboro alla amministrazione della mia Misericordia. Secondo me il problema non sta nell'avere dei dipendenti o nel dare vita a strutture collaterali, ma nel rapporto con il volontariato. Mi spiego. Una Misericordia, quando assume un certa dimensione od una quantità di servizi importante non può più contare solamente sui volontari che spesso sono disponibili soltanto ad alcune ore del giorno o della settimana. In questi casi è necessario utilizzare dei dipendenti, magari anche solo part-time. La loro presenza, se il Consiglio della Misericordia sta attento, non mi sembra nuoccia al rapporto con i volontari. E' vero anche che ho avuto notizia di Misericordie nelle quali i dipendenti sono diventati i veri padroni, ma sono casi rari e comunque errori a cui il Consiglio od in alternativa la Confederazione dovrebbe porre rimedio. Ci sono poi attività come quelle degli ambulatori o dei Centri Anziani dove il volontariato è quasi impossibile da adoperarsi per via delle professionalità richieste dalla legge. In questi casi la costituzione di società o di cooperative risolve il problema a patto che quelle strutture siano collaterali e non sostituiscano le attività della Misericordia in quanto tale. Insomma io penso che la MIsericordia debba rimanere una associazione di volontariato svolgendo i servizi tradizionali e ricorrendo al personale dipendente solo nei casi in cui i volontari non ce la facciano ad assolvere tutti i servizi, mentre le cooperative e le società possano essere costituite per gestire strutture collaterali alla Misericordia. Mi sembra però, leggendo gli interventi e l'articolo di De Stefano, che si stia pensando di sostituire i volontari con cooperative anche nelle attività tradizionali. Questo mi sembra un errore perchè allontanerebbe i volontari dalla associazione. D'altra parte già oggi la moltissime Misericordie basate sul volontariato hanno, nonostante tutto, le caratteristiche di Impresa Sociale e non vedo perchè sia ritenuto necessario affiancare un cooperativa che finirebbe per svuotare la Misericordia di ogni significato. Non sono daccordo nemmeno sull'affidare alla Confederazione il compito di coordinare queste cooperative perchè si darebbe vita ad una miscela di interessi diversi, quelli dei volontari con quelli delle cooperative, dove prevarrebbe l'aspetto economico e non quello del servizio gratuito. Mi sembrerebbe più giusto che volontariamente e senza alcuna promozione da parte degli uffici centrali si consentisse ad esperienze simili di coordinarsi in modo autonomo. Faccio un esempio. Due centri ambulatoriali potrebbero riunirsi per fare acquisti collettivi ecc. consentendo così una gestione diretta, anche se comune, fra i rispettivi responsabili. In altre parole sono contraria ad una Confederazione che si occupi troppo di questioni finanziarie finendo per dimenticare i principi del volontariato. Non somno
daccordo, infine, con la tesi del Fratello De Stefano che mi sembra confonda gli aspetti fondamentali della nostra associazione con fatti contingenti.
Da: Anna Rita Casini
Date: 06/08/02
Debbo onestamente ammettere che pur avendo ricevuto il primo de “I Quaderni” qualche giorno fa, pur avendo notato l’articolo del Confratello De Stefano, non lo avevo ancora letto, dal momento che, per mia abitudine leggo giornali e libri partendo dalla prima pagina e progressivamente leggendo le successive. Tra l’altro gli articoli precedenti sono sufficientemente corposi ed impegnativi che ancora non ero giunta a leggere quello di cui si discute.E leggendolo mi sono stupita!Riflettendoci però non dovrei stupirmi così tanto, dato che il Confratello viene dalla Campania e nonostante la ormai decennale frequentazione della Toscana non può essere appieno dentro lo “spirito” che anima le nostre attività di Misericordia.Vorrei ricordare che il Sindaco di Firenze solo pochi giorni fa , a proposito della triste questione della “Fiorentina”, ricordava che proprio la sua città (Firenze, appunto) è la patria del volontariato in Italia e nel mondo. (La mia citazione è molto meno aulica di quelle del Confratello Cavaciocchi, ma mi pare comunque significativa).E’ vero che oggi c’è la crisi dei volontari, una carenza cronica presente in tutte le associazioni ed a tutti i livelli, è anche vero che in numerose zone d’Italia c’è una carenza cronica di lavoro, e tanti disoccupati, magari giovani, a giro per la strade… e potrebbe comunque raffigurarsi come un “servizio” il costituire dei posti di lavoro, nel settore dei trasporti sanitari in cui sappiamo lavorare così bene come volontari. Ma tutto ciò non rappresenta invece un atto di egoismo, indirizzato al benessere di pochi, ed a sottrarre ai volontari la possibilità di “servire” il prossimo???Probabilmente la mia è una visione limitata e limitante della Cooperativa sociale a cui una Misericordia si troverebbe ad appoggiarsi per acquistarne i servizi, forse non ho intuito la grande innovazione e la portata prestigiosa che una Misericordia dovrebbe gestire nel momento in cui va a produrre lavoro tramite una Cooperativa da lei ispirata…… Francamente a me sembra che si vada a rintuzzare una logica che fino a poco tempo fa era lontana dall’ispirazione delle nostre Misericordie, una logica di scambi e di favori che potrà piacere ad alcuni, in quanto fa loro assaporare il “potere” del dare per il piacere di ricevere…… Scusatemi tanto ma si tratta di una logica lontana dalla mia, e voglio sperare dalla nostra mentalità… io sono ancora “romanticamente” attaccata al pensiero di quegli uomini e quelle donne che insieme a me hanno vissuto una settimana (qualcuno anche di più) nel campo di
Rushbull, in Albania, quegli stessi che durante l’anno dedicano come me una settimana di servizio, nei turni della propria Misericordia sottraendo il loro tempo alle famiglie, dopo il lavoro, per dedicarsi al prossimo bisognoso…Ragionando del problema dei volontari, della carenze dei volontari comune a tutte le associazioni, voglio ricordare l’operato di una Misericordia del cuore della Sicilia,
Valledolmo, che ho visitato in occasione dell’assemblea di ottobre dell’anno 2000, la quale ha rifiutato ogni tipo di convenzione con gli enti pubblici e lavora sul territorio, “all’antica”, contando solo sulla propria capacità di essere vicina alla gente nel momento del bisogno e sulle offerte che la propria credibilità e onestà intellettuale riesce a mettere insieme.
Infine, un’ultima notazione, secondo me non poteva essere trovata una scena peggiore per iniziare questo dibattito, de “I Quaderni”: infatti una pubblicazione di quel tipo dovrebbe essere, per come è presentata, una raccolta degli studi e delle tesi elaborate per far crescere culturalmente il Movimento, degli spunti di studio e di approfondimento, non mi pare la sede adatta per dare il via ad un dibattito, ad una discussione su una tematica tutta da costruire, avrei letto con più simpatia lo stesso articolo sulla rivista confederale, quella sì, la sede appropriata… A meno che, come è costume da un po’ in Confederazione l’apertura del dibattito non preluda ad una imposizione di fatto, e questa ipotesi delle cooperative nel futuro delle nostre associazioni non sia già operativa, calata dall’alto, un dato di fatto ormai scontato…..
Fraternamente
Da: dado
Date: 06/08/02
Se i dipendenti sono dipendenti o soci della cooperativa rispondono agli organi della cooperativa che a loro volta tratteranno con il Magistrato. Insomma la cooperativa è un soggetto esterno da cui la Mise compra i servizi. Io piuttosto mi chiedo che senso abbia creare una cooperativa al posto di avere dipendenti diretti perchè si mette in piedi un baraccone inutile e costoso con il quale si dovrà litigare sempre e comunque. In fin dei conti un dipendente sa di essere stipendiato dai volontari mentre un dipendente di cooperativa per quanto bravo ed altruista gli importa assai! Eppoi sai che figura facciamo quando il nostro Governatore va afirmare la convenzione alla USL eppoi i servizi li fa una cooperativa? Perchè nopn fa la convenzione la cooperativa direttamente allora? Mi sa che alla fine finisce proprio così con el Mise a pulire i vetri delle ambulanze della cooperativa agli angoli delle strade.
Da: Francesco Date: 05/08/02
Da parte mia penso che questo sia il futuro, infatti il fatto che la ASL smetta di svolgere alcuni servizi (trasporto handicappati, trasporto sangue ecc) e li dia alle Misericordie, fatto che aumenta il carico di impegni (impegno giornaliero), obbliga le stesse a pagare delle persone per garantire il servizio stesso. Questo, ora come ora, è inevitabile a causa della carenza di OdC, perciò per svolgere i numerosi servizi che la ASL e il Comune richiedono quotidianamente, e proprio perché un volontario non può (per motivi di studi, per motivi di lavoro o personali) offrire una presenza certa, è necessario pagarne alcuni per garantire il servizio stesso. Tuttavia è necessaria anche una riorganizzazione interna per distinguere tra coloro che sono volontari e coloro che non lo sono.Saluti Francesco
Da: Luca
Date: 04/06/02
I miei interventi non sono volti a denigrare il servizio di emergenza ma bensì a chiarire che per fare tale servizio è richiesta una grande professionalità, che non la si può richiedere ad un volontario (non sarebbe in grado di darla!);
Non voglio neanche un modello stile americano (la legge attuale non ce lo permette), vorrei che il servizio sanitario nazionale capisca l’importanza del servizio di emergenza, e la finisca di pensare al servizio di emergenza come qualcosa che ci deve essere ma che non importa chi lo fa!
Il fatto che le ASL ci paghino sottocosto non giustifica un servizio poco professionale, perché chi ci rimette è una “persona” come noi!!
Vorrei ricordare infine che le cooperative fanno solo servizi dove sono remunerati, altrimenti non se ne parla nemmeno, quindi sono tanti gli interventi che le misericordie possono fare, ma che non vediamo perché troppo presi ha fare il servizio di emergenza.
Per le associazioni il servizio di emergenza è importante perché riesce a fare più aggregazione rispetto agli altri servizi, molti giovani si sentono + motivati a salire in ambulanza di emergenza che non fare un servizio sociale o una dimissione!!
Per finire penso che in toscana a breve saranno poche le associazioni che potranno proseguire, a fare il servizio di emergenza (per prima la mia), vista la legge regionale che impone certi parametri e standard!!
I dirigenti delle ASL, come la classe politica, ci considerano manodopera a basso costo, pertanto fino a che le cose resteranno così non avremmo mai voce in capitolo, tutti continueranno a fare quello che vogliono delle associazioni tanto sanno che possono contare su persone che le cose le fanno con il Cuore.
Guardiamoci un po’ intorno e guardiamo quanto è limitata la nostra libertà di fare le cose!!!
Saluti,Luca.
Da: mamo Date: 04/06/02
Apprezzo come al solito la valanga di parole che vengono riversate in questo forum. Voglio anche credere che tutti i confratelli mettano in pratica veramente quanto affermano ma il concetto di "tendere la mano al prossimo sofferente" viene troppo spesso tramutato, se non dai confratelli dai governatori, in "tendere la mano al prossimo che possa essere grato in maniera fattiva".
Purtroppo mi accorgo in prima persona che l'ideale che ho abbracciato e che abbraccio da anni è quasi un'idea personale, e che la Misericordia (non intesa come movimento) è ormai dote rara nelle
fraternite. Io dal mio canto, vivo in una realtà che ha scelto di non avere ambulanze per non correre il rischio di incappare nel girone degli "ASLati" e poter continuare a fare servizi sociali SOLO su offerte. Confesso che a volte si riesce a malappena a rifarsi delle spese e non di rado ha tirato fuori un deca ed ho messo benzina. Ma la soddisfazione di fare un sacrificio per coprire un servizio perchè imposto dal cuore e non da una convenzione, è cosa secondo me impagabile.Comunque confido sempre nel Signore affinchè possa rendere ad ognuno ciò che ha dato.
Da: Francesco
Date: 03/06/02
Se le Misericordie non facessere il servizio sanitario, ho i miei dubbi che le ASL lo potrebbero svolgere come lo svolgiamo noi. Del resto le ASL ci pagano miseramente per quello che facciamo, ma siamo Associazioni di Volontariato, quindi quello che ci danno ci dovrebbe bastare per andare avanti. Per quanto riguarda la professionalità penso che la cosa sia reciproca, le USL ci pagano poco ? E noi siamo poco professionali. Poi bisogna vedere cosa si intende per poca professionalità, non saremo mai infermieri né Dottori, ma neanche se fossimo Infermieri potremmo fare come fanno nel resto del mondo, perché in Italia nessuno muove un dito se non c'è un Medico che ti dice di muoverlo. Comunque non è che bisogna essere professionisti per fare una dimissione o prendere uno che si è rotto una gamba.
Per quanto riguarda altre tipologie di servizi ( spesa agli anziani soli ecc), almeno da me, la Misericordia avrebbe ben poche speranze, esistendo Cooperative di Servizio sociale che da decine di anni svolgono tale servizio per il Comune, e non vedo perché dovremmo toglierlo a loro, e magari mandare a casa decine di persone che ci lavorano. Sarebbe poco Misericordioso.Quindi continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto senza paura.Saluti Francesco
Da: Luca Date: 03/06/02
Noi facciamo un servizio alla comunità, che il servizio pubblico dovrebbe garantire, ma che preferisce delegare alle associazioni di volontariato che può pagare sottocosto;Alle stesse Associazioni richiede (giustamente) professionalità e rischi che si però si chiedono a “professionisti” mentre noi volontari (che facciamo i volontari nel nostro tempo libero) non siamo professionisti!Secondo voi c’è qualcosa che non quadra in tutto questo?Il servizio con le ambulanze di emergenza è giusto e sacrosanto, ma sta affossando molte associazioni che pur di mantenere (nella propria realtà) questo servizio, sono costrette a tutto pur di sopravvivere.Molti dei nostri volontari Soccorritori non vogliono fare più il servizio di emergenza perché e troppo rischioso, ed è richiesta troppa professionalità.Noi dobbiamo puntare su quei servizi che nessuno vuole o può fare, ma di cui la gente ha tanto bisogno, anche solo parlare con una persona che è sola!
Saluti,Luca.
Da: Marco
Date: 03/06/02
Per quanto mi riguarda ogni cosa che riesco a fare ha la stessa importanza delle altre, non esistono scale di merito. Quello che non capisco è il rifiuto di un servizio, è venuto fuori negli interventi precedenti, quello sanitario, che fa parte della storia della nostra Associazione. Non vuol dire solo "andare a sirene", anzi... il viaggio a sirene di solito è l'eccezione.
Quello che mi urta è questa idea che "facciamo un favore alle ASL", mi sembra che in primo facciamo un servizio alla Comunità, che la ASL lo riconosca e contribuisca economicamente mi sembra una grande conquista.
Da: Anna Rita Casini Date: 03/06/02
Una Misericordia radicata sul proprio territorio può fare tutto, tutto quello
che i suoi volontari sono disposti a fare per il prossimo, dalla spesa per chi
non può muoversi, al trasporto in ambulanza per chi ne ha bisogno... La cosa da
tenere presente è che non è indispensabile andare a sirene spiegate per fare
un buon servizio, spesso è proprio al momento del ricovero (programmato) o del
ritorno a casa, che è importante stare vicino ad una persona, forse sola,
comunque in un momento delicato della propria vita, per essere sicuri di aver
fatto il proprio dovere di uomo e di confratello... La gratificazione vera sta
nelle piccole cose, i grandi eventi servono a darti la carica per fare di più,
ma la gratificazione vera, sana, gradita al Signore sta nell'essere con la mano
tesa a sostenere chi ha bisogno, sia di un sorriso (costa così poco, e fa bene
a chi lo dona e a chi lo riceve) che di qualcosa in più.
Da: Marco
Data: 14/05/02
Grazie a Dio che ci sono i mezzi toni! E le sfumature di colore! Le ombre e le luci!
L'importante è capire che se sempre meno giovani si avvicinano alla Misericordia (e alle Associazioni di Volontariato in genere) qualche motivo ci deve pur essere...Magari non si possono nemmeno dare delle colpe, il fatto è che la vita è molto cambiata, ci sono molte più cose, più interessi...Le Misericordie devono capire dove vogliono e possono arrivare per avvicinarsi ai giovani...
Cambiare non è segno di debolezza, ma di grande forza!
Da: Luca
Data: 14/05/02
Tra giovani e meno giovani deve esserci una distinzione di ruoli, è innegabile quello che ha detto Francesco, ma non credo che nessuno voglia fare un modello AGESCI delle Misericordie, il problema era che sempre meno giovani si avvicinano alla Mise, e noi dobbiamo fare di tutto per capirne i motivi e per invogliare i + giovani a fa parte delle nostre associazioni.....Non si possono vedere solo le cose come bianco o nero, esistono anche i mezzi toni!!!
Saluti,Luca.
Da: Francesco Data: 14/05/02
Non è solo un caso, ma è un problema vero. Il giovane, per ovvi motivi ( studio, lavoro, fidanzate/i ), ha meno tempo da dedicare alla misericordia, e comunque ha maggiori distrazioni rispetto magari ad un pensionato. Il giovane è meno affidabile di un pensionato, perché più volubile, perché ha di fronte a se una vita tutta da costruire, che non è detto che collimi con la Misericordia. Il giovane porta allegria, è aria fresca in un ambiente vecchio, però chi manda avanti la Misericordia sono le persone in pensione, che hanno maggiore tempo a disposizione. Questo penso che sia innegabile, per questo non credo che l'Utopia ( trasformare le Misericordie sul modello AGESCI ) possa funzionare.Saluti Francesco
Da: Luca Data: 14/05/02
Premetto che la nostra è una piccola associazione, dove viene applicato un
regolamento studiato ed approvato da tutti i volontari…… ma non sempre
rispettato e troppe volte preso alla lettera….. comunque indispensabile in
ogni associazione. Riguardo al fatto dei giovani e dei dirigenti credo che ce ne
siano tante da dire. Io sono stato eletto, in maniera un po’ rocambolesca,
quando avevo circa 25 anni, sono entrato nel magistrato dove c’erano almeno
metà delle persone con un’età sopra i 65 anni, in questi anni ho cercato di
fare del mio meglio, tanto che siamo riusciti anche ad approvare un nuovo
statuto, dove il diritto di voto è riconosciuto solo ai confratelli
effettivi….. Risultato, il magistrato oggi è composto per metà da persone
sotto i 35 anni, (quindi abbastanza giovani) che prima facevano parte dei
critici e dei facinorosi che erano contro la dirigenza, i quali oggi, fanno
parte degli assenti, presenti solo alle riunioni ufficiali, che non sono in
grado di portare aventi nessun obbiettivo particolare……. Meno male che ci
sono rimasti un paio di settantenni che comunque si preoccupano di mandare
aventi l’associazione…Spero che noi siamo solo un caso!!!!
Saluti,
Luca
Da: Marco
Data: 14/05/02
Caro Francesco, il problema non stà nel criticare una decisione importante, anche come spesa, come l'acquisto di un nuovo mezzo...
Qiello di cui parlo io sono tutto quel continuo vociare, bisbigliare di inutili discorsi fatti per polemica su piccole cose di tutti i giorni... ci sono persone che fanno polemica anche sulla scelta del colore di un divano!
Da: Francesco
Data: 13/05/02
Questi personaggi ci sono in tutte le associazioni, tuttavia ritengo che criticare ogni tanto sia anche salutare, sopratutto se le critiche rivolte sono giuste. Per esempio ritengo sia giusto criticare la Dirigenza per aver deliberato l'acquisto di una nuova autoambulanza, dopo che durante l'anno sono stati acquistati 5 mezzi, con la sede che ci casca a pezzi. In questo caso abbiamo deciso di convocare un'assemblea straordinaria. Questo non vuole certo dire essere polemici, ma semplicemente ci sono alcune persone che si sono interrogate sul futuro della nostra mise.
Saluti Francesco
Da: Marco Data: 13/05/02
CErto che bello sarebbe poter usare un "regolamento elastico", ma pensando che spesso le regole vengono messe quando ci si accorge che il buon senso non arriva...
Chiaramente è un'arma a doppio taglio, ma delle regole ci vogliono, non è perché siamo Volontari che ognuno può fare quello che gli pare... per vivere in Comunità bisogna rispettare delle regole... e soprattutto gli altri!
Per quanto riguarda il discorso responsabilità, c'è chi se le assume e chi è disposto a delegare... purtroppo, spesso, chi critica lo fa per il gusto di criticare, e quando gli chiedi se ha una proposta da fare resta muto o ti dice "era meglio com'era prima!" (e magari, prima, criticava anche quello!)
Non è facile... da quello che ho visto io, chi vuole può fare... ma criticare è più facile!
Da: Luciana
Data: 13/05/02
La mia mise ce l'ha il Regolamento. Serve a definire come vanno fatte le cose. Da noi succede però che non sempre si applichi e che si improvvisi secondo l'idea o la convenienza del momento. Sarà che noi siamo una piccola mise e che ci si conosce un po' tutti, ma sono convinta che la stessa cosa succede anche nelle mise più grandi. Per quanto riguarda il gettare il sasso e nascondere la mano, io leggo spesso il forum e molte volte le risposte che avrei dato io le hanno date già altri.Per quanto riguarda la responsabilità ci vuole certamente fra noi volontari, ma ce la devono avere anche i dirigenti nel permettere ad altri di esprimersi e magari diventare dirigenti a loro volta.
Da: Luca Data: 10/05/02
Non sono un Avvocato e nemmeno ho esperienze legali, quindi credo ti dovresti
rivolgere ad un avvocata, sta di fatto che avrete senz'altro uno statuto e li ci
sono i pricipi generali di come deve funzionare una misericordia..Nel nostro non
è prevista la presentazione di un bilancio preventivo......Saluti,Luca
Da: Francesco
Data: 10/05/02
Se un Magistrato ha deliberato l'acquisto di un nuovo mezzo, senza che questo sia stato stabilitato nel bilancio preventivo, può l'Assemblea impugnare questa delibera, ed eventualmente respingerla ?
L'acquisto dei mezzi deve essere previsto nel Bilancio preventivo oppure no ?
E' vero che per ogni acquisto che ecceda la previsione di bliancio, il Magistrato è tenuto a convocare un'assemblea per sentine il parere e sottostare al suo giudizio ?
Da: Andrea Cavaciocchi Data: 27 Jun 2001
Torno sull'argomento per dire a Marco che sono daccordo con lui riguardo alla
importanza della figura del Correttore.Mi permetto però di fare qualche considerazione che forse può apparir sottile, ma
che sottile non è. Il Correttore, in quanto sacerdote (ma non mi dimentico l'importanza
che anche a questo proposito possono avere i laici) ha il compito di dare sostanza (le
"fondamenta" di cui parla Marco) all'esser volontario di una
"Misericordia". E qui sta il punto. Mi spiego. Esistono una quantità di
cattolici, fra loro moltissimi da tenere ad esempio, che svolgono attività di
volontariato in associazioni diverse dalla Misericordia. Anche questi volontari hanno
bisogno di avere una guida spirituale che dia sostanza alle loro azioni dotandole di quel
"di più" che va oltre la semplice e civile solidarietà umana. Dunque se il
nostro Correttore fosse solo una "guida" non avrebbe senso specificarne la
figura in modo da distinguerne il ruolo, che so, da quello del parroco o di qualsiasi
altro "assistente spirituale". Il fatto è che la "Misericordia" è un
luogo particolare. Cosa lo renda così "particolare" ed in cosa consista questa
sua "peculiarità" lo possiamo trovare nella sua storia secolare oppure, più
semplicemente, guardando con occhi disincantati, ma amorevoli, una qualsiasi delle nostre
Confraternite.Tuttavia c'è un modo infallibile per descrivere la "peculiarità" delle
Misericordie. Basta riflettere su una delle forme più antiche del nostro tradizionale
saluto, ovvero riflettere su quel "Dio te ne renda merito" rivolto a chi viene
soccorso. E' sufficiente questo per essere travolti dal ribaltamento dei ruoli, della
cultura, delle convenzioni a cui siamo abituati. Non è il più rassicurante (e ben più
banale) "Dio ne renda merito" che chiede a Dio di mettere sul nostro conto la
buona azione compiuta in vista del bilancio finale. E' il "Ti ringrazio di avermi
concesso il previlegio di averti aiutato perchè attraverso te ho aiutato il mio Dio
trasfigurato nel mio prossimo sofferente".Capisci Marco ( e so che mi capisci) che per arrivare a comprendere bene, tutto
intero, il significato rivoluzionario che sta in quell'antico ringraziamento ( in quel
"Dio TE ne renda merito") non basta una "guida" qualsiasi come non
può bastare la semplice Omelia domenicale rivolta alla intera comunità dei fedeli: chi
con consapevolezza pronuncia quel "TE" ha lasciato alle spalle una fede fatta di
"buonsenso comune" per abbracciarne l'aspetto "eroico" ed ha, quindi,
bisogno di sostegni adeguati.Ma c'è un'altro aspetto che vorrei che tu considerassi riguardo a questo antico
ringraziamento: è l'assenza totale del "calcolo", sia pure legittimo, bonario,
amorevole e filiale, in vista di una compenso ultraterreno. Su questo ho molto riflettuto,
così come ho riflettuto sulla forma di saluto oggi più comune che si è privata di quel
"TE", così sconvolgente, rendendosi più facilmente "accettabile".Vedi Marco, l'assenza di una aspettativa per un premio (che certamente verrà, ma che
non è lo scopo della nostra azione) significa anche avere consapevolezza dei propri
limiti, delle proprie debolezze, dei propri errori: mancanze così grandi che, come dice
S.Agostino, possono essere colmate soltanto dalla Misericordia divina; una Misericordia
così desiderata, così amata, così certa, che spinge ad asciugare le lacrime di Dio
nelle lacrime degli uomini. E' il grido di di Sant'Atanasio "Quicumque vult!"
(Chiunque lo voglia sarà salvato!). Capisci Marco, che l'aver preso coscienza dei propri
limiti e delle proprie debolezze (molte delle quali troviamo addirittura impossibile da
superare) non ci rende, come Fratelli della Misericordia, affatto "santi", nè
"venerabili", nè "migliori". Noi, seppur Fratelli, non abbiamo altra
"santità" che quella (ed è molta) che ci viene dalla nostra
"parentela" divina di uomini. Ecco perchè non è uno scandalo se le nostre
Associazioni sono frequentate anche da "non santi" (se lo pretendessimo, chi mai
vi potrebbe partecipare?), da persone deboli nelle loro convinzioni religiose oppure
confuse nello spirito. Non è uno scandalo semplicemente perchè in loro (in noi, in me)
la "fiamma non è spenta" ed il suo chiarore, magari impercettibile, viene
tradito inesorabilmente dall'amore che mettono nell'asciugare le lacrime dello
"sconosciuto" incontrato per via. Ecco, Marco, un'altro aspetto, forse quello
più importante, che rende "unica" la figura del nostro Correttore. A lui
compete non di "istruire" spiriti pronti e saldi nella Fede, bensì di
alimentare, con dolcezza, con leggerezza, con cura quasi "materna" (ti ricordi
il riferimento al "Dio Materno" del Papa Giovanni Paolo II, che fece tanto
scalpore?) quella fiammella. Perchè non si spenga. Perchè trovi ragioni intime
sufficienti per divampare, se possibile. "Quicumque vult", Marco. Sostenere il
desiderio di "essere salvati", questo è il compito del Correttore. Purtroppo, come ben sai, i nostri Correttori sono spesso anche parroci e gli impegni
molteplici spesso non consentono loro di esprimere appieno questa loro funzione. Azzardo
(pronto a ricredermi) che per molti di essi sia addirittura "poco chiara", se
non addirittura "sconosciuta", la peculiarità della loro funzione nelle nostre
Misericordie finendo per interpretarla in modo "corrente". Su questo concordo con te, Marco, riguardo alle nostre responsabilità di Fratelli.
Troppo spesso ci "accontentiamo" di quello che il nostro Correttore ci da (può
darci) e non "pretendiamo" di più (lo dico con tutto l'affetto che porto per il
mio) stimolandolo a darci ciò di cui abbiamo più bisogno. E', questa, una nostra
responsabilità, maggiore per quelli di noi che hanno il compito di reggere i nostri
sodalizi, e che non può essere nascosta dalla organizzazione di "Attività
Formative" in puro stile catechistico dietro le quali cerchiamo talvolta di trovare
rifugio.
Da: Marco
Data: 26 Jun 2001
Ma siamo sicuri che il Correttore (Spirituale) deve correggere? O questa figura ,spesso
messa un po' da parte, dovrebbe essere quella che ci aiuta e ci indirizza in quel cammino
fatto non solo di azioni ma anche di riflessioni? Il Correttore Spirituale, insieme a chi
si occupa della formazione dei Volontari, non ha il compito, difficile, di costruire le
"fondamenta" sulle quali piano piano si formerà un vero Volontario? Non
dobbiamo dimenticare quanto sia importante riuscire a far capire a chi opera nella
Misericordia cosa vuol dire "agire con spirito di Misericordia". Il Correttore
non corregge, guida! Probabilmente l'errore lo facciamo noi "laici" quando non
gli concediamo il giusto spazio, così come di massima importanza è il fatto di scegliere
un Correttore che capisca cos'è la Misericordia e come questa è cambiata e sta
cambiando.
Da: Massimiliano R.
Data: 25 Jun 2001
Va tutto bene, ma i correttori? La loro è una figura che proprio mi risulta difficile
da capire. Io ne ho avuti due alla mia Mise. Il primo pretendeva di dettare legge anche
sulle questioni di servizio. Il secondo invece non s'è mai visto. E tutti e due non sono
quasi mai stati disponibili a parlare con i volontari. Vorrei proprio sapere cosa
dovrebbero correggere, se non questi comportamenti.
Da: cristiano ciani
Data: 11 Jun 2001
Che le Misericordie non siano organismoi di diritto canonico strictu sensu è pacifico.
Mi permetto, però, di segnalare a Andrea che vi sono diversi statuti, specialmente
risalente al periodo fascista, allorchè si sentiva la necessità di sottrarsi al giogo
statalista (a proposito di tentativi del Fascio di impossessarsi delle Mise ti faccio
l'esempio della Misericordia di Santa Maria all'Antella), i quali contengono specifici,
ancehs e a volte impropri, rimandi al codex del 17. Tutto questo per la precisione.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 11 Jun 2001
Le Misericordie sono (dovrebbero essere in qualche caso) espressione
"operante" della comunità dei fedeli. Questo non le rende automaticamente
soggette al "Diritto Canonico" che regola i rapporti, il funzionamento e lo
status delle articolazioni della struttura della Chiesa. Infatti nel Diritto Canonico il
c.d. "Ordo Confraternitatis", che in teoria dovrebbe porsi in una posizione
intermedia fra lo status proprio dei fedeli e quello degli ordini monastici, trova una
collocazione "problematica". Per la verità qualche anno addietro la
Confederazione (e non già le singole Misericordie) avviò la pratica per essere
riconosciuta ai sensi del Diritto Canonico, ma tale riconoscimento, imponendo vincoli
strettissimi in materia di Statuto (soprattutto riguardo alla dipendenza dalla Gerarchia
ecclesiastica), finiva per entrare in contrasto (collidere irrimediabilmente) con
l'ordinamento civile nazionale italiano creando le condizioni per la perdita del
riconoscimento da parte dello Stato italiano (con prevedibili conseguenze nei rapporti,
anche economici, che la Confederazione vi intrattiene). La questione, che occupò a lungo
la Presidenza Confederale Giannelli, nonostante gli sforzi sia da parte vaticana che da
parte italiana, apparve allora irrisolvibile ed ai fini del Diritto Canonico permane, allo
stato attuale (e probabilmente sine die), una situazione di "domanda di
riconoscimento in itinere" (cioè non conclusa, con effetti giuridici nulli). Ciò
nonostante la convinzione che le Misericordie siano soggette al Diritto Canonico (in una
forma diversa da quella della condizione di semplice e libera comunità di fedeli), come
vedo, continua ad essere alquanto diffusa: ciò, probabilmente, è dovuto al fatto che
nelle nostre Misericordie è prevista la presenza del "Correttore" di nomina
vescovile. Per altro la figura del "Correttore" ha trovato una ulteriore
"istituzionalizzazione" negli ultimi decenni con l'attribuzione di
"conditio sine qua non" alla sua presenza al momento del riconoscimento della
singola Misericordia da parte della Confederazione. L'introduzione di questa
"condizione preliminare" al riconoscimento delle singole Confraternite da parte
della Confederazione, oltre che a motivi di ordine etico-religioso, aveva lo scopo di
porre un "freno" (una sorta di controllo di garanzia) al proliferare di
Associazioni di Volontariato che chiedevano il riconoscimento e l'affiliazione alla
Confederazione spinte da semplici, quanto legittime, esigenze di rappresentanza nazionale:
la scelta, confermata dallo Statuto del 1998, fu quella di privilegiare il mantenimento
della "identità" rispetto all'accresciuto "peso politico" che
inevitabilmente sarebbe derivato qualora si fosse accettato "tutto e tutti".
L'esigenza di "disporre" di un Correttore, dunque, va letta in uno spirito
diverso da quello della semplice "norma giuridica" (e men che mai come un
obbligo che derivi dal Diritto Canonico) recuperando le ragioni della nostra stessa
esistenza. Un Correttore molto famoso, tragicamente scomparso qualche tempo fa, in un
colloquio privato, ebbe a definire le Misericordie come "una comunità di uomini che
anela alla santità scoprendo nelle opere di misericordia lo stimolo della Fede". E'
una definizione che mi ha fatto molto riflettere (ed a cui devo molto nella mia formazione
di Confratello) che invito tutti a meditare. Ci riporta immediatamente al significato
profondo della "leggenda" che la tradizione popolare pone all'origine dei nostri
sodalizi e che interpreta i sentimenti più profondi che animano tanti nostri Confratelli.
Innanzi tutto non dice che le nostre associazioni sono una comunità di "santi",
ma che "santo" è l'obbiettivo di cui si fanno strumento (la Misericordia è un
attributo divino!). Ciò vuol dire, in altre parole, che sono associazioni formate da
uomini "comuni" (con il loro carico di peccati e di debolezze) che però (e qui
sta a mio avviso la caratteristica peculiare delle Misericordie) trovano nell'esercizio
delle "opere di Misericordia" il beneficio spirituale che li porta a
"riscoprire" od a "fortificare" sia la propria fede sia la propria
condotta di vita. I Fratelli della Misericordia (seguendo questo ragionamento) non sono
dunque dei "santi", ma "uomini in cammino sulla strada della Fede, lungi
dall'averla conquistata interamente e definitivamente, ma ciò non di meno, ansiosi e
speranzosi di conquistarla". Ecco dunque la necessità di avere a disposizione un
"Correttore" che segua ed assista il percorso spirituale e motivazionale di
ciascun Confratello: su come questo avvenga e se avvenga effettivamente è un'altro
discorso. Per tornare ai rapporti con la Gerarchia, mi sembra che non possano che
definirsi "problematici". La ragione di questa "problematicità" non
risiede nella natura e nel "tenore" delle relazioni che intercorrono fra le
nostre associazioni ed il clero che, anzi, in molti casi appaiono strettissime e
positivamente consolidate, quanto piuttosto nella natura "laicale" dei nostri
sodalizi. Ne è un esempio il richiamo al "dovere di obbedienza" che viene
esercitato verso il singolo fedele (nel nostro caso, Confratello), e che non si
"spinge" direttamente verso l'Associazione di cui fa parte. Quest'ultima diventa
"obbediente" grazie ed in virtù della guida dei propri dirigenti (fra questi il
Correttore) che ne indirizzano i comportamenti. Tutto questo non diminuisce il sentimento
"filiale" delle nostre "Associazioni" verso la Gerarchia che anzi
trova ragione di essere costantemente rinnovato. Come forse si è notato, ho usato più
volte il termine "Gerarchia" evitando l'uso di "Chiesa". Ho inteso, in
questo modo specificare il mio ragionamento lasciando al termine "Chiesa" il
significato più ampio (e più proprio) di Comunità dei Fedeli (laici e clero): in questo
caso non vi è una "questione di rapporti" fra Misericordia e Chiesa perché i
Fratelli "sono" parte di essa e se vi sono difficoltà queste non sono dissimili
da quelle proprie di ogni comunità (indipendentemente dal fatto che in essa vi siano
Fratelli della Misericordia).
Da: Guglielmo
Data: 09 Jun 2001
Le Crocerossine, da loro si partì per la costituzione della Croce Rossa, furono
fondate da Florence Nigthingale, in Inghilterra, ella nata a Firenze( da qui fu dato il
nome) figlia di un console btitannico in Italia, era una Consorella della Misericordia di
Piazza Duomo, questa sua esperienza la spinse a radunare un gruppo di infermiere ed
intervenire sui campi di battaglia per dare soccorso ai soldati feriti. quindi.................
Da: cristiano ciani
Data: 08 Jun 2001
allora, che tipo di rapporto tra misericordia e Chiesa? Solo etico - religioso o altro?
Che rapporti con la gerarchia? Apriamo il dibattito
Da: Alessandro
Data: 06 Jun 2001
Allora..... Misericordie e Chiesa? é un bel rapporto, si ma non sarei di parte visto che la chiesa per molto tempo ha
travisato il suo Dovere Religioso con Quello Temporale, facendo + danno della
Grandine......però é un bell'argomento da Sviluppare.....
Da: cristiano ciani
Data: 06 Jun 2001
mi è molto interessato seguire il dibattito (oh state calmi però) sui rapporti tra
CRI e stato italiano, e debbo dire che, ignoranza storica a parte, mi trovo abbastanza
concorde con Manuela. Mi piacerebbe, sulla stessa linea di tendenza, discutere sui
rapporti tra Misericordia e Chiesa Cattolica. Come saprete le Mise sono organizzazioni di
diritto canonico. Nei vari magisteri o consigli siedono con diritto di voto i cosiddetti
"correttori", ossia parroci o altri sacerdoti. Vorrei sapere alcune cose circa
la vita interna delle varie confraternite, ossia. 1 I correttori svolgono solo un ruolo
formale? 2 Si limitano alla assistenza spirituale o hanno anche potere decisionale? Spero
di aver introdotto un argomento interessante.
Da: Manuela
Data: 06 Jun 2001
...e comunque la CRI è "proprietà" dello stato! :-) Scusate la dicressione
dal tema del Forum...per me l'argomento è chiuso. Ciao ciao
Da: mamo
Data: 06 Jun 2001
Prima che continuiate con toni e citazioni non proprio da libera dialettica, mi
permetto di illustrarvi la storia della cri a larghe righe. Non mi soffermo quindi nei
particolari propri del discorso anche se capisco possano essere interessanti. La CROCE
ROSSA (e non Croce Rossa Italiana) nasce prima della convenzione di ginevra nei campi di
battaglia ad opera di uno svizzero che vedendo feriti di entrambe le sponde giacenti a
terra, rivoltò la bandiera svizzera ( giustappunto rossa con croce bianca ) facendo
apparire una croce rossa su un vasto fondo bianco onde indicare appunto una terza forza
estranea e pacifica. Forti di tale vessillo, recuperarono feriti e caduti dal campo di
battaglia. Da li, la croce rossa su fondo bianco, venne via via espandendosi in tutti gli
eserciti come contrassegno di sanità d'emergenza. Vennero quindi a crearsi tanti corpi
nazionali di croce rossa che comprendono anche la mezza luna adottata in alcuni paesi a
sostituzione della croce che poteva portare a problematiche religiose. Nessuno stato però
riconobbe la Croce Rossa ad eccezione dell'italia che ne fece corpo nazionale di sanità
militare. La convenzione di Ginevra, venne poi presa a vessillo della CR proprio per i
contenuti umanitari della stessa convenzione Fin qui tutto bene. Ovviamente c'erano anche
le crocerossine, donne spinte da scelta volontaria che si prodigavano nel soccorso ai
militari feriti e che vennero riconosciute con regio decreto come ufficiali inferiori
(tenenti) per evitare problematiche relative ai rapporti interpersonali donna-uomo
all'interno delle caserme e dei campi di battaglia. Con la guerra in Italia, alle
volontarie, si unirono altri volontari uomini, tanto da creare poi il famigerato corpo
volontario della croce rossa. Solo l'Italia poi decise con DPR di dover adottare su ogni
automezzo sanitario un segno identificativo consistente in una Croce rossa all'interno di
un cerchio con contorno rosso (il simbolo che campeggia sui vecchi 238 e sui 1100). In
merito, si spesero le Misericordie d'italia, che evidenziando la parzialità di tale
idioma, ottennero la variazione del DPR in quello che è oggi. Infatti ad oggi,
l'automezzo sanitario viene identificato con la doppia croce blu (croce di sant'Andrea)
sormontata da un bastone con avvinto un serpente, simbolo quest'ultimo prettamente medico.Dopo questa piccola parentesi e sperando che non me ne vogliano i colleghi della cri
per la spiegazione così sterile della loro storia, arrivo al dunque dell'intervento. Concedendo che nella cri esistano volontari nel vero senso della parola (cosa che
ancora devo riuscire a vedere con i miei occhi), perchè devono sottostare ad un
regolamento paramilitare ? Perchè devono adottare targhe che contraddistinguono un ente
statale come la CRI militare? Perchè hanno patente e documenti appositi utilizzabili solo
in CRI ma riconosciuti dal ministero della difesa e degli interni ? Perchè in operazioni
straordinarie, vengono convocati con stipendio, gradi, e chiamata del ministero della
difesa ? Perchè si fanno chiamare volontari ?Il volontario, non è chi fa una cosa di propria volontà, ma chi da se stesso per una
causa senza pretendere contropartita, costruendo pian piano una realtà per alleviare le
sofferenze di chi soffre.Un dirigente di banca, un imprenditore, un senatore, un pilota, .... Tutti bene o male
vanno di loro volontà a fare il proprio lavoro, MA NON SONO VOLONTARI. ciao :O)
Da: Alessandro
Data: 06 Jun 2001
In questo periodo sto studiando tutti e due gli startuti per una ricerca mia personale,
il che mi porta a vedere tutti i punti negativi e positivi degli statuti e delle
storie....... Cara Emanuela, Come te milito in un Misericordia però non mi riesce avere i para
occhi mi piace informarmi e se devo essere franco nel volontariato che faccio pur portando
una divisa, (Gialla e Celeste) non mi reputo solo volontario o soccorritore di
Misericordia..... mi reputo cittadino Italiano libero da ogni forma di Inquadratura
....... che aiuta le persone che anno bisogno, in modo Imparziale. Tu mi dirai ma quando
porti la divisa della mise tu Rivesti la Misericordia e come tale devi rispettare il suo
Statuto? Si lo rispetto ma non mi piace essere un numero, preferisco essere una
Persona..... libera....Ciao Alessandro
Da: Alessandro
Data: 06 Jun 2001
E brava Emanuela..... allora, ti ringrazio per aver immesso quel link, cmq il mio era
solo un chiarimento...... il termine Ignoranza forse è troppo .... con le mie parole
intendo solo dire che non tutta la CR è corpo militare...... e i volontari, ci sono e
continueranno ed esserci, tali volontari si muovono con le stesse intezioni e morali, di
un volontariato per cosi dire privato, visto che hai messo la discussione tra statale e
privato..... un Volontario secondo me ha un suo statuto di regole che va oltre ad appartenere ad
un'associazione....che tu lo faccia da una parte o dall'altra ai fini personali non c'è
molta differenza.... Dico soltanto che se non ci fosse il volontariato, non ci sarebbe una sanità
migliore..... o almeno non ci sarebbe dell'umanità di servizio.con questo è tutto, Fraterni saluti Alessandro (libero pensatore)
Da: Manuela
Data: 06 Jun 2001
Il buon Alessandro (presumo che sia lo stesso che disse di andarsene dalla sua
Misericordia per approdare alla CRI qualche tempo fa) fa evidente confusione. Chiariamo
una volta per tutte che in discussione non è la "bontà" della istituzione
"Croce Rossa" ma la sua dipendenza dallo Stato (ergo dalla politica e dai
"Regimi" a cui quest'ultima da vita).Il buon Alessandro consiglia di dare una lettura allo Statuto della Croce Rossa. Buon
consiglio che estendo anche agli altri. Potete trovarlo all'indirizzo:http://www.comune.firenze.it/soggetti/cri_ottavo/statuto97.htm
Intanto se si trattasse di una libera Associazione di Volontariato come le altre
(Misericordie e Pubbliche Assistenze ad esempio) non si spiegherebbe come mai il suo
Statuto è stato approvato dal Governo (Presidenza del Consiglio, Ministero Difesa e
Sanità) e che tale atto sia stato fatto sulla base della legislazione vigente. Scorrendo
poi lo Statuto si evince chiaramente che tale organizzazione è fortissimamente soggetta
alle stesse norme che regolano gli enti pubblici: infatti all'articolo 5 è indicato come
"Soggetto di Diritto Pubblico" (ovvero un Ente Pubblico).Riguardo alle competenze poi (leggendo come consigliato l'articolo 2) emerge un lato
senso di umanitarietà (imparzialità) che non rinnega le proprie origini "sui campi
di battaglia".A questo proposito (dei campi di battaglia) mi sono andata a cercare qualche altra
notizia scoprendo che strutture di assistenza e soccorso ai militari in guerra esistevano
fin dall'Impero Romano ed erano comuni a tutti gli eserciti. Pare sia famosa
l'organizzazione sanitaria dell'Esercito Napoleonico. Sotto questo aspetto (militare) la
Croce Rossa rappresenta una evoluzione interessante perchè è terza rispetto alle parti
in conflitto.Riguardo alle vicende del Regime Fascista la Croce Rossa Italiana subì l'impronta del
padrone del tempo diventando beneficiaria una quantità enorme di beni
"confiscati" alle libere associazioni umanitarie. Fu sua la colpa di
"accettare" i beni confiscati dal fascio? E fu sua la colpa di non
"restituirli" passato il regime? Certamente no, perchè sia l'una cosa che
l'altra erano avvenute o potevano avvenire soltanto in presenza di provvedimenti di legge
(il primo fu del fascio, il secondo non vi fu mai).Dunque onore al merito della Croce Rossa. Ma il Volontariato è un'altra cosa.
Da: Alessandro
Data: 05 Jun 2001
Sei un pò ignorante in Materia .... cara Consorella, Nel 1864 Anno in cui per mezzo
della Convenzione di Ginevra del 22 Agosto si sono formate le Croce Rosse, Non vi era il
Periodo Fascista... quindi non puoi dire che la Croce Rossa é nata Sotto Lo stato per
mezzo del Periodo fascista. Altra cosa, Le misericordie se pur centenarie( 750anni e +)
non sono mai state coinvolte in Conflitti Armati, Solo La Croce rossa lo é .... e se non
ci fosse stata lei Molti Feriti sia da una Parte che dall'altra sarebbero morti..... In
Italia La CR é stata Di vitale importanza nel due Conflitti Bellici che ci hanno
colpiti... Umanità: La Croce Rossa nasce dall'intento di portare soccorso senza
discriminazioni ai feriti sui campi di battaglia.... Le Misericordie a mio avviso vivono
di altre realtà e di altre motivazioni.... che tutti noi Fratelli sappiamo... Secondo e
Ultima cosa: La CR é tenuta a svolgere i compiti di struttura operativa nazionale del
servizio nazionale di PROTEZIONE CIVILE , ai sensi dell'art 11 della legge 24 febbraio
1992 n° 225. .............. Cara emanuela anche Se Le altre associazioni non ti filano
ricorda che la storia non si può cambiare a piacimento, e che se pensi che il fascismo
sia del 1864 allora Buonanotte al Secchio.Fraterni saluti Alessandro
Da: mamo
Data: 05 Jun 2001
Sono daccordissimo con te Manuela, infatti la parata, reintrodotta da Ciampi (brav'uomo
nonostante sia livornese ;O) ) dopo anni di assenza. Devo solo fare un piccolo appunto in
merito alle motivazioni che hanno fondato tale gesto. La parata era solo una sfilata per
elogiare chi giorno per giorno, ha permesso e permette tutt'oggi che la repubblica sia in
essere, Tra queste file, quindi, hanno diritto a presenziare i militari che durante la
guerra hanno difeso l'Italia (nucleo storico :Presente), le forze che oggi difendono
l'Italia e ne elevano il nome (FF.AA.), coloro che collaborano con l'Italia per elevarne
pregi e virtù, K-for, alleati, onu (tutti presenti) e chi, con il proprio lavoro,
ripristina il "normale regime di vita" per permettere una degna esistenza alla
popolazione. Fermo restando che io, in prima persona, non avrei mai partecipato a tale
sfilata e che concordo pienamente quanto detto da alex, mentre la Croce Rossa Militare ha
partecipato in seno alle Forze Armate Italiane (unico paese che contempla la Croce Rossa
come corpo statale), la Croce Rossa Volontaria, con tanto di pionieri ed effettivi (divise
rosse o blu) hanno partecipato in veste di volontariato, ma non di volontariato di cri, ma
in veste del Volontariato Italiano, a rappresentanza. Questo mi ha infastidito, nulla
più. Non voglio dire che sia più bravo tizio o caio, dico solo che come sempre si
travisa un po il significato del volontariato italiano. Ma daltronde è un segno di
misericordia anche questo, dar da mangiare agli affamati e , come ben sappiamo, chi ha
fame ma non si fa notare, non mangia......Ciao :O)
Da: Manuela (garbata)
Data: 05 Jun 2001
Accipicchia, vedo che i forum sono reattivi (ma quanto avete ciarlato in mia assenza!). Comunque la parata del 2 giugno non ha niente a che fare con le adunate oceaniche di
Piazza Venezia. Anzi, venne introdotta per festeggiare la promulgazione della Repubblica
(dopo il Referendum pro o contro del dopoguerra) e le forze armate che sfilavano avevano
il significato di rappresentare "l'esercito di popolo" pronto a difendere le
nuove istituzioni repubblicane. Sono passati anni ed il significato (anche grazie alla
sospensione per alcuni anni) si è forse dimenticato. Credo che sia più chiaro, ora, che
in quella parata il volontariato non c'entra proprio nulla e meno che mai le Misericordie.
Se come cittadini le istituzioni che ci governano e che ci stiamo dando (vedi federalismo)
le dobbiamo difendere (non in armi, ma con la dialettica) come Fratelli della
Misericordia, pur rispettandole, ne siamo estranei o meglio, ne siamo "esterni"
perché le "nostre" istituzioni di Fratelli ( le Confraternite) vengono da molto
lontano e superano le contingenze delle forme di governo. Piuttosto quello che mi ha fatto riflettere ( e scandalizzare) è il fatto che ci sia
qualcuno dei Fratelli ( ed anche, purtroppo, dei dirigenti a quanto pare) che non ha ben
chiaro la cosa cercando una legittimazione dallo Stato dicendo "noi siamo i volontari
della protezione civile!". Ma scusate, la nostra legittimazione non la dà la gente che soccorriamo? Non eravamo
noi (bello il documento inviato da Diani che ho potuto leggere solo ora) che ricevevamo
"null'altro che un bicchier d'acqua" come compenso per il servizio? Lasciate sfilare la Croce Rossa Italiana, ente di stato voluto dal regime fascista per
cancellare Misericordie e Pubbliche Assistenze (ma la nostra storia c'è qualcuno dei
dirigenti che la conosce e la ricorda?) che ha bisogno di costanti legittimazioni (e
contributi) da chi la paga. Lasciatela sfilare davanti a chi deve dargli merito dopo
avergli dato i soldi. Noi dobbiamo "sfilare" davanti al prossimo perchè in quello sta il Dio a
cui chiediamo di renderci il merito.
Da: WEB-Mise-Mct
Data: 04 Jun 2001
Ho risposto a titolo personale, Sull'intervento della Parata di Roma, la Cosi detta
Parata dei "Volontari" A me mi sembrava di stare al tempo del Fascio e La cosa
mi ha fatto un pò Paura......il problema Odc non lo conosco molto bene...cmq penso che
Un'ODC abbia le stesse caratteristiche e diritti di unfratello Alessandro Conti
Da: cristiano ciani
Data: 04 Jun 2001
oh si, pensiamo diversamente, siamo TESTIMONI SCOMODI, questa è la nostra cifra più
vera, ma riflettiamo su un volontariato che corre rischi seri, su quelle realtà che,
negli ultimi anni hanno fatto un utilizzo sbagliato degli odc per mascherare falle vistose
e l'incapacità di far presa nella società. Mi fa piacere che intervenga una Misericordia
che fa parte dell'Arciconfraternita di Pistoia, antichissima.
Da: WEB- Mise-MCT
Data: 04 Jun 2001
Il Corpo militare? come fautore dell'unica attività di volontariato........ mi sà che
qualche cronista si è fatto una pera con l'acqua scaduta delle mozzarelle di una nota
ditta alimentare..... di questi tempi( vedi mucca Pazza ci si deve aspettare che qualche
cronista sia stato preso da violenti dolori al pancino) Possiamo quindi perdonare tale
accaduto, visto i tempi che corrono........... Mi sarei Aspettato tutto da quella
sfilata....... i volontari quelli veri, se pur impettiti e trionfanti, non scendono in
piazza ......lavorano e vanno avanti sapendo che il loro maggior riconoscimento, non stà
nei gradi ma nell'amore delle persone che soccorrono e dell'amore di Nostro
Signore......... I THINK DIFFERENT I LOVE MISERICORDIA Bene con questo intervento mi sono
messo in bella mostra un'altra volta............
Da: mamo
Data: 04 Jun 2001
Noi non c'eravamo, in compenso c'era la Croce Rossa (non parlo del corpo militare) che
è stata decantata dai cronisti come il volontariato italiano. Mah ......:O)
Da: cristiano ciani
Data: 03 Jun 2001
eh si, vuoi mettere sfilare impettiti ed irregimentati, tutti lustri e sfavillanti,
magari senza conoscere il significato del termine carità, ma che bei stivaloni avremmo
avuto...
Da: Manuela (guastafeste)
Data: 03 Jun 2001
Ho letto che qualcuno delle Misericordie si è lamentato perchè nella parata del 2
giugno, insieme alle Forze Armate, non hanno sfilato anche i volontari. E' raro che un
fratello ancora acerbo arrivi a dire simili sciocchezze, ma è strabiliante che a farlo
sia addirittura il portavoce di una struttura confederale.Sono certa che questo portavoce
ha espresso male il proprio pensiero, tuttavia raccomando maggiore prudenza per il futuro
ricordando magari che uno dei problemi più grossi che abbiamo è quello di non fare
"i dipendenti" degli enti pubblici distinguendoci per la nostra autonomia. Per
non parlare del fatto che i "cittadini" in parata appartengono ad altri regimi
...
Da: cristiano ciani Data: 23 May 2001
Le Misericordie debbono vivere, districarsi tra convenzioni, rimborsi, spese, oneri
fiscali. Le braccia mancano, gli odc non vengono realmente formati e valorizzati ma usati
come bassa manovalanza. Ci si stupisce che non si verifichino le motivazioni - o la
qualità - di chi viene fatto divenire Fratello attivo? Ecco, allora, che ti ritrovi i
Rambo del Pronto Soccorso, o quelli che vanno a veglia in sede solo perchè non sanno che
cosa fare. Ecco che succede quello che ha lamentato Chiara. Domanda per tutti: secondo voi
quanti di coloro che prestano servizio hanno la piena consapevolezza della relatà nella
quale stanno facendo volontariato? La Misericordia deve vivere. Il problema sta nei mezzi
che si sceglie per poter vivere.
Da: Luca
Data: 23 May 2001
Quanto sono cambiati i fratelli delle misericordie? Mi ricordo durante una lezione
della scuola di Management per il Volontariato (tre anni fa), il relatore disse queste
parole: I volontari vanno selezionati, non possiamo lasciare le porte aperte a tutti, è
necessaria una selezione di qualità
.E giusto fare questa selezione?, con quali metodi?, chi può giudicare?, in base
a quali parametri? Forse il problema della formazione del branco (indicata da Chiara e
presente su molte associazioni), dipende proprio dalle motivazioni con cui le persone si
avvicinano alla Misericordia ( o a qualunque altra associazione ).
Oppure le motivazioni non interessano più a nessun dirigente perché la Misericordia
ha bisogno di braccia per lavorare, perché ormai c'è una convenzione (con questo o
quellente) da rispettare?Sto riflettendo anche io su queste domande che ho posto ma non ho le idee molto
chiare.Ci sentiamo presto,Luca.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 22 May 2001
L'intervento di Chiara ed alcuni episodi avvenuti in altri forum mi spingono a
sottoporre a tutti una domanda:"Quando un Fratello sbaglia, che fare?" Può sembrare una domanda marginale in un forum che porta il titolo ambizioso di
"Misericordie nel Terzo Millennio", ma ho la presunzione di credere che non sia
così in realtà. La vita delle nostre associazioni è pervasa dal modo di essere dei
Fratelli, così tanto da restarne condizionata. Quanto ci dice Chiara ne è un esempio.
Dunque, se vogliamo che le Misericordie abbiano un ruolo nel terzo millennio è dai
Fratelli che bisogna partire. Che ne pensate?
Da: cristiano ciani
Data: 18 May 2001
Perchè in un solo intervento hai colpito nel segno. Punto 1 La Mise è una realtà
spesso composita, c'è il gruppo dei volontari, poi c'è la compagnia tradizionale che si
occupa dei servizi funebri, c'è chi cura gli ambulatori e chi tiene la contabilità. E
c'è il gruppo dirigente (magistero o altro). Punto 2 Gli ipocriti e i sognatori dicono
che è tutta una grande famiglia Punto 3 I realisti sanno bene che sono tutti
compartimenti stagni, che la partecipazione dei più giovani è gradita solo se non è
incisiva. Prima di una certa soglia i giovani, anche di quindici anni, sono utili
all'immagine. Oltre questa soglia, ovvero quando i quindicenni vogliono, sacrosantamente,
dire la loro, questi divengono rompic... e quindi vanno isolati e non accettati. Se c'è
davvero nonnismo, e lo dico con la morte nel cuore, non può esserci futuro per questo
movimento e il Terzo Millennio non ci riguerderà perchè saremo scomparsi. Comunque,
tutto ruota sui concetti di democrazia e di partecipazione. Avanti così
Da: Marco
Data: 18 May 2001
Riporto qui a grandi linee una parte di un discorso che è stato fatto al gruppo
giovani della mia Misericordia: "ricordatevi che ritrovarvi all'interno della
Misericordia non è come farlo da qualche altra parte, ogni attività o iniziativa che
prendono vita dentro la Misericordia devono essere aperte a tutti (
.) non scordatevi
che la Misericordia, e quindi ognuno di voi, ha un compito sociale molto importante,
sappiate che qui tutti sono bene accetti, non c'è bisogno di dimostrare niente a nessuno.
(
.) questa è la forza della Misericordia rispetto ad altre forme di aggregazione
(anche al di fuori del discorso Volontariato): possiamo confrontarci con situazioni e idee
molto diverse dalle nostre e questo ci aiuta a riflettere e crescere insieme (
.)
ognuno ha il diritto di partecipare, ma la partecipazione deve essere attiva, non delegate
sempre a qualcun altro la realizzazione di un progetto o la programmazione di
un'iniziativa (
.) la nostra prospettiva è che questo gruppo giovani riesca piano,
piano a risvegliare quell'entusiasmo che in molti volontari più grandi si è
sopito
" Queste poche parole mi sembra che chiariscano abbastanza bene qual è l'idea del
gruppo dirigente della mia Misericordia, o almeno di una buona maggioranza. L'esperienza
acquisita da alcuni è sicuramente necessaria per "pilotare" la Misericordia ma
resta il bisogno di un'energia nuova che permetta di sapersi adattare ad una realtà in
continuo movimento e questa energia da chi può giungere se non dai nuovi volontari? Chiaramente, anche da noi non mancano i "vecchi", ma non intendo vecchi
anagraficamente, intendo "vecchi dentro", quelli che ti dicono: "ma che lo
fai a fare? Tanto poi
", "sai quante volte hanno già provato? Non hanno
mai combinato nulla
" , "sei un matto, ma chi te lo fa fare?!". Io li
lascio dire e tiro dritto per la mia strada. Qualche piccolo risultato l'ho ottenuto. Ma
lo sapete qual è la cosa più bella? Che più passa il tempo più gente resta coinvolta,
il ritmo magari è lento però funziona! Per finire, se uno vede solo nero allora meglio lasciar perdere. Si lotta se si crede
in qualcosa.Se dobbiamo stare qui solo per piangerci addosso e compiacercene allora meglio
stoppare! Saluti.
Da: Marco
Data: 17 May 2001
Più passa il tempo più mi sento un sento un caso "anomalo" quando invece i
casi strani dovrebbero essere quelli degli altri! Ma sarà mai possibile che non c'è una Misericordia dove si cerca di "aprire ai
giovani", di farli sentire parte integrante (ed importante!!) dell'Associazione? Io
credo che non sia così. Mi piacerebbe ogni tanto leggere l'inervento di qualcuno che vive
una realtà positiva. Fatevi avanti, mostrate la strada da seguire agli altri! Per finire, un messaggio per Chiara: ricordati che il bene e il male ci sono da tutte
le parti (e che la mamma dei cretini e sempre incinta!), cerca di saper cogliere il meglio
di quello che ti offre la Misericordia, spesso e volentieri i "buoni" sono i
meno appariscenti! (non so se mi sono spiegato...) Saluti a tutti.
Da: Chiara
Data: 17 May 2001
Ciao a tutti, sono una ragazzina di quindici anni, frequento anchio
lambiente del volontariato, e dato che siamo in un sito riguardante le Misericordie,
è il caso di dirlo, lo svolgo proprio in una di queste associazioni. In questo sito, mi
ha colpito molto lidea del concorso trova uno slogan per le
Misericordie, tra laltro ottima, per coinvolgere i giovani, proprio come me,
in questo ambiente. Di sicuro, tutti faranno del loro meglio per inventare, copiare o
modificare le solite, banali frasi da pubblicità. Perché, poi, infondo, tutto questo
mondo gira così, si monopolizzano anche associazioni come queste, con il loro bagaglio di
storia dietro che cercano di non andare in bancarotta, cercano laffluenza delle
persone che, sperando sia rimasto in loro un po di buon senso, non si lascino
influenzare da tutto ciò, e che riescano ad avvicinarsi ad un ambiente del genere
convinti, decisi a portare a termine una missione un po particolare per il
bene degli altri, e carichi di una forte barriera psicologicamente
resistente perché, arrivato, quasi sbarcato in un nuovo mondo, dove nessuno ti conosce,
dove ti senti giudicato e dove ogni tua parola, per quanto essa sia dolce, scherzosa o
seria viene ridicolizzata con del sarcasmo così sciocco e infantile che supera quasi il
livello di colui che esprime questo così detto senso dellumorismo
veramente cattivo e crudele il quale ferisce. Spero di non essere troppo dura, o sembrare
troppo sicura nella convinzione che le mie idee siano quelle giuste. Non voglio condannare
nessuno, tanto meno far sembrare che la molla del mio modo troppo ostile di pormi di
fronte alla Misericordia sia questo concorso
Volevo solo sottolineare la difficoltà
che cè nellentrare in un ambiente dove tutti hanno un gruppo solido dove
vivere e lostilità che sinterpone nei confronti del nuovo
arrivato
. sottolineare e far sapere che non è tutto rose e fiori come si vuol
dimostrare a tutti i costi, ma cè anche parecchia negatività che, nellunico
posto, forse, dove dovrebbe regnare la serenità e lamicizia, dove i ragazzi che ci
sono non sono considerati volontari ma fratelli il giudizio, o per meglio dire il
pregiudizio e lindifferenza non ci dovrebbero essere. Parlo per esperienza
personale, nella Misericordia alla quale sono iscritta non tira tanto buon vento
o
almeno così a me sembra. Prevalgono i più grandi, cè del nonnismo a dei livelli
da far quasi paura, si prende in giro i più deboli continuando ognuno per la propria
strada seminando battute di livello minimo a coloro che subiscono inermi tutto ciò,
chiudendosi in un silenzio quasi assordante
non sono più un gruppo ma stanno
diventando un branco con a capo un lupo feroce, senza cuore, che uccide senza pietà i
piccoli agnelli indifesi
indifesi, indifesi o sono loro i più forti? Alzandosi a
livello di non rispondere a delle provocazioni continue
forse si, mi sono sbagliata,
ci sono sia gli agnelli con la loro dignità intatta, che camminano a testa alta passando
oltre al branco, poi ci sono le pecore, che vanno dietro al capo o a colui che è il
leader indiscusso in quel momento annuendo ad ogni parola, e perché no anche ad ogni
minima sillaba
infine ci sono le pecore nere
come me
che se ne stanno
lì, guardando la situazione dal di fuori entrando e uscendo da quel branco così
meschino
forse non dovrei giudicare
ma standomene lì, in disparte, a cercare
di capire questo comportamento e non riuscire a trarre conclusioni, forse serve di più
che fare quel poco di volontariato solo per vantarsi di avere la divisa e farsi vedere in
giro sentendosi, così, importanti. Almeno io, osservo, guardo da lontano, giudico e
rifletto sulla superficialità di alcuni miei coetanei e non, ma quando arriva il momento
di dire basta, no, così non va, sono la prima a partire per fare iniziare un dibattito
che ci renda più uniti, ma ogni tentativo è vano
quel branco, sempre più
compatto, con quella barriera sempre più alta e sempre più difficile da sormontare e
scavalcare, vuole come una sorta di prova per essere ammesso. Bene, ora mi chiedo, ne vale
la pena? Per essere accettati dobbiamo cambiare totalmente? E, in tutte le Misericordie
cè questo problema? Ho osato fare questa critica, venitemi contro, sono pronta a
rispondere a chiunque, orgogliosa di essere riuscita ad esprimere le mie idee
finisco il messaggio con le scuse per questo linguaggio infantile da me usato, ma
letà è quella che è
Ho gettato il fuoco nel pagliaio, si è
incendiato
non fatelo spegnere, non fate finta di nulla, vi prego
non siate
indifferenti. Chiara.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 16 May 2001
Nei mesi passati abbiamo affrontato diversi temi (che magari qualcuno riprenderà in
futuro). In uno dei miei primi interventi parlavo del concetto di "carità"
ovverosia dell' amore in senso paolino. Secondo il mio punto di vista il tema della
democrazia interna al Movimento (ed, ovviamente, dei suoi contenuti) non vi si discosta.
E', purtroppo, vero che con il tempo, anche nei nostri sodalizi, il concetto di democrazia
ha finito per assumere il significato "borghese" della semplice forma tecnica
con cui vengono a formarsi gli organi dirigenti. In questo non c'è niente di male, anzi
direi che è formalmente corretto e che il Devoto-Oli non avrebbe nulla da aggiungere. Ma
le Misericordie, i Fratelli della Misericordia, non sono il Devoto-Oli! Se è vero che le
idee camminano con le gambe degli uomini, allora al fondo della "tecnica
democratica" vi deve essere qualcosa d'altro e di più profondo. Se guardiamo meglio
le forme attraverso cui si esprime la democrazia nel mondo, ciascuna di esse denuncia la
propria particolare origine culturale. Il sistema democratico americano (spolvero i miei
studi giovanili di Diritto Costituzionale) non trova forse la sua "ragione
profonda" nella miscela di culture protestanti, cattoliche, animistiche d'oltre
oceano? Ed il sistema democratico inglese (il sistema "maggioritario" per
eccellenza) non trova la sua "origine lontana" in una cultura sociale che
affonda le sue radici nell'organizzazione del territorio per contee (e più indietro
ancora in feudi, e poi ancora nei land tribali)? Se desiderassi seguire una
interpretazione storicistica potrei ben dire che la "democrazia" nelle
Misericordie affonda la sua "ragion d'essere lontana" nella democrazia popolare
medioevale delle città che si erano affrancate dall'Impero. Di più. Direi che affonda le
radici nel civismo cattolico che caratterizzò il particolare guelfismo fiorentino di
quell'epoca. Non credo che avrei torto affermando queste cose e tuttavia non dimentico che
le Misericordie di oggi non a "quella misericordia fiorentina" si
richiamano(alla prima, quella del 1200 poi soppressa) , ma a quella ri-nata alla fine del
'400 dove la partecipazione "popolare" si vide limitata nel numero (massimo 72
soci elettori) e nella forma (rigida spartizione in classi -Nobili,Ecclesiastici-Borghesi-
del numero dei soci elettori). Così come non dimentico le moderne leggi sul volontariato
che impongono (ma non verificano) forme democratiche partecipative. Dunque, benchè
corretta, la lettura storicistica dell'essenza della "democrazia" nelle
Misericordie si presta ad interpretazioni controverse. Mi sembra allora che si debba
andare più lontano, più nel profondo, per trovarne ragione. La nostra cultura, quella
cristiano-cattolica, ha fatto (legittimato) una conquista troppo spesso misconosciuta:
quella del "libero arbitrio" ovvero della libertà dell'uomo di scegliere il
proprio futuro secondo coscienza, tanto di fronte agli uomini, quanto di fronte a Dio. Il
nostro è un Dio che "chiama" non che "trascina in catene". Per il
cattolico dunque il "libero arbitrio" è la scelta secondo coscienza fra ciò
che è bene e ciò che è male. Può bastare? Evidentemente no! Una scelta secondo
coscienza necessita di qualcosa di altro che la sappia "garantire". Questo
qualcosa di altro è "l'Amore". "Ama e fai ciò che vuoi!" diceva
Sant'Agostino. Meglio ancora i dottori della Scolastica affermavano "Nelle cose
fondamentali, l'unità; nelle cose dubbie, la libertà; in ogni cosa, l'Amore".
Questo credo sia il fondamento della "nostra" democrazia. Se riesco a
riconoscere "Amore" nel Fratello che la pensa diversamente da me, pur non
rinunciando alle mie idee, anzi difendendole con le unghie con i denti (lo "devo per
rispetto" a quel mio Fratello così preso dalle sue idee), non posso non essere
disponibile (sentire nel profondo) al confronto ed alla misura leale delle diverse
posizioni (senza trucchi, senza forzature, senza "premi di maggioranza"). Ecco
perchè penso che la "crisi di democrazia" che sembra colpire il nostro
movimento, sia prima di tutto, crisi di valori e dimostrazione di tiepida coscienza. Una
tiepida coscienza che si accontenta di valutare l'applicazione delle norme statutarie e
che si ritrae, vergognosa ed imbarazzata, non appena questa indagine sfiora i fondamenti
ed i principi.
Da: cristiano ciani
Data: 12 May 2001
Allora, vogliamo far crescere la Mise Ok Lo faremo lottando Ok Lottando cresceramo
Ancora Ok. Ma come vogliamo crescere e far crescere. La battaglia è per la
democratizzazione interna, perchè ognuno, piccolo o grande, possa dire la sua in
libertà. Perchè vogliamo questo? Quali contenuti vogliamo mettere nello scatolone della
democrazia? Quale sostanza dare alla forma? Mi piacerebbe che su questo intervenisse
taluno che, negli scorsi mesi, ha animato questo forum. Daniela, Mariangela, Nicora, Laura
S. BATTETE UN COLPO, lo so che ci siete.
Da: Leonardo Sica
Data: 12 May 2001
Condivido l'invito ad insistere nel mgliorare le nostre associazioni. Non condivido il
tono con cui lo si fa. Secondo me non si tratta di andare in guerra ma piuttosto di andare
in missione (come i missionari in Affrica) facendo crescere chi trova difficoltà ad
interpretare in modo giusto il proprio incarico nella Mise. Ma insomma se pretendiamo di
portare aiuto agli altri, perchè non aiutare anche quelli dei nostri che non capiscono?
Da: Luca
Data: 09 May 2001
I cambiamenti si possono fare solo se ci troviamo dentro ad un magistrato e mi rendo
conto che non è facile, ma ci vuole qualcuno (di quelli che vogliono il cambiamento) che
le deve tentare tutte, come quelli che non si fanno più vedere per 2 anni.Forse ci vorrà del tempo, ma credo che piano piano si possa ottenere qualcosa!
P.S. Il nostro satuto (la cui base iniziale è quello tipo confederale) prevede
l'esclusione di un componente il magistrato dopo un tot. di assenze ingiustificate. Saluti a tutti e ricordate di non demordere mai, perchè le nostre associazioni
possano crescere e diventare punto di riferimento per i giovsni e i meno giovani (come lo
è stata per me),Luca.
Da: cristiano ciani
Data: 08 May 2001
Il limite di mandati potrebbe essere cosa molto positiva (magari non solo due, qualcuno
in più). Il problema vero, secondo me, è rappresentato da quei "tromboni" che
smaniano sotto elezioni per entrare in magistero e poi non si fanno mai vedere per due
anni, senza che questo assenteismo venga in qualche maniera sanzionato. Questo fa
imbestialire i volontari. Che hanno tutte le ragioni.
Da: Luca
Data: 08 May 2001
E' vero il problema sollevato da Cristiano ( c'era anche nella mia misericordia ), non
è stato facile far passare la modifica dello statuto, forse sono stato fortunato ( io ed
i miei compagni di avventura ) e nelle prossime settimane vi farò saper come sono andate
le elezioni!! Mi rendo conto che non tutte le associazioni possono avere le nostre stesse
possibilità, ma ribadisco che se i giovani si "lamentano" ( che è più facile
di "darsi da fare") e poi non fanno niente per cambiare (andando al mare la
domenica delle elezioni) è giusto che la solita classe dirigente venga rivotata fino
all'infinito (sennò chi ci pensa a mandare avanti l'associazione). A proposito di statuti, volevo inserire la norma che nel magistrato non potevamo
essere eletti per più di due volte consecutive...... questa non sono riuscito a farla
passare. A risentirci presto, Luca.
Da: Marco
Data: 07 May 2001
Ma siamo sicuri che il problema stia sempre negli Statuti? Forse la mia realtà è
diversa dalla tua, ma i soci (non volontari attivi) che votano non sono stati così
deleteri! Spesso invece si vedono disertate elezioni, assemblee, riunioni anche dai
volontari attivi. E' un problema di impegno, certo che se un giovane vuol entrare in
cosiglio e la domenica delle elezioni i giovani vanno al mare.....
Da: cristiano ciani
Data: 06 May 2001
a volte però i candidati ci sono ma non riescono ad essere eletti perchè i sistemi di
voto consentono l'elettorato attivo a tutti gli iscritti, anche a quelli che niente sanno
della Confraternita ma pagano semplicemente la tessera anche solo per fare un'offerta.
Da: Luca Data: 04 May 2001
Molti criticano, tanti si lamentano delle scelte, nessuno però si vuol candidare per
le nuove elezioni!!! E' più facile brontolare che arrotolarsi le maniche e darsi da fare. Condivido con te che c'è molto "lassismo" su alcuni, ma è compito del
gruppo "dirigente" evitarlo perchè questo è il sintomo di qualcosa che non
funziona! Ricordiamoci sempre quali sono le motivazioni ed i valori che ci hanno guidato fino ad
adesso!! Un saluto a tutti i "Confratelli",Luca.
Da: Marco
Data: 04 May 2001
A parte la battuta, credo che non esista anche un altro lato di questa situazione che
è bene tenere presente: la "passività" di tanti volontari. Mi è capitato spesso è volentieri di scontrarmi con altri volontari che davanti a
qualsiasi iniziativa, presa di posizione, forma di impegno all'interno della confraternita
restano apatici, indifferenti. Quello che più mi dispiace è che spesso si tratta di
giovani! Contate quanti nelle vostre Misericordie vogliono prendersi impegni
"dirigenziali" e quanti invece vogliono restare "soldati semplici", è
qui il vero problema!
Da: cristiano ciani
Data: 30 Apr 2001
Noi stiamo parlando, in maniera alta, di democrazia. Contemporaneamente avviene, in
qualche confraternita, viene zittito chi solleva violazioni dello statuto. Volete sapere
gli argomenti? Ecco: la Misericordia è andata avanti per tanti anni senza osservare
regole particolari, alle volte il bilancio è stato approvato assieme a quello dell'anno
successivo, i volontari del soccorso si occupino del soccorso e non rompano i c... al
Magistero. Se avessi ancora la capacità di stupirmi lo farei.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 29 Apr 2001
Che la democrazia sia la forma di governo più difficile da realizzarsi, più
imperfetta rispetto alla perfezione della sua teoria, più umana perchè attribuisce a
ciascuno la propria parte di responsabilità... non ci sono dubbi! Eppure... la democrazia
è anche la forma più infettiva di "responsabilitas"... una batterio che ha la
capicità di illuminare le menti ottenebrate dal semplice calcolo personale. E' in questo
che confido: che il sentimento (cultura) della democrazia piano piano infetti anche i
nostri sodalizi
Da: Francesco
Data: 26 Apr 2001
Mi è capitato di seguire saltuariamente il dibattito del forum e mi sembra che al di
là di qualche leggerezza il tono sia generalmente molto alto. Leggendo questi ultimi
interventi mi viene da chiedere come mai nelle nostre Fraternite non capita spesso di
avere discussioni così ed invece bisogna avvalersi del compiuter. Concordo con chi pensa
che ci sia una scarsa educazione alla democrazia, al confronto di idee ed alla tolleranza.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 25 Apr 2001
Credo anche io che non esistano difficoltà "straordinarie" che impediscano
l'applicazione dei principi democratici nelle Misericordie. Secondo me rimangono soltanto
le difficoltà "ordinarie" che sono proprie dell'applicazione di un metodo che
richiede la intima adesione di tutti ai principi che lo costituiscono. In altre parole la
democrazia è possibile solo se tutti ne rispettano i principi. Le norme di salvaguardia
vanno a farsi benedire se chi le deve applicare è soltanto un po' "più
tiepido" del dovuto. La democrazia è prima di tutto uno status mentale. E le
Misericordie non ne sono più interessate di quanto non lo sia la società. E' anche per
questo che trovo utile (spero almeno) intervenire in questi forum: il risveglio del senso
di responsabilità democratica, altrimenti detto con La Pira, il metodo cristiano della
politica, mi sembra l'obbiettivo di oggi.
Da: cristiano ciani
Data: 25 Apr 2001
il problema resta quello di vedere quale tipo di democrazia può essere concretamente
applicabile in organizzazioni di tipo laicale. Io credo che non vi sia nessuna difficoltà
di applicazione del principio democratico nelle Misericordie, basta volerlo.
Da: "Guarniero"
Data: 25 Apr 2001
Questa mattina, mentro ero di turno in Compagnia e stavo leggendo una delle solite
riviste che circolano nelle nostre sedi, ho visto una cosa che mi ha lasciato molto, ma
molto perplesso. Avevo appena finito di leggere il giornaletto confederale che, di fatto,
ha preso il posto della pubblicazione mensile occupato da Civiltà dell'Amore e stavo
sfogliando la rivista Protezione Civile quando a pagina 100 vedo la foto di Enrico Luchi
in posa accanto al Sindaco di Luca Fazzi. Nell'articolo il Sindaco di Lucca Fazzi presenta
Luchi come "Assessore" alla Protezione Civile. Ci ho messo qualche attimo per
convincermi: il Direttore dell'UGEM, oltre che Amministratore Delegato della Millennium
Service (società di proprietà della Confederazione) è anche Assessore alla Protezione
Civile del Comune di Lucca. Mi sembra di ricordare che esistono incompatibilità formali,
oltre alle incompatibilità morali, fra cariche confederali ed impegni pubblici o rapporti
di natura economica. Mi pare anche di ricordare, dai lontani tempi di scuola, che uno dei
fondamenti della democrazia è il rispetto delle regole che impediscono l'accentramento
dei poteri in una sola persona. Mi sembra anche di ricordare che la Confederazione è
dotata, allo scopo, di precisi organi. Mi sembra di ricordare.... che un tempo c'era la
Confederazione Nazionale delle Misericordie...
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 25 Apr 2001
A più riprese in questi forum si è affacciato il grande tema della democrazia interna
alle associazioni di volontariato in generale ed alle Misericordie in particolare. I
"novanta minuti" che sono serviti a celebrare la Assemblea Nazionale a Lucca (al
"novantesimo" è entrato Rutelli a centro campo!) non possono non testimoniare
la scarsa dimestichezza con le regole della democrazia e della partecipazione che
inevitabilmente si ripete anche in sede locale. La cosa su cui riflettere non è tanto la
mancanza di democrazia (da tutte le parti troviamo facilmente qualcuno che se ne infischia
delle regole e fa il "guappo") quanto, piuttosto, il pudore che copre
quest'aspetto della vita sociale. A ben vedere sono proprio i fratelli a non dare la
giusta importanza ai meccanismi democratici interni, come se la democrazia non fosse la
traduzione pratica nel sociale e nella gestione della cosa comune del concetto profondo di
"misericordia". Ciò che preoccupa, in definitiva, è questa sconfinata
ignoranza delle regole democratiche che è tanto più grave quanto colpisce lo strato dei
volontari...
Da: cristiano ciani
Data: 24 Apr 2001
molte misericordie si accingono alle assemblee per l'approvazione dei bilanci (termine
30 aprile). Peccato che in troppi casi le assemblee dei soci siano convocate in maniera
semiclandestina, senza rispetto alcuno per le modalità di convocazione previste dai vari
statuti. Spesso manca il numero legale. Vigilate fratelli, vigilate...
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 19 Apr 2001
Vada per la torta! E visto che parliamo di torte vorrei sapere che cosa ne pensate del fatto che
l'Assemblea Annuale delle Misericordie è durata si e no un'ora e mezzo mentre per due
giorni è stata piena kermesse...ivi compresa la passerella dei politici. La mia personale opinione è che l'iniziativa (la prima nel suo genere) sia stata
frutto di una buona idea ma che nel realizzarla forse abbia preso un po troppo la mano la
voglia di stupire con gli effetti speciali. Insomma avrei preferito un maggiore dibattito
interno.... Oppure c'era il rischio di "intortarsi"? :-))))
Da: bnicora@freemail.it
Data: 06 Apr 2001
Salve a tutti,ben felice di vedere che la formazione sta a cuore a tutti,io mi
permettero' di intervenire e mettero' a disposizione la mia e mail per coloro che vogliano
ricevere risposte piu' approfondite(solo per la parte sanitaria del soccorso),ricordando
una cosa la preparazione professionale e tecnica e' alla portata di tutti i volontari,ma
sarebbe cosa buona anche coltivare la formazione morale"di un volontario in modo tale
che ogni suo gesto non sia fine a se stesso ma mandi un messaggio.un saluto a tutti i
net-fratelli Nicora Bruno
Da: Marco
Data: 06 Apr 2001
Alessandro, non credo di essere in grado con queste poche battute di farmi un'idea precisa della
situazione in cui ti sei trovato e del tuo stato d'animo, comunque l'importante non è
giudicare ma capire. Sul discorso formazione, che ormai nella nostra discussione si è ridotto ad un
trafiletto, non sono d'accordo sul fatto che i "Vecchi Leoni" (non ti offendere
per il termine!) siano i migliori maestri per un nuovo Volontario. Ci sono sicuramente
persone valide e in grado di dare qualcosa, ma la presenza del medico a bordo
dell'ambulanza presuppone la conoscenza e la manualità con tutta una serie di procedure e
attrezzature che necessitano dei "formatori" più qualificati, spesso direi
l'accoppiata medico + Volontario (benedetta collaborazione!). Mi dispiace leggere riga per riga la tua amarezza e soprattutto la sconfitta che
subisci con la tua Misericordia, quella degli "Amici che porterai nel cuore",
perché non siete riusciti a cambiare il corso delle cose.Come avrai capito io sono un "combattente", uno che non molla mai la presa!
Probabilmente perché ho la testa dura o perché sono orgoglioso e non la voglio dare
vinta a nessuno (che non abbia ragione!)! Non passo la mano, non mi ritiro in buon ordine,
vado anche contro i mulini a vento (non è vero che non cascano mai). Ti posso solo dire che se non te la senti fai bene a cambiare, ma non ti credere di
non trovare più quelli che "pugnalano alle spalle", ci sono da tutte le parti
(fa parte, ahimè, della natura umana). Per quanto riguarda il conoscersi credo che basti frequentare ancora un po MOL,
anche se ormai sei passato alla concorrenza! (battuta, se no qui ci alla fine ci si taglia
le vene!) Mi sembra che qualcuno si stia già muovendo.Ciao.
Da: Alessandro
Data: 05 Apr 2001
Titolo: FRATELLO
Quando mi guarderai negli occhi senza prima avermi scrutato dalla testa ai piedi.....
Quando non ti vergognerai nel farti vedere vicino a me camminando lungo la strada.....
Quando non ti fermerai alle parole per conoscermi meglio od ai fatti per potermi giudicare....
E quando non ti fermerai al colore della pelle... Alla divisa che porti, ai gradi che
hai Alla lingua diversa Solo Allora solo allora Ti chiamerò con cuore
"Fratello"
Da: Alessandro
Data: 05 Apr 2001
Caro Marco , limportante per me ora è che tu legga queste mie righe , che tu le
possa assimilare e giudicare .Le risposte stanno qui: a) La formazione tecnica del soccorritore deve avere buone
basi, e tali basi devono essere date da buoni maestri , tali maestri possono non risiedere
sotto la forma dellistruttore o del medico, ma + semplicemente da Fratelli
,Fratelli che già da prima del 1996 anno della sanatoria , sapevano bene come
comportarsi(senza livelli), con un malato, sapevano bene come lottare contro il tempo e la
morte , sapevano bene che pur avendo una classe A , non potevano metter mano a manovre da
E.R. e cosa + importante erano soli,senza il medico, affiliato nei primi anni 90(e giù
di lì). Avevo 18anni quando feci la mia prima uscita in ambulanza, ne avevo solo 17 e
mezzo quando vedevo spegnersi ogni giorno di + il mio amico Manuel , 14 anni con una vita
da vivere , prima che gli venisse diagnosticato un tumore , da li a 8 mesi se ne andò e
se ne andarono le speranze e le gioie di unintera famiglia , tutto si fermo la morte
aveva mietuto la vita di un giovane essere che era diventato Angelo
.Sono logorroico a volte
con questa storia ma , non sempre
scegli di entrare in Misericordia perché è vicina a casa
.( Io ad esempio ne ho 3
di Misericordie in 5 chilometri , 2 P.A in 2Km e 2 C.R.I in altrettanti chilometri. Scegli
la Misericordia perché ti è + vicina in quel momento, scegli lei perché un Marco ,
amico delle superiori ti dice che aiutando gli altri aiuterai te stesso a tirarti su a
scrollare quella crisi che penetrò dentro di me dopo la morte di Manuel. Avevo bisogno di
qualcosa che mi facesse sentire vivo e la trovai in Misericordia, tra le così dette
Ordinarie, a lungo e a breve chilometraggio, nelle storie delle persone che andavo a
soccorrere, nelle facce delle persone anziane per me servizi molto veri, perché potevi
sentire la forza di volontà e a volte sconfiggere il dolore con una semplice parola ma
che per questi Nonni o Nonne acquisiti in quei momenti era una parola vera e
di conforto. Potrei stare qui in questo forum a raccontarti della Mia Misericordia fino a
domani mattina , Marco io nn so da quanto tempo sei in Mise , da come ne parli noto che
hai scoperto cosa vuol dire essere Fratello. Noto che lo SPIRITO DI MISERICORDIA SI CELA
MOLTO + IN ALTO DI QUEL VELO LEGGERO . che spesso si nota nei FRATELLI di altro stampo,
quelli col pelo sullo stomaco, Quelli che parlano bene e poi ti colpiscono alla schiena,
quelli che dicono di essere dei fratelli ed invece sono dei figli di Giuda , un Giuda di
cartapesta, che non vende Cristo, per 10 denari, ma lo tradisce solo perché non è
contento di quello che è , lo tradisce xché deve dire sempre qualcosa, e mentre che io
sono qui a scriverti caro Marco, proprio in questo momento inizia una Riunione ove si
celano AMICI e CONFRATELLI, osano chiamarsi questi Giuda che durante il
periodo di crisi , erano pronti a scagliarti a dosso un macigno, a parlare male di te e a
dirti che era tempo perso battersi per una cosa che non avrebbe visto la luce del 2001(
Siamo ad Aprile 2001 in tanto)Siamo ad aprile ed io Sono stanco di tutto questo sono
stanco di queste facce ed dei loro SORRISI FALSI!!!!! Ma la mia Misericordia dovè?
Dovè andata a finire quella sede ove tutti potevamo dire quello che pensavamo senza
essere considerati dei cretini!!Il rispetto dovè finito verso quelle persone che
andavano avanti con scempi di mezzi a volte anche da soli, ( quando il protocollo dice che
ci devono essere unautista e due barellieri sui servizi ordinari.)bé caro Marco,
durante quella crisi, ho percorso quasi 4000km in un mese tralasciando studio e lavoro,
solo xché ancora una volta avevo concesso lennesima possibilità a quei
Fratelli di far si che tutto potesse ricominciare in un modo migliore. Ci ho
messo anima e corpo , con me in tutto eravamo in 6 PERSONE.Non vivo a Firenze non so
qualè la realtà delle Misericordie Fiorentine . Rimanere dove ero sarebbe stato
snervante e se devo dire la verità inutile . Me ne lavo le mani adesso, I miei ideali li
porto con me , Gli amici quelli veri, li porto nel cuore e spesso li vedo arrancare nella
realtà triste ove ho arrancato io, Forse non sono un Vero confratello, ma a volte bisogna
scegliere ed io ho scelto questi principi Fondamentali: 1. UMANITA 2.
NEUTRALITA 3. IMPARZIALITA 4. INDIPENDENZA 5. VOLONTARIATO 6. UNITA 7.
UNIVERSITA Questo è il mio urlo, che squarcia un percorso e apre per me una nuova
era( se noti sono gli stessi fondamenti della CRI). Non volevo essere di parte , ma ciò
che provo ciò che ho sempre cercato nella Misericordia sono stati questi fondamenti, che
non ho trovato .Mi rimbocco le maniche e incomincio a poco a poco ad assimilare questa
bandiera, nuova per me , ma con uno spirito diverso rispetto a prima. Questa è la mia storia. Questo è quello che spero ti possa aver fatto capire la mia scelta, Mi piacerebbe
Conoscerti, Marco, almeno vedendomi in faccia riusciresti a capire quello che provo. Fraterni saluti Alessandro
Da: Marco
Data: 05 Apr 2001
Alessandro, tanto per iniziare ti dico che l'importante è che tu continui a fare
Volontariato. Sia Misericordia o CRI, ma non abbandonare (come accade spesso). La domande che ti voglio fare sono invece queste: a) Riguardo la formazione tecnica del soccorritore, quanto tempo pensi sia necessario
per dare una base teorico-pratica iniziale (l'esperienza arriva con i servizi) per un
barelliere di I° livello? E per un II°? Credi che tempi e argomenti trattati così come
da disposizioni confederali siano adatti? b) Circa la formazione morale non credi che
questa vada separata dalla preparazione tecnica del soccorritore? Infondo nelle
Misericordie non tutti montano sulle ambulanze, ci sono tanti altri modi di essere utili
agli altri e spesso e volentieri è proprio in questi altri casi che lo spirito di
Misericordia deve essere più presente (vedi assistenza agli anziani, ai portatori di
handicap ecc.). In più, con quali mezzi si forma moralmente un Volontario? c) Nota
dolente, spesso c'è chi matura questa decisione di abbandonare per seguire altre vie. Lo
chiedo a te perché sei proprio ora sul confine, cosa ti spinge ad eclissarti? Sei proprio
convinto che il "Mondo Misericordia" sia peggiore del "Mondo CRI"? Non
ti è venuto il dubbio che questa sia una fuga da una situazione difficile? Ma per quanto
si può scappare dalle situazioni difficili? E se altri problemi si presentassero durante
la nuova avventura, si cambia ancora? Quanto "costa" restare e cercare di
cambiare e far cambiare gli altri? Chi ti scrive è uno che quando è entrato la prima volta alla Misericordia lo ha
fatto come avrebbe potuto se si fosse trattato di una CRI o altra associazione (era la
più vicina), devo dire che invece in questi anni (pochi ma intensi!) ho scoperto quello
"spirito di Misericordia" di cui tanto si parla e che poco si vede (ma c'è! E
spesso basta togliere un velo leggero per vederlo!). Per me la Misericordia e diventata
una seconda famiglia (e non lo dico con retorica, ho avuto l'occasione di sperimentare
l'amore e l'amicizia dei "fratelli" non molto tempo fa), e come in tutte le
famiglie ci sono problemi e litigi, ma le cose si sistemano solo se c'è il confronto
(magari duro ma "pulito) Fammi sapere!
Da: Alessandro
Data: 04 Apr 2001
CARI CONFRATELLI SECONDO ME E' QUESTIONE DI CANOE E QUELLA DI ALCUNE MISERICORDIE E'
PIENA DI CAPITANI INVECE CHE DI VOGATORI
Da: Alessandro
Data: 04 Apr 2001
Ebbene si stò maturando un'idea concreta di entrare in C.R.I, più si parla di
Misericordia dalle mie parti e più penso che non si riesca a dare un vero valore a questo
movimento, un movimento concreto . Da me penso ci sia solo il simbolo di Misericordia , ma
poi scavando a fondo, non c'é nulla di concreto... X quanto riguarda la formazione, intendevo, una formazione sia Tecnica che Morale, La
seconda più ricercata , spesso, sottovalutata, da molti volontari e da molti enti, ai neo
confratelli ( la parola neo confratello é molto lontana da quel concetto di fratellanza
in misericordia come la vedo io, ) Un giubbotto, una divisa, un cappello, un'infarinatura
di Livelli e via sulla medicalizzata, .......questo é quello che si é concretizzato
........OVVERO POCO.... Ma il volontario deve anche saper valutare la situazione e saper
voler bene a colui che sta male, dare conforto e appoggio, e nn comportarsi da Macchine
fredde ed insensibili.....
Da: Alessandro
Data: 04 Apr 2001
Come si gestisce il lavoro di equipe Una società italiana e una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di
canoa, con l'equipaggio di otto uomini. Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò
il giorno della gara ciascuna squadra che era al meglio allenata, ma i giapponesi vinsero
con un vantaggio di oltre un chilometro. Dopo la sconfitta il morale della squadra
italiana che era a terra. Il top menagement decise che vi si sarebbe dovuto vincere l'anno
successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema. Il gruppo di
progetto scoprì dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno
che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e 7 che comandavano. In
questa situazione di crisi il menagement dette una chiara prova di capacità gestionale:
ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della
squadra italiana. Dopo molti mesi di lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che
nella squadra c'erano troppe persone a comandare e poche a remare. Con il supporto del
rapporto di gli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra.
Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei
superiori e 1 o ai remi. Inoltre si introdusse una serie di punti per individuare il
rematore: dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità. L'anno
dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri. La società italiana
licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro,
ma nonostante ciò palmo o un bonus al gruppo di comando come in ricompensa per il grande
impegno che la squadra aveva dimostrato. La società di consulenza preparò un'analisi,
ove si dimostrò che era stata scelta della tattica giusta, che anche la motivazione era
buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato. Al momento la società è
impegnata a progettare una nuova canoa. Ognuno cali questa storia di cui non conosciamo i personaggi nel contesto che
preferisce P.S Potrebbe affiancarsi al modo di vedere il mondo, Fraterni saluti Alessandro
Da: cristiano ciani
Data: 03 Apr 2001
...non ci sono più le mezze stagioni... nessun vuol più fare i lavori manuali...
nessuno vive più in campagna... caro Alessandro, questo forum ha sempre cercato di
evitare i luoghi comuni per svolgere discussioni approfondite. Capisco quello che vuoi
dire, ma non è che aggiunga niente. Comunque, possiamo anche riprendere l'argomento se
c'è interesse.
Da: Alessandro
Data: 03 Apr 2001
La politica regna ove c[ interesse. quindi anche in Misericordia
Da: Luca
Data: 29 Mar 2001
1- Non intendevo generalizzare con la mia risposta; 2- Non abbiamo mandato via nessuno ad urlacci, semplicemente si sono accorti che
l'associazione era cambiata, ed erano cambiate anche le persone che ne facevano parte
(fortuna mia e dei miei confratelli). 3- Mai perdersi d'animo! Saluti, Luca.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 29 Mar 2001
Hai ragione cristiano, è tutta questione di prospettiva. Il fatto è che siamo spesso
abituati a pensare allo Statuto come ad un pezzo di carta inutile salvo poi, in caso di
necessità, attribuire "a quel pezzo di carta" proprietà taumaturgiche. Non è
vera ne l'una nè l'altra cosa. La partecipazione dei Fratelli alla vita delle
Confraternite (la parola esatta, anche se fa un po' paura è "democrazia") è
regolata dagli Statuti, è vero, ma i rapporti fra Fratelli (anche quando i Fratelli sono
dirigenti!) è regolata dall'amore (se esiste) degli uni verso gli altri. Può sembrare
una bella frase ad effetto che lascia il tempo che trova. Inviterei però a riflettere sul
fatto che nessuna "costituzione democratica" può sopravvivere a dirigenti che
la disattendono ed ad un popolo che non ne pretende l'applicazione: allora si che è
"solo un pezzo di carta"! Io credo che il dibattito, insperato e per certi versi
sorprendente, che si è animato attorno al tema degli Statuti sia stato un segno, magari
piccolo, ma importante, di quanto sia grande la "fame" di partecipazione dei
nostri Fratelli. Può essere solo un sasso nello stagno, può essere solo un grido nel
deserto, eppure noi sappiamo bene che la "Voce che grida nel deserto" riesce a
farsi udire e che lascia il segno. Come dicevo è tutta questione di prospettiva. Questo
dibattito forse non risolverà i mille problemi contingenti che angustiano i volontari;
forse non farà riflettere nemmeno i dirigenti che ci leggono (ehh.... se ci leggono!!!);
tuttavia se la nostra discussione, pacata e "ragionevole" fosse riuscita ad
"incanalare" in senso positivo le piccole o grandi tensioni che serpeggiano,
avrebbe colto un obbiettivo importante. Chi pensava che attraverso questo dibattito
avrebbe potuto risolvere il problema contingente forse andrà deluso, ma chi crede che
anche attraverso questa piccola cosa virtuale sia possibile preparare i dirigenti del
futuro... bhè... sono convinto abbia ora una speranza in più!
Da: Ciani
Data: 28 Mar 2001
Caro Andrea, innanzitutto grazie per quello che fai. Non è questione di essere scemi,
sta tutto nella prospettiva. Forse non interessava che si trattasse degli statuti in
astratto, cercando di capire, in ottica direi addirittura legislativa, quale tipo di
statuto avremmo voluto, come volontari. Interessa di più lo scoprire in maniera bruciante
(per me umiliante) che gli statuti che ci sono, belli o brutti, antichi di secoli o nuovi
di mesi, sono ignorati e calpestati pressochè dappertutto. Io resto convinto della
necessità riformatrice. Certo, nello stato di cose in cui siamo, io, moderato e pure
conservatore, non posso biasimare la "rivoluzione" dei cuori animati dalla buona
fede e dalla CARITA'.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 28 Mar 2001
Che scemo che sono! E dire che credevo che i temi statutari fossero un argomento
"lontano" dai volontari..... Mi domando che sarebbe successo se era un argomento
"vicino".... :-))))
Da: Ciani
Data: 27 Mar 2001
Che casino (ops, pardon)
A parte la dovuta solidarietà al ben noto consigliere
nazionale, che ritengo stia conducendo una BUONA BATTAGLIA, mi sembra che si debba toccare
un punto importante. Qualcuno si è lamentato di procedimenti disciplinari emanati, per
così dire, a sentimento (ma forse dovrei dire con faciloneria, con arbitrio,
con MANCANZA DI CARITA). Ha mille volte ragione Daniela. E vero che le
misericordie sono organizzazioni di diritto canonico (fino a un certo punto) e che non
sono tenute a rispettare le regole della modernità. Tutto Ok, va bene, ma ricordiamo che
lordinamento canonico si basa sulla tolleranza (tolerantia canonica) e di equità,
il che vuol dire BUON SENSO. Ed è il buon senso quello che manca ad un Magistero che non
ascolta le ragioni del dissenso. Mi verrebbe di dire che quei dirigenti sono tutti dei
buffoni (che pena poi
) ma, come diceva il Sommo Poeta, non ti curar di
lor, ma
guarda e passa. Allora, impostiamo la questione diversamente. Come funzionano i
procedimenti disciplinari interni? Sono garantiti i diritti di difesa dellincolpato?
Per usare un vocabolo processualpenalistico ESISTE UN GIUSTO PROCESSO NELLE MISERICORDIE?
E ancora (tralasciando di parlare di democrazia che è una parola grossa e forse inadatta)
esistono diritti effettivamente tutelati, oppure è solo utopia? Ricordino, lorsignori
insigni dirigenti, che non sono investiti di nessun CARISMA. Il rispetto se lo debbono
guadagnare sul campo. Sul campo del servizio e della carità e non su quello della
scempiaggine, su cui già trionfano troppi vincitori. Ovvia, deferitemi ai Probi Viri ora.
Sarò pronto? Certo che si. ;-(((((((
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 27 Mar 2001
questa è prima di tutto una risposta per Daniela (oltre che per gli altri). Io, cara
Daniela, non sono propriamente famoso per lamia "duttilità" e men che mai per
la propensione al "compromesso". Comprendo la tua ribellione ma come ti ho già
detto forse faresti bene ad informare i probiviri confederali. Anzi, visto che sono stato chiamato al loro cospetto il prossimo 30 di marzo, vuoi che
li avverta io???? :-)))))) Comunque cara Daniela cerca di darmi retta se puoi.... una lunga battaglia
chiarificatrice è più produttiva per il Movimento delle Misericordie di una per altro
facile vittoria in sede legale. Nel primo caso qualche coscienza si sveglierà, nel
secondo avrai solo una soddisfazione personale. Comunque fa come credi... ma considera che il nostro servizio si risvolge spesso più
verso i compagni di strada che verso i viandanti... :-)))))
Da: Daniela
Data: 27 Mar 2001
Certo che no!!! Non immaginavo di iscrivermi ad una passeggiata!...Ma ad
un'associazione di volontariato, però, questo si!!!! Andrea non è sempre tutto così
facile, non sempre si ha a che fare con persone CIVILI capaci di dialogare ed
ascoltare...Evidentemente nei tuoi incontri sarai stato fortunato, avrai incontrato solo
gente "aperta al prossimo", beato te! Io sono daccordo con Luca..."Alzare
la voce" non significa necessariamente urlare, semplicemente vuol dire (almeno per
me) essere determinati e non piegarsi con chi cerca di metterti in un angolo e
calpestarti. E' l'unica soluzione possibile quando viene ostacolato il dialogo. Se le
proprie idee non riescono a fare breccia nella mentalità dei dirigenti (?) ciò non
implica necessariamente uno sbaglio nella tattica scelta per esporle....Certo, ostilità
dopo ostilità, l'atteggiamento diviene naturalmente burocratico e burocratizzante...
...Se alcune idee non vengono ascoltate, anzi si risponde ad esse con offese personali,
atteggiamenti di scherno e disprezzo, aria di sfida, ABUSI di potere, evidentemente è
perchè fa comodo far FINTA di non comprenderle. Sinceramente credo che il mio caso sia
veramente particolare, perchè non ha a che fare con semplici divergenze di opinioni...
Impedire di poter leggere i verbali dell'assemblea o atti interni sul proprio conto non è
semplice divergenza di opinione! Impedire di visionare l'atto costitutivo non è semplice
divergenza di opinione! Rispedire un ricorso al mittente non è una semplice divergenza di
opinione! "Filtrare" una lettera indirizzata al Collegio probivirale e non farla
pervenire al destinatario facendola sparire nel nulla non è semplice divergenza di
opinione! Utilizzare sulle ambulanze personale non qualificato, sprovvisto di qualsiasi
attestato di primo soccorso non è semplice divergenza di opinione! Non procedere alle
elezioni per le cariche resesi vacanti, (soprattutto per quanto riguarda il collegio dei
sindaci revisori!), e distribuirle tra i tuoi "fidati" sostenitori non è
semplice divergenza di opinione! ...E MI IMPONGO DI FERMARMI QUI E NON ANDARE OLTRE!
...Andrea, cerca di capire che essendo questi i presupposti non siamo certo stati accolti
con tanto di thè e pasticcini!!!...Alla mia amica hanno cercato di attribuire parole che
non ha mai pronunciato, dichiarandosi (con aria di sfida) compatti a testimoniare contro
di lei in un'eventuale querela!...Recentemente hanno tentato di farlo anche con me! Ho
cercato il dialogo in tutti i modi, ora basta però! Tutto ha un limite, sono stanca delle
offese personali e delle continue provocazioni...Non mi interessa più avere un dialogo
con chi lo rifiuta a priori ed utilizza il tempo per discutere solo per deridere ed
offendere. Gli altri volontari?..."ma che ci importa dello statuto, noi veniamo qui
solo per fare i trasporti! Le norme non ci interessano..." A questo punto ritengo che
in tre (su 27 persone circa) non si possa certo salvare una confraternita...O meglio si
potrebbe, ma in giudizio... Ora però sono così disgustata che, sinceramente, tutte le
mie energie intendo impiegarle solo per difendere e tutelare i MIEI diritti di PERSONA (e
non di consorella!). Pertanto i miei prossimi passi saranno compiuti in veste ufficiale (e
non da consorella) e, qualora dovesse essere nuovamente ostacolato il mio diritto di
accesso alla documentazione sul mio conto, bhè...Andrea, tu cosa faresti? Io non mi
inginocchio davanti a chi mi impedisce di esercitare un diritto...Fratellanza non vuol
dire soccombenza dinanzi alle palesi ingiustizie. ...A volte la "fratellanza"
rimane solo una parola, un insieme di lettere...O si è fratelli o non lo si è: ma in
ogni caso, l'educazione nei rapporti viene prima di tutto!!! Ti chiedi come mai certe idee
facciano fatica ad essere accolte. La mia risposta è: perchè un volontario, innanzi
tutto, è un uomo... Quest'ultima frase è sibillina, lo so, ma volutamente preferisco non
esprimere il mio pensiero con termini dotati di migliore efficacia. Un saluto a tutti ed
in particolare ad Andrea ! :-))) A proposito, è una mia impressione o questo forum
finalmente si è "scaldato", eh? ;-)))
Da: Marco
Data: 27 Mar 2001
Certo che il confronto libero e sereno è una gran bella cosa, ma siamo sicuri che
questo sia possibile in tutte le Misericordie? Ho i miei dubbi! E' difficile confrontarsi
se ci si trova davanti ad un muro di gomma. Spesso non basta scegliere modi e tempi
giusti, bisogna anche trovarsi di fronte persone che hanno voglia di ascoltare e di
capire. Spesso c'è una separazione troppo netta tra impegno "sul campo" e
impegno "al tavolo", soprattutto le "forze nuove" vivono il quotidiano
della Misericordia ma non trovano stimoli ad occuparsene anche a livello dirigenziale
mentre quelli della "Vecchia" perdono a poco a poco il contatto con la realtà
della Misericordia. Tra questi due schieramenti il confronto è sinceramente difficile, si
salvano quelle associazioni che hanno la fortuna di avere un buon numero di elementi che
riescono a mescolare le due componenti della vita della Misericordia. In una Misericordia
che non funziona le colpe vanno divise in egual misura tra i due gruppi, i
"nuovi" sono colpevoli perché spesso preferiscono restare fuori dal discorso
dirigenziale (salvo poi lamentarsi e criticare le decisioni prese da altri) i
"vecchi" perché non hanno saputo, o voluto (per difendersi l'orticello?),
creare stimoli tali da avvicinare i "nuovi" alle cariche istituzionali (quanti
Volontari possono dire di conoscere lo Statuto e il significato delle figure istituzionali
della propria associazione?, spesso di alcune figure nemmeno sono a conoscenza). Mi scuso se non sono stato abbastanza chiaro e spero comunque di aver fatto capire
quello che intendevo. Saluti.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 27 Mar 2001
La tua esperienza, caro Luca, non è contestabile semplicemente perchè.... è tua! Ma da questo a passare a generalizzare in una regola valida per tutti ce ne corre. Non
vorrei che qualcuno pensasse che il problema dello Statuto sia legato esclusivamente alla
polemica fra volontari e dirigenti. Se fosse così, meglio mandare a monte sia lo Statuto
che l'Associazione! No la questione Statuto affronta il modo di vivere la vita della
Associazione con le sue regole ma anche con i suoi spazi di democrazia (che sono altre
regole appunto). E la democrazia si esercita non con gli urlacci, ma con il confronto
delle idee quotidiano (possibilmente sereno!) ed alla scadenza canonica attraverso il
voto. Non è così Luca? Oppure da voi avete fatto scappare i vecchi dirigenti a suon di
urlacci??? :-)))) Bene! Capisco che quando ci si trova davanti a personaggi che non intendono applicare
le regole della democrazia interna tutto diventa più difficile. D'altra parte la
tentazione di riversare su incarichi associativi le frustrazioni della vita quotidiana è
pur sempre possibile. Ma chiedo: è così diffusa? Oppure è più diffusa l'abitudine a
farsi giustizia da soli? Secondo me quando le nostre idee faticano a farsi largo nella
Associazione dobbiamo chiederci oin cosa sbagliamo, dove commettiamo l'errore
nell'esporle, cosa fa sì che gli altri resistano.... ,... e poi dobbiamo rimediare!
Lavoro lungo e faticoso? Certo! Ma qualcuno di voi ha davvero creduto di iscriversi ad una
passeggiata???? :-)))))
Da: Luca
Data: 27 Mar 2001
Cara Daniela, se tutti voi volontari vi opponeste con forza a questo dispotismo, credo
proprio che le cose cambierebbero, te lo dico perché era un po così anche nella
mia Misericordia; il gruppo dirigente non si interessava dei volontari, e prendeva
decisioni completamente diverse da quello che avremmo voluto e di cui avremmo avuto
bisogno, ma loro avevano una logica personale che noi non comprendevamo. Un bel giorno
(nonostante l'opposizione dei più anziani) abbiamo alzato la voce, abbiamo rotto il
silenzio, ci siamo confrontati, gli abbiamo fatto capire che c'eravamo anche noi e che
senza di noi loro avrebbero fatto i dirigenti di un associazione senza volontari ma fatta
di soli dirigenti. Risultato, lentamente il gruppo si è disgregato, alcuni si sono dimessi, e oggi
abbiamo uno statuto nuovo che credo ci possa dare maggio democrazia: N.B. Purtroppo non abbiamo fatto tutto in un giorno, ci sono voluti ben 4 anni! Non demordete e andate aventi a testa bassa, la confederazione potrà fare la sua
parte, la parte più grossa spetta a voi! Saluti, Luca.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 26 Mar 2001
Confesso che ero piuttosto scettico quando Ciani ha proposto di spostare il mirino
della discussione sul tema degli "Statuti". La perplessità (vedio mio post
precedente) nasceva dal fatto che mi sembrava un argomento di scarso interesse per i
fratelli (almeno nella prospettiva voluta da volontari.org che aveva proposto il forum).
Ora l'intervento di Daniela, così amaramente bellicoso [ :-) ], invece mi fa pensare al
fatto, al di là dei tecnicismi legali e della vicenda specifica che la riguarda, che una
delle condizioni per sviluppare una Associazione di Volontariato è proprio
l'"Autorevezza" di cui abbiamo parlato nelle settimane scorse e che
atteggiamenti "dispotici" ed "antidemocratici" denunciano come
tragicamente carente. Un dirigente "autorevole" trova nello Statuto il luogo
ideale per esaltare la propria immagine ed il proprio ruolo. Viceversa un dirigente
"mediocre" teme lo Statuto, teme le norme di garanzia, per questo lo forza, per
questo lo disattende. Daniela si pone una domanda delicatissima: ma che fa la
Confederazione? Non so (e per certi versi non mi sembra neppure importante) se Daniela ha
fatto passi ufficiali verso l'organizzazione nazionale affinchè la questione che la
interessa venisse esaminata. Se non lo ha fatto, glielo consiglio vivamente, se non altro
per non sentirsi dire, un domani, "Se me lo dicevi...." (bella la canzone di
Enzo Jannacci!). In quanto "al" od "I" Consiglieri Nazionali che sono
intervenuti a titolo "personale" proprio un intervento sul livello nazionale ne
giustificherebbe la presa di posizione. A che servono gli Statuti Daniela? Ma è chiaro! A
far si che le nostre rimangano Associazioni di Volontariato.... e la cosa non è sempre
semplice.... sotto molteplici punti di vista!
Da: Marco
Data: 26 Mar 2001
Questa è in verità la nota dolente! Le regole, quando ci sono, vanno rispettate e
fatte rispettare! Non voglio credere che tra gli appartenenti alla tua associazione solo
tre persone si sono accorte di quello che dici. In realtà sono molte di più, ma restano
nell'ombra, non si espongono (sarebbe interessante capire quel quale motivo: indifferenza,
pigrizia, paura o altro?) Il grande segreto per far funzionare un'associazione di
volontariato stà proprio nell'impegno di tutti, non solo nei servizi, ma anche nella
gestione dell'associazione. In questi casi la "maggioranza silenziosa" ha torto
marcio. Continua a lottare per quello che ritieni giusto e cerca di sensibilizzare gli
altri al problema. Fatti sentire!
Da: Daniela
Data: 26 Mar 2001
Scusate ragazzi, qualcuno può spiegarmi a cosa serve lo Statuto? In base alla mia
esperienza personale è solo un pezzo di carta da appendere alla bacheca
dell'associazione, tanto per riempirne il pannello! A cosa serve uno statuto se è
puntualmente violato?...Se le violazioni sono così importanti da pregiudicare la stessa
natura dell'associazione? A cosa serve se i cosiddetti "dirigenti" non intendono
rispettarlo, pur essendo stati esortati più volte? A cosa serve se chi "osa"
(ben 3 volontari!!!) far notare le palesi violazioni gestionali viene immediatamente
sospeso a tempo indeterminato, con una procedura illegittima che ne viola le garanzie di
difesa? A cosa serve uno statuto che preveda la possibilità di fare ricorso contro un
provvedimento disciplinare, se poi il ricorso viene rispedito al mittente, perchè il
Magistrato ha deciso di respingere tutte le missive provenienti da chi è stato
(ingiustamente) sospeso? A cosa serve uno statuto se quando interviene un Consigliere
nazionale (in via ufficiosa) per cercare di ricomporre la situazione e di far comprendere
le violazioni perpetrate, gli si sbatte maleducatamente "la porta in faccia",
negando ogni possibilità di incontro? A cosa serve uno statuto se non viene rispettato
negli aspetti PIU' IMPORTANTI (!) e la Confederazione si dimostra latitante, scegliendo di
non intervenire in via ufficiale? ...Eppure si tratta di quello stesso statuto che ogno
confraternita, aderendo al sodalizio, si impegna a rispettare! E' lo stesso statuto il cui
mancato rispetto comporta l'esclusione della confraternita dall'assemblea confederale!
...E la Confederazione preferisce chiudere gli occhi???...Preferisce avallare violazioni
statutarie che incidono fortemente sullo stesso concetto di "associazione"!!!
...Eppure è stato chiesto l'intervento della Confederazione! La Confederazione allora
forse non esiste, se non sulla carta?!? Vorrei tanto fare un salto a Firenze per capire le
persone che formano il Cons. di presidenza esistono davvero...O sono solo nomi di
fantasia? Io ho constatato che solo un Consigliere Nazionale si è dato da fare (e in via
ufficiosa, sia chiaro!)...Ma, non avendo un mandato ufficiale per intervenire, ha avuto in
risposta, dai dirigenti locali, solo un "due di picche", perchè questi si
sentono forti del disinteresse ufficiale della Confederazione. ...A questo punto...Niente
più Confederazione!...Nutro più fiducia negli strumenti di giustizia, almeno per
risanare i diritti personali calpestati e violati in tutta questa storia... Spero che
quanto ho scritto spieghi il perchè dell'assenza dei miei interventi da questo
forum...Semplicemente credo che non ha molto senso parlare di uno statuto che la stessa
Confederazione non considera e non tutela! ...Preferisco limitarmi a cercare di spiegarne
o commentarne i vari articoli, sarà pure mero tecnicismo...ma scusate, proprio non riesco
a parlarne con enfasi ed attaccamento! Daniela.
Da: Luca
Data: 23 Mar 2001
Il nostro statuto era stato fatto nei primi anni 80, e da questo si evenceva che il
governatore aveva il potere massimo e assoluto su tutto, tutto si rifaceva alle decisioni
del governatore, non era prevista nessuna assemblea dei confratelli, non c'era distinzione
tra confratelli attivi e sostenitori, tutti avevano diritto di voto e se non c'erfano
tutti i soci non si poteva deliberare per una modifica dello statuto. (praticamente un
sistema da despota per il governatore) Voi avreste cercato di cambiarlo? Noi l'abbiamo
fatto rifacendoci allo statuto tipo nazionale, e se anche sono rimaste delle lacune,
adesso crediamo di aver diviso i poteri in più persone; e quest'anno vi saranno le
votazioni con il nuovo statuto. Speriamo di aver fatto bene, per ora funziona al 80% circa
( in fatto di democrazia ), ma perlomeno abbiamo un punto di riferimento a cui far capo
per risolvere molti dei problemi che si presentano giornalmente. Saluti, Luca.
Da: Marco
Data: 21 Mar 2001
Forse non sono stato chiaro come volevo. Per me lo Statuto è e rimane, non si cambia!
Comunque, anche se non condivido, consiglio a chiunque volesse farlo di riflettere bene
prima di riscrivere!
Da: Mariangela
Data: 21 Mar 2001
Daccordo con te.... ma tutto questo movimento sugli Statuti non è che serve proprio
per "rendere inefficaci quei meccanismi, attentamente studiati, per impedire gli
interessi personali"? Sarà che a pensar male è peccato, ma come dice il Divo Giulio
spesso ci si indovina!
Da: Marco
Data: 20 Mar 2001
Riferendomi a quella che è stata la mia piccola esperienza per quanto riguarda questo
argomento, ti posso dire che spesso e volentieri lo Statuto, dopo un attenta lettura, per
datato che sia, risulta perfettamente adatto a risolvere i dubbi e le situazioni incerte
che si vengono a creare quotidianamente. Certo è che lo Statuto, massima garanzia per chi
opera all'interno dell'Associazione siano essi Volontari o Dipendenti della Confraternita,
non può regolamentare la vita quotidiana di una Misericordia. Lo statuto è il metro con
il quale vanno "misurate" le decisioni che vengono prese ogni giorno, ma non
dobbiamo dimenticare che allo Statuto vengono affiancati dei Regolamenti, è compito di
questi ultimi tenere al passo con i tempi la gestione dell'Associazione. Comunque il vero
problema è che spesso ci sono dei personaggi che scavalcano i Regolamenti, accantonano lo
Statuto e cercano di crearsi un "feudo personale" dove la parola è legge. La
modifica dello Statuto deve essere valutata con molta cautela, si rischia di perdere per
strada alcuni di quei meccanismi, attentamente studiati, che possono frenare e rendere
inefficaci tentativi di scavalcare gli organi istituzionali per fini del tutto personali.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 20 Mar 2001
Non è una novità che l'argomento "Statuto" susciti scarso interesse fra i
volontari. O meglio "scarso interesse, fino ad un certo momento della loro
esperienza". Forse dipende dal fatto che parlare di "Statuti" sembra una
cosa da addetti ai lavori, oppure sembra una cosa fredda da noiosi legulei.... non saprei
dire. E' certo però che non è un argomento che vada per la maggiore. Ed è un peccato
(hai ragione Ciani!) perchè la conoscenza delle regole che ci guidano (o che dovrebbero
guidarci) in fin dei conti dà testimonianza del "contratto" che stipuliamo,
aderendo alla Associazione, con gli altri confratelli. Tanto più che gli Statuti delle
Misericordie, al di là delle norme previste dalla legge, introducono spesso nel loro
articolato principi e condizioni che, da sole, valgono un programma operativo. Se per
esempio si da un'occhiata allo Statuto tipo del 1997 ci si accorge che tutta la prima
parte è dedicata a cosa è ed a cosa non è la Misericordia ed allo stile proprio dei
confratelli. Certo, non si tratta di manueletto, ma di uno Statuto... eppure credo che la
sua lettura sarebbe trovata edificante da parte di parecchi nostri "dirigenti".
Intanto perchè scoprirebbero la differenza fra il "compromettersi" ed il
"compromesso" relativamente alle c.d. qualità richieste ai nostri confratelli.
In secondo luogo potrebbero considerare il fatto che gli Statuti (così come li vuole la
legge) non sono la somma delle "prescrizioni" bensì la somma delle
"garanzie" che la Associazione deve garantire ai suoi soci. La limitazione del
potere del Governatore (pur amplissimo), la funzione esclusivamente "esecutiva"
del Magistrato, la sovranità "normativa" dell'Assemblea, così come l'arbitrato
di appello (solo di appello!) dei Probiviri e la funzione di controllo amministrativo dei
Sindaci Revisori, sono tutti elementi che tendono a "garantire" il singolo
confratello dal manifestarsi di abnormi comportamenti generalizi da parte dei dirigenti
dell'Associazione. Prima o poi, come dicevo, capita a tutti i volontari di domandarsi
"Ma lo statuto lo consente?" e spesso questa domanda arriva troppo tardi quando
il contenzioso è già conclamato. Dunque caro Luca la necessità di parlare di Statuti
non risiede nella loro dimensione attuale od ipotetica (S-M-L-XL) o nell'annunciata loro
riforma prossima ventura (a parte il fatto che una organizzazione che cambia Statuto ad
ogni cambio di "dirigenza" solleva inevitabilmente qualche dubbio sulla sua
democraticità...) quanto piuttosto nel concetto che le nostre sono Associazioni di Liberi
Cittadini che LIberamente si governano. La delega (per fortuna) mal si coniuga con il
termine "volontario"!
Da: Luca Data: 19 Mar 2001
E' meglio uno statuto dettagliato e molto particolareggiato o uno statuto con pochi
articoli e che lasci spazio alle interpretazioni? e se fosse meglio semplice sarebbe
garantita la democrazia? e la distinzione tra confratelli attivi e confratelli sostenitori
è giusta? ( nel caso in cui il confratello sostenitore non ha diritto di voto! ) o si
rischia di far perdere interesse da parte di chi contribuisce con una piccolissima offerta
annuale? Come vedete le domande sono tante, e sono venute fuori questi giorni,
nell'assemblea in cui abbiamo discusso del rinnovo delle cariche ormai imminente ( estate
prossima ), con uno statuto nuovo appena sfornato da un paio di anni, nolte dettagliato ma
ora ci rendiamo conto, anche molto lacunoso!Saluti a tutti, Luca.
Da: Ciani
Data: 18 Mar 2001
Credo proprio che Mariangela abbia ragione. Eppure sarebbe molto bello parrale non solo
degli statuti che ci sono, ma anche (de iure condendo) degli statuti che vorremmo.
Comunque se non interessa a nessuno... pazienza. Attendo un intervento del parroco di
Montemurlo, però (ogni promessa è debito don Alessandro).
Da: Mariangela
Data: 11 Mar 2001
Come ho già detto secondo me lo Statuto è lo strumento per garantire la correttezza
dei comportamenti sia dei fratelli che dei dirigenti. Preoccupa piuttosto che ci sia
qualcuno che si sente superiore agli statuti e che insegua la tentazione di modificarli a
proprio piacimento e secondo il proprio interesse.
Da: Mariangela
Data: 08 Mar 2001
I rapporti fra le Fraternite ed i politici sono certamente un fatto importante, ma la
prospettiva delle Misericordie non può ridursi solo a questo! (con simpatia)
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 01 Mar 2001
Caro Ciani, sarà che è rara la possibilità di discutere serenemanete ed
approfonditamente di "temi", ma mi sembra di notare che, intervento dopo
intervento, precisando di volta in volta meglio il nostro pensiero, riusciamo ad
individuare reciproche concordanze di idee (senza voler con questo negare"a
priori" le divergenze). Per esempio, su questo tema della "politica", mi
sembra si sia passati da enunciazioni generali che davano per scontato i reciproci
presupposti (e certamente per quanto mi riguarda si tratta di una colpevole
superficialità) ad una successiva delimitazione dell'oggetto del contendere fino a
definire nel "diverso grado di universalità di messaggio" la presunta
differenza od incompatibilità fra politica e volontariato. Come ho già detto, posta in questi termini, la questione, a mio modo di vedere, è
oziosa, nel senso che la "politica", intesa in senso alto, coincide in tutto e
per tutto con lo spirito del volontariato. Quindi su questo, Ciani, sono daccordo con te.
Però non dobbiamo nasconderci che questa enunciazione che ci vede in perfetto accordo
è ancora troppo generica. Il volontrariato (così come la politica) è un valore "in
se" traducendo la gratuità dell'impegno personale a vantaggio del prossimo. Tuttavia
questo "valore" del volontariato (così come quello della politica) non è
univoco cioè non si traduce in comportamenti e scelte dello stesso segno
indipendentemente dalle persone (e dalle organizzazioni) che li adottano. Rimanendo nel
nostro ambito, ciò è ben dimostrato da quello che definiamo "stile
Misericordia" e che sentiamo essere diverso dallo "stile" di altre
organizzazioni. A maggior ragione questa diversità all'interno del "valore" generale si ha
nella politica. Per la verità è bene precisare (almeno in questo caso) che ciò vale per
la politica solidamente radicata in un sistema di idee (qualche anno addietro avremmo
detto "ideologico") che si pone obbiettivi propri ed originali ipotizzando la
costruzione di una società che li traduca in pratica. Purtroppo (e sottolineo il
purtroppo) sembra non valere più (o non valere più così tanto) nella fase attuale della
politica dove le posizioni fra le diverse parti mi appaiono fin troppo sfumate, fin troppo
intercambiabili, per non darmi la fastidiosa sensazione di essere spesso solo strumentali
e demagogiche. Al di là di questa opinabilissima digressione personale, mi sembra
evidente che la traduzione pratica dell'aspirazione generale del valore politico comporti
il formarsi di linee di tendenza diversificate (individuabili nelle diverse
"parti" o se preferisci "partiti"). Il fatto che fra queste parti
esista un unico comun denominatore, ovvero principi comuni che vengono rispettati (ad
esempio, i fondamenti della democrazia costituzionale), rafforza e definisce meglio le
diverse prospettive. In ogni caso la concretezza della "politica" è soprattutto
confronto di idee e diversità di "scelte". Per certi versi lo stesso ragionamento lo si potrebbe applicare al volontariato in
generale giustificando, per questa via, la molteplicità delle organizzazioni e delle
esperienze che lo animano. Ma se restringiamo il nostro ragionamento al solo mondo delle Misericordie (che
passami il termine possono essere individuate come "parte" all'interno del
volontariato in generale) la loro prospettiva finale ("siate fautori della
"Civiltà dell'Amore!") può essere facilmente fraintesa e strumentalizzata
qualora assuma contiguità troppo strette con una "parte" della politica. Tu stesso Ciani, parlando della tua esperienza personale, hai ben testimoniato della
comparsa di certi "personaggi" che cercavano di sfruttare il nome della nostra
istituzione ai propri personali fini di successo politico. Ecco dunque la necessità di darsi delle regole che impediscano simili
strumentalizzazioni che finiscono per essere dannose per le nostre istituzioni e la
prospettiva che le anima. Non un "becero" e qualunquista attacco alla politica che "corromperebbe
come un cancro la purezza dello spirito di Misericordia" dunque, ma l'onesta e
rispettosa presa d'atto della diversa natura di "strumenti per l'elevazione
dell'uomo" che distingue lo "strumento" Misericordia dallo
"strumento" politica. Questo che detto così potrebbe apparire come un pensiero netto, in realtà da parte
mia è ben più sfumato (facendo salve le norme di salvaguardia) perchè penso alle
Misericordie anche come "soggetto politico", cioè portatore di una proposta di
un disegno originale di società, ma certamente non arrivo a farne un "partito". Infine vorrei richiamare la tua attenzione e quella degli altri sul passo citato da
Paolo Diani circa l'accoglienza del nuovo Fratello in uso nel settecento, allorquando si
invita ad "insorgere" al verificarsi delle strumentalizzazioni della istituzione
(semplifico moltissimo!!!). E' quanto stiamo facendo civilmente in questo forum (mi viene di pensare) ed è quanto
avviene purtroppo (anche sovente) nelle nostre istituzioni. Ecco perchè è necessaria una
norma di salvaguardia ed ecco perchè è necessario che venga rispettata ben sapendo che
essa si applica non tanto al semplice Fratello che svolge il suo servizio quotidiano,
quanto piuttosto al dirigente che può vedervi una limitazione alla propria prospettiva
personale e quindi cercare di aggirarla. Ma queste, lo sappiamo tutti, sono miserie umane :-)
Da: Cristiano Ciani
Data: 28 Feb 2001
Andrea, come sempre, svolge riflessioni interessanti e molto giuste. Non si deve però
dimenticare che il dibattito su Misericordia e politica che ora tanto ci appassiona è
partito da premesse che a me sembrano non giuste. Si è detto che volontariato è
universale e politica è particolare, e questo non lo posso accettare. Capitolo
incompatibilità: in medio stat virtus. Non voglio nascondere, poiché è cosa pubblica,
di ricoprire incarichi in un partito politico. Io personalmente non ho mai pensato di
diventare dirigente della Misericordia. Solo una volta ho accettato la candidatura per
revisore dei conti, poiché la ritenevo carica che non involgeva particolari
discrezionalità e che richiedeva, piuttosto, competenze tecniche affini a quelle della
mia professione. In ogni caso sono stato trombato. Quando sono stato candidato
alle elezioni regionali, non solo non ho mai detto di far parte della Misericordia (altri
lo hanno fatto senza titolo), ma per tutta la durata della campagna elettorale ho fatto in
modo di farmi sostituire sui servizi. Penso quindi di poter esprimere una opinione serena,
affermando che può essere condivisibile un criterio in forza del quale non si consenta
laccesso alle cariche dirigenziali a chi riveste ruoli politici di particolare
rilievo, tali da poter creare sospetti di strumentalizzazione della Confraternita. Sarebbe
sbagliatissimo, poiché meramente emulativo (cioè, tradotto dal giuridichese, volto solo
a far danno) impedire a qualcuno di essere Fratello e di svolgere, con umiltà, servizio,
perché questi ha in tasca una tessera di partito, nel cui ideale, bene o male, crede. Mi
dispiacerebbe vedere, in tante Misericordie nelle cui sedi si consente impunemente la
libera bestemmia e anche di peggio, cacciare Fratelli, solo perché fanno volontariato in
politica. In ogni caso, caro Andrea, siamo SOPRATTUTTO uomini.
Da: Luca
Data: 27 Feb 2001
Quattro anni fa sono stato eletto dallassemblea quale componente del magistrato,
assieme a me altre persone tra cui un consigliere comunale di minoranza, nessun problema,
mai la politica ha influenzato le nostre scelte, credo che mai questa persona abbia
pensato di sfruttare lassociazione, per fini politici e mai si è disinteressata
dellassociazione. Due anni fa, dopo nuove elezioni amministrative locali, questa
stessa persona è stata rieletta come consigliere di maggioranza, con lincarico di
vice-sindaco; di conseguenza, anche se non si è dimenticata dellassociazione e
tuttora partecipa attivamente, ha rallentato molto la sua presenza. Ma questo è il male
minore perché comunque ognuno di noi dedica il tempo che può (anche se molte volte
cerchiamo di dare il massimo sacrificando un po noi stessi e chi ci sta vicino). La
cosa peggiore è che agli occhi di chi è fuori la Misericordia, noi siamo diventati un
associazione di partito perché cè la presenza di tizio, oppure le convenzioni che
abbiamo con lente xyz le abbiamo grazie a tizio
e via di seguito.
Personalmente non ritengo che noi possiamo avere benefici particolari o che tizio abbia
scelto lassociazione come trampolino di lancio, ma resta il fatto che
lassociazione deve essere e deve rimanere equidistante da ogni schieramento
politico. Due anni fa abbiamo modificato lo statuto per altri motivi, e abbiamo
approfittato delloccasione per inserire la parte che chi ha incarichi pubblici non
può far parte del magistrato della Misericordia. Non do torto alle persone che possono
pensare male di questa o quella associazione, perché se una cosa non la conosci da dentro
(visto quello che ci hanno abituato molti politacanti) puoi pensare tante cose
in bene ed in male, ma noi dobbiamo essere trasparenti agli occhi di tutti. Permettetemi
un ultima riflessione sullimportanza che rivestono questi forum e quante idee
possiamo scambiarci, con serenità e fraternità. Saluti a Laura, Ciani, Andrea e a tutti quanti partecipano ai forum.
Luca.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 26 Feb 2001
Quando si propongono regole c'è sempre il rischio di venire fraintesi...lo so!
Specialmente quando si affrontano le regole in politica o nella vita sociale. Non vi è
dubbio che il partecipare alla vita della Misericordia richieda uno spiccato senso dei
valori, della lealtà, della democrazia...in una parola dei "principi positivi".
Tuttavia abbiamo sotto gli occhi molti, troppi, momenti in cui questi "principi"
sembrano venire dimenticati. Il punto non è se la politica è buona o cattiva e neppure
se esista incompatibilità fra l'essere un Fratello della Misericordia ed impegnarsi in
politica. Concordo con tutti voi sull'"ALTO" significato della parola e del
concetto che racchiude. Il punto è un'altro e cioè: una organizzazione che svolge un
ruolo metapolitico come la Misericordia può permettersi di essere identificata con una
parte politica perchè un suo dirigente è al tempo stesso persona di spicco di un partito
o di una amministrazione? Vedete... se il problema viene posto in questa prospettiva non
è più necessario interrogarsi sul significato etico (altissimo) dell'impegno in
politica, quanto piuttosto sul messaggio che l'intera organizzazione offre ai cittadini.
Non è possibile impedire che l'immagine pubblica del confratello
"politico-amministratore" si sovrapponga alla sua immagine di
"volontario-dirigente": per la gente sarà sempre sia l'uno che l'altro! Ora il
problema è: al di là delle intenzioni di questo ipotetico confratello (che vogliamo
assumere come corrette!) il messaggio universale di cui la Misericordia è portarice viene
più o meno rafforzato? Non c'è bisogno di fare dietrologia per capire che il messaggio
della "politica attiva" proprio perchè intrisa di concretezza
"amministrativa" è un messaggio parziale, cioè che opera una scelta legittima
fra priorità e fra opportunità. La legittima parzialità di questo messaggio (e guai se
così non fosse perchè avremmo a che fare solo con uno sterile "populismo"!) se
venisse estesa alle nostre istituzioni (il che avverrebbe automaticamente...) finirebbe
per indebolire il nostro messaggio "imparziale". Io nel ragionamento, sia pure
corretto di Laura, scorgo un pericolo e cioè quello di confondere la nostra adesione ad
un principio con il fatto che questo venga automaticamente condiviso da tutti, anche da
chi considera la Misericordia solo per i servizi che può offrire ( e non anche come luogo
in cui impegnarsi).... da utente insomma. In altre parole credo che la Misericordia, come
istituzione, debba mantenersi "equidistante" rispetto agli schieramenti politici
e rispetto a chi in qualche modo li rappresenta.Questo non vuol dire affatto (anche se
qualcuno sembra pensarlo!) mantenersi distanti dalla politica e dalle istituzioni
pubbliche...anzi! Paradassolmente (ma non troppo) proprio la equidistanza dagli
schieramenti ci impone di valutare, criticare, assecondare le scelte operate dai livelli
dell'amministrazione pubblica. Ciò ci verrebbe impedito se a farlo (chi parla anome delle
nostre istituzioni è un Dirigente della Misericordia!) fosse un Fratello coinvolto dalla
vicenda amministrativa perchè le sue parole, anche in buona fede, verrebbero facilmente
fraintese, strumentalizzate, distorte a seconda dell'orientamento politico di chi le
ascolta. Personaggi che hanno saputo conciliare la propria immagine politica con
l'immagine di nostro dirigente, ce ne sono, ma pochi o molti che siano, hanno dovuto fare
notevolissimi sforzi di equilibrio per mantenere distinti agli occhi della gente i due
ruoli. Non pretendiamo un po' troppo dai nostri dirigenti che sono (per fortuna!) persone
comuni, con ambizioni comuni e comuni capacità? E non pretendiamo troppo anche dalla
gente alla quale imporremmo lo sforzo (ma chi glielo fa fare????) di considerare i due
ruoli in modo distinto (magari non contrapposto)? Guardate ( e scusatemi in anticipo se
posso apparire offensivo!) che in questo campo e su queste questioni è facile cadere
nella demagogia ed arrecare danno proprio laddove vorremmo portare beneficio. Laura,
Ciani, provate a considerare la questione all'inverso: cosa avrebbero da rimettere le
Misericordie da una norma di incompatibilità? Certamente non perderebbero i contatti con
il Fratello politico ed altrettanto certamente non dovrebbero allontanarsi dal rapporto
costruttivo (critico/propositivo) con le istituzioni. Io prima di diventare un Fratello ho
fatto politica a lungo ed anche a livelli "importanti". Ma non ho avuto dubbi:
una volta accettato di avere una qualche responsabilità nel movimento ho abbandonato
l'impegno "istituzionale" in politica. Secondo me è un atto di coerenza e di
rispetto verso l'istituzione, verso i Fratelli e verso la gente. Anzi, credo di aver fatto
un atto di rispetto verso la politica che è la difficile scelta fra interessi diversi....
una scelta che si fa spesso da soli, a tu per tu con la propria coscienza,..... con
l'eterna paura di compiere un atto di "ingiustizia".... Ciani, Laura.... non
dovete temere le norme di salvaguardia quando queste "non offendono" la diversa
natura dei ruoli, ma anzi li esaltano nella reciproca differenza. Non so.... ma credo che
oltre che a pensare da Fratelli ( e so su di me quanto questo sia impegnativo)... si debba
talvolta pensare anche da "eredi" di un patrimonio che è ricco, ma anche
talmente delicato da dover essere protetto.... Vi ringrazio entrambi per avermi dato
l'occasione per riflettere.
Da: Laura S.
Data: 26 Feb 2001
Lavoro in unIstituzione dello Stato nel valore della quale credo profondamente.
Operando, però, dallinterno, ho potuto toccare con mano che grandi Istituzioni e
grandi uomini non sempre coincidono. Bene, questo dovrebbe minare la mia fiducia
nellIstituzione? E evidente che no. Lo stesso accade per la politica. Il Devoto-Oli, quello che considero il mio punto di riferimento (salvo necessità di
approfondimenti particolari) per ciò che riguarda la lingua italiana, alla voce
politica recita: Scienza e tecnica
che ha per oggetto la
costituzione, lorganizzazione, lamministrazione dello Stato e la direzione
della vita pubblica. Non vi scorgo riferimento alcuno ad accezioni che esulino da siffatto indirizzo. Loggetto della politica è chiaro: la sua esistenza è giustificata
esclusivamente dal conseguimento di un interesse comune, sociale e globale,
allinterno dello Stato. Sappiamo bene tutti che spesso non è stato così. Solo uno
stolto potrebbe ignorarlo. E sarebbe una colpa. Ma vi accorgete, fratelli, di cosa sta accadendo? Il malcostume politico ha talmente
invaso ogni campo della nostra vita, da venire quasi annoverato fra gli eventi
normali, quelli previsti e quindi messi in conto. E spaventoso, ma a
guardare bene, la sua diffusione è tale da far sì che ogni evento contrario,
riconducibile ad episodi di buona politica, venga paradossalmente segnalato
come altamente meritevole. Bene, io mi ribello a questo atteggiamento, perché in qualche modo avalla situazioni
che condanno. E tanto rifiuto utilizzi personalistici della politica da non considerarli
come probabilità realmente esistenti. Questo non significa affatto che io nasconda la
testa sotto la sabbia: sono ben consapevole che lanimo umano è facile alla
tentazione e votato allegoismo, ma credo anche fermamente che il semplice prevedere
come evento possibile un distorto uso di un mezzo altrimenti prezioso equivalga, in un
certo qual modo, ad istituzionalizzarlo. Insegno a mio figlio che chiunque decida di impegnarsi nel campo politico ha una
responsabilità sociale di gran lunga superiore a quella di chiunque altro, che agire
nellinteresse comune richiede, a volte, anche dei sacrifici; ma che questo è suo
preciso dovere, e non un merito. Gli insegnerò, ora, che essere impegnato politicamente e
rivestire il ruolo di volontario, specie se in ambiti di particolare importanza, è ancora
più difficile. Lo informo anche, è evidente, del fatto che molti individui utilizzano la
politica come mezzo per conseguire interessi personali: e gli faccio comprendere che
questa NON è politica. Ne deriva che, se di politica nella sua accezione più pura parliamo (ma diversamente
non dovrebbe essere definita tale) questa non può essere che uno strumento in più per
chiunque si prefigga di dedicare parte della propria esistenza al perseguimento di scopi
sociali. Volontari compresi, ovviamente. Ben venga, quindi, il confratello che rivesta anche mansioni importanti
allinterno della Misericordia, al quale i votanti hanno dato la loro preferenza:
certamente egli ha maggiori doveri degli altri, e maggiore attenzione dovrà rivolgere
alle sue azioni. Ma non ritengo possibile, salvo acquisire un pessimismo cui i miei ideali
mi impediscono di uniformarmi, rinunciare, o prevedere limiti o incompatibilità fra
carica politica e impegno allinterno della Confraternita. Non credo di peccare di ingenuità, se affermo che da un volontario mi aspetto
qualcosa di più di ciò che mi aspetto da qualsiasi cittadino onesto e rispettoso del
vivere civile; di più: un confratello delle Misericordie è un volontario speciale. E,
vestito di questo ruolo impegnativo, si distingue dagli altri anche nel fare politica. Essere un confratello delle Misericordie implica una scelta di vita, con costi e
rinunce personali spesso elevatissimi: non posso credere che la stessa persona possa
trovarsi combattuto fra i propri interessi personali e il conseguimento di un fine comune.
Se è accaduto, quelluomo a torto si diceva confratello. Credo, perciò, che, proprio per questo, eventuali episodi di disonestà o anche solo
di blanda disattenzione rispetto al doveroso equilibrio fra il proprio ruolo
allinterno della Confraternita e quello allinterno dellambito politico
dovrebbero, quelli sì, essere stigmatizzati con forza, ma solo una volta verificati e
provati. Un processo alle intenzioni, e tale sarebbe, a mio avviso, la previsione di
eventuali incompatibilità, non fa onore al nome delle Misericordie, e le priverebbe di
quelle preziose opportunità che la politica, quella vera, offre, per migliorare le
condizioni di molti fratelli sfortunati. Vi abbraccio Laura S. (Misericordia di Roma)
a: Andrea Cavaciocchi
Data: 26 Feb 2001
Non credo che i vostri interventi siano in contrasto. Ha ragione Ciani quando afferma
che la politica con la "P" maiuscola è una altissima forma di volontariato e,
per un credente, di servizio al prossimo. Per convincersene basta pensare ai tanti
"martiri" che in nome di una idea di solidarietà e di giustizia hanno sofferto
e soffrono testimoniando la loro fede: quella è politica con la "P" maiuscola.
E per avere la "P" maiuscola non è necessario che vi siano "martiri",
basta che vi siano "testimoni". Essere buoni Fratelli della Misericordia può
diventare (e lo è spesso) essere buoni "testimoni politici". Il caso citato da
Ciani di Vedovato, che ho avuto l'opportunità di conoscere solo in tarda età, ne è un
esempio. Ha ragione Ciani quando dice che non vi è incompatibilità e che, anzi, mi
permetto di aggiungere, nella buona politica vi è spesso l'esaltazione dei principi che
ci fanno fratelli della Misericordia ("Buona Politica" indipendentemente dallo
schieramento). Però mi sembra che Mariangela, che più volte ha affrontato il problema
degli Statuti, ponga un problema, per altro colto dallo stesso Ciani, che non riguarda il
rapporto Misericordia/Politica in via di principio, ma che si riferisce in modo
particolare alla contemporaneità fra "l'esercizio della funzione politica
istituzionale" e "l'esercizio della funzione di dirigente della
Misericordia". Anche qui in linea di principio potrei non intravedere
incompatibilità alcuna confidando nel rigore del comportamento dei Fratelli. Tuttavia,
senza necessariamente citare casi concreti, credo che si debba essere onesti con noi
stessi nell'ammettere che la contemporaneità delle due funzioni di dirigente della
Misericordia e di dirigente politico può ingenerare confusione e fraintesi se non altro
in coloro che intendiamo assistere. Senza contare poi che la "debolezza dell'essere
umano" può produrre quel fenomeno dei "maneggioni" citati da Ciani. Mi
sembra in definitiva che, cercando di evitare generalizzazioni gravi che possono
distorcere il corretto concetto di "politica come servizio", per una
organizzazione come quella delle Misericordie si renda necessario stabilire una netta
demarcazione fra la sfera della attività politica "istituzionale" e la sfera
dell'attività di dirigente delle Misericordie. Con questo non si deve colpevolizzare una
attività, quella politica, che deve essere intesa, e spesso lo è, come servizio al
prossimo: si tratta soltanto di definire con chiarezza la diversità di ambito di azione.
In questo gli Statuti possono essere di aiuto stabilendo a priori le incompatibilità di
carica e di incarico, facendo ed imponendo chiarezza. Il "politico" che
condivide con noi, sia pure in ambito diverso, la nostra prospettiva non si allontenerà
dalla Misericordia, ma la sosterrà traducendo nelle istituzioni le nostre aspirazioni.
Invece quello che viene definito da Ciani "maneggione" si troverà privato
"ab origine" degli strumenti necessari al suo "maneggio" liberando la
nostra associazione dalle sue nefaste influenze. In altre parole credo si riproponga
l'annosa questione della traduzione pratica dei principi allorquando, più alti siano i
primi, più stretto e rigoroso deve farsi il controllo sulla loro applicazione pratica.
Faremmo quindi un grave errore, secondo me, se attribuendoci (attribuendo a noi ed ai
Fratelli) una forza ed una integrità assoluta non mettessimo in essere tutto quanto è
necessario, anche a livello di Statuti, per evitare che le sempre possibili
"debolezze" e "cadute di tensione" possano recare danno alle nostre
Istituzioni: Ciani e Mariangela.... non dimentichiamo che siamo solo uomini.... :-)
Da: Ciani
Data: 25 Feb 2001
Voi dite che la politica è visione parziale, mentre il volontariato è visione
universale. Non è corretto. è assunto della Dottrina Sociale della Chiesa che la
politica sia forma altissima di volontariato e non una cosa diversa dal volontariato. Mi
spiego. io parlo della politica cristianamente intesa, se in qualche confraternita c'è
qualche maneggione che cura i propri interessi sfruttando la canfraternita con la scusa
della politica, va cacciato a pedate, ma non perchè fa politica, solo perchè è un
disonesto. Dice Paolo VI (Octogesima Adveniens 46): la politica è maniera esigente di
vivere l'impegno cristiano a favore degli altri. Questo è incompatibile con la
Misericordia? Perchè? Ancora l'attuale Pontefice (Omelia per il Giubileo dei Parlamentari
4.11.00): il cristiano che fa politica deve agire con disinteresse, cercando non
l'utilità propria, nè del proprio gruppo, nè del proprio partito, ma il bene di tutti e
di ciascuno. E voi vorreste rendere incompatibili persone così? No, io credo che voi ce
l'abbiate, giustamente, con chi fa i propri interessi in maniera subdola. Ma, ne dovete
convenire con me, questi personaggi non possono essere davvero accostati alla VERA
POLITICA.
Da: Mariangela Zanetti
Data: 24 Feb 2001
Scusate, ma fatemi capire. Da una parte Ciani dice che è un problema di ordine morale,
dall'altra c'è giuseppe che dice che la cosa va risolta con le norme statutarie. Io non
vedo contrasto fra le due posizioni perchè l'una non esclude l'altra. Basta accettare il
fatto che qualsiasi società fondata su valori chiari decide ugualmente di codificarli in
una norma che ne garantisca il funzionamento impedendo che comportamenti ininfluenti per
la sua vita se adottati da persone serie possano danneggiarla quando siano messi in essere
da persone "meno" serie. In altre parole se un Vedovato (che non conosco) è
stato un esempio mirabile di politico attivo impegnato nella misericordia, non è
possibile pensare davvero che tutti siano altrettanto probi e quindi diventa necessaria
una limitazione di incompatibilità fra le due sfere dove la politica è giustamente
visione parziale delle scelte da adottarsi ed il volontariato è visione universale
dell'azione di solidarietà. (A proposito.... grazie Andrea per le tue parole!)
Da: don alessandro - montemurlo
Data: 23 Feb 2001
un saluto a tutti i fratelli e le sorelle. Ho scoperto stasera questo forum e scrivo
due righe solo per dirvi che lo apprezzo e che sicuramente parteciperò anche io qualche
volta con interventi sul tema proposto. Per chi non mi conosce dico semplicemente che sono
parroco a Montemurlo, correttore della Misericordia ma, soprattutto, fratello facente
servizio, ed è questo che mi fa sentire davvero parte della Misericordia e che mi
permette di avere un sereno ed ottimo rapporto soprattutto coi volontari. Chiudo e
spedisco perchè è tardi, ma con la volontà di tornare a leggere i vostri interventi ed
a proporvi i miei. Saluto tutti e "Iddio ne renda merito". Don Alessandro
Da: ciani
Data: 23 Feb 2001
Le tue riflessioni, caro Giuseppe, sono serie e motivate, ma non le condivido. Oggi si
tende a vedere il conflitto d'interessi dappertutto. Io vorrei metterla su un altro piano.
Ben difficilmente un assessore alla sanità può avere il tempo di essere anche dirigente
della Misericordia. Comunque, porebbe anche essere così, non ci vedrei nessuno scandalo.
D'altra parte ci sono stati illustri parlamentari che, ad es. l'On. Vedovato, sono stati
anche esponenti di primo piano del movimento confederale. Tutto sta alla serietà della
persona. Ma io non sarò mai concorde con chi vuole stabilire un'incopatibilità, anche
surrettizia, tra misericordia e politica. La politica falsamente intesa guarda
all'interesse di parte, la politica vera è servizio sociale, è volta alla collettività,
è suprema e nobile forma di volontariato. Non lo dico io ma la Dottrina Sociale della
Chiesa.
Da: Giuseppe Loiacono
Data: 22 Feb 2001
Non c'è bisogno di generalizzare per vedere che fra gli interessi della politica che
sono di parte e gli interessi del volontariato che sono di tutti c'è un vero conflitto di
interessi. Prendi il caso di un assessore alla sanità che sia anche presidente della
Fraternita. Qualcuno dice che a guadagnare sarebbe la Fraternita che così è più
aiutata. Io non sono daccordo. Va a finire che l'assessore usa la Fraternita per avere
voti ma la Fraternita si trova imbavagliata quando le cose non vanno perchè chi dovrebbe
difenderla è anche la controparte. Io sono per la distinzione dei ruoli e per la
incompatibilità fra cariche e rappresentanze politiche e cariche e rappresentanze nella
misericordia.
Da: Ciani
Data: 21 Feb 2001
Io non mi trovo per niente d'accordo con quello che dice Giuseppe. Se per politica si
intende, come molti oggi intendono, intrigo, sotterfugio, mera gestione del potere, allora
anche io la condanno. Ma sta anche a noi, persone che si sforzano di avere una
sensibilità sociale, riscoprire il senso vero di una politica che è servizio, che è
altissima forma di volontariato. Nel mio paese, Poggio a Caiano, c'è stata una grande
figura di cristiano impegnato in politica, Giacomo Caiani, autorevole dirigente
confederale, che ha coniugato l'attività di sindaco e di esponente dc con la carica di
governatore della locale Misericordia (un grandissimo governatore poi!!!). Allora,
parliamo con maggior chiarezza. Fare Misericordia non è incompatibile con la politica.
Incompatibili con la Misericordia non sono coloro che si impegnano in politica, ma coloro
che agiscono con malignità e con secondi fini, qualsiasi mestiere facciano, qualsiasi
hobby li diletti. Pesca o politica, credimi Giuseppe, non rileva. Cerchiamo, piuttosto, di
non cadere anche noi nella trappola dei lughi comuni.
Da: Giuseppe Loiacono
Data: 17 Feb 2001
Sono daccordo con Annarita che la politica deve restare fuori dalla Misericordia.
Bisognerebbe mettere una regola che chi comanda nelle Fraternite non dve fare politica e
magari non la deve fare nemmeno chi è iscritto. Da queste parti ci sono persone che usano
la Fraternita per diventare sindaco, assessore,onorevole. E' uno schifo che deve finire!
Da: Giovanni Manetti
Data: 17 Feb 2001
Ho letto con interesse quanto scrivono Paolo,Andrea ed Anna Rita. Non sono molto
abituato a pensare alla Misericordia nel modo con cui lo fanno loro. In genere quando mi
capita di parlare della Misericordia si tratta di servizio o tuttalpiù di rapporti con la
ASL. Anche se mi sfuggono molte cose, trovo interessante quanto è stato scritto. Mi provo
a rispondere alla domanda di Andrea. Io credo che gli strumenti per migliorarsi siano
sempre gli stessi. Non che non sia daccordo con il fatto che le nuove invenzioni sono
importanti. Però credo che il rapporto fra le persone, l'amicizia e la sincerità siano
le cose fondamentali. Vostro Giovanni Manetti
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 12 Feb 2001
Caro Paolo, ho letto solo ora il brano che hai proposto. Devo dire che mi vergogno un po' per aver risposto al tuo quesito iniziale con ben tre
interventi, quando già nel 1700 avevano fornito una risposta meno complicata e meglio
formulata della mia. Comunque mi rasserena il fatto che i nostri precessori avessero già ben chiaro non
solo la natura del servizio che ci caratterizza, ma anche i rischi che vie sono connessi.Verrebbe da dire che i secoli sono passati inutilmente, se non fossero evidenti due
cose.La prima è che l'animo umano è sempre lo stesso sia quando si rivolge al bene, sia
quando si rivolge al male e che pochi secoli sono davvero una inezia per un radicale e
generale mutamento dell'animo fra gli uomini; La seconda è che da allora le nostre Misericordie si sono moltiplicate raggiungendo
le zone più remote dell'Italia e del Mondo portando ovunque il proprio operoso messaggio
di Amore.Proprio l'osservazione di questi due fatti mi fa domandare agli amici che ci leggono
ed a te Paolo: quali strumenti abbiamo noi, che non avessero i nostri Fratelli antichi,
per far crescere ancora di più il movimento? E come impedire che esso, addentrandosi in
terreni nuovi ed inesplorati, smarrisca la strada? La SUA strada?Sarò felice di leggere i vostri pensieri in proposito.Andrea
Da: Marcello Data: 10 Feb 2001
Paolo è bellissimo!!!! Ma perchè non viene più usato????? Bisogna rilanciare la
cosa.
Da: paolo diani
Data: 06 Feb 2001
Caro Andrea, cara Annarita, cari amici che avete partecipato direttamente al forum,
cari amici che continuate a seguirlo senza esprimervi ho seguito le riflessioni sulle perplessità da me esposte il 27 gennaio, e vedo con
piacere che nonostante tutto cè, ancora, tanta buona volontà di discutere su cose
che molti giudicano anacronistiche, ma che sento fondamentali in un associazione o
movimento come il nostro che va avanti parandosi dietro la facciata di tante buone parole
e propositi. Sottotitolavo il mio intervento I problemi e le soluzioni lasciate dai nostri
padri fondatori; le loro paure e le loro ansie si ripetono nei tempi. Sentono forse
limpulso della società. Questo perché, da buon topo darchivio, leggevo le
riflessioni proposte dai Maestri dei Novizi a coloro che chiedevano di entrare a far parte
dei fratelli della Misericordia nel 1704 e che anche se lungo vorrei riproporre alla
vostra lettura.
Al suono della Campana abbandonerai le feste, la veglia, il sonno, il divertimento per
accorrere subito alla Compagnia. Cantando Miserere a verso a vero
Purg. V
Il programma della Compagnia mi attrae, desidero di essere accettato fratello al più
presto. Ma pensa che qui non si ricevono ricompense, onori, guadagni; la cospicuità del
censo, la nobiltà del sangue, la celebrità dun nome qui non valgono; qui regnano
sovrani la carità e lamor fraterno; hanno valore i principi di autorità, di
obbedienza, di rispetto, di sacrificio, di rinunzia. Ci abbracciamo fratelli davanti
allAltare, ci governiamo a popolo, la buffa uguaglia le classi sociali; unica
distinzione sulla nostra Cappa, il segno del comando. Ti senti disposto ad entrare in una
tal Compagnia? -Sì, ed ora ancor più lo desidero! Ma pensa che dovrai sacrificare i tuoi
comodi, i tuoi riposi, le tue ore più belle; dovrai esporti a disagi, a fatiche, a
strapazzi; dovrai sopportare linclemenza delle stagioni, e lingratitudine
degli uomini; verranno dei momenti in cui sarà necessario arrischiare anche la vita per
soccorrere chi è caduto sotto i colpi del dolore e della sventura, per strappare un uomo
dallartiglio della morte. Ebbene, ti senti lanimo preparato a fare tutto ciò
senza che sia conosciuto il tuo nome; senza la lode ed il premio degli uomini, ma
solamente attratto dal premio che il Padre celeste ha promesso a coloro che nel Suo nome
daranno a chi ha sete anche un solo bicchiere di acqua? -Il mio spirito a tutto ciò è
pronto! Il tuo spirito
..a tutto ciò
.è pronto
.. Ma ti sei formata
una coscienza profondamente cristiana per intraprendere e perseverare nel sublime e pur
tanto difficile ministero della carità? Amico, possiedi una coscienza religiosa non
incerta, non subdola, non insensibile, non orpellata da false e non sentita idealità per
coprire la superbia, legoismo, lambizione, la sete di comando e di dominio,
tutte le malvagità delluomo vecchio, ma una coscienza schiettamente cristiana,
animata da una religione vissuta, da una fede sentita, da una disciplina sinceramente
praticata; illuminata, sostanziata, arrivata, sorretta da speranze immortali, sublimata
dal desiderio di servire Dio in una carità che si riserva tacitamente sul prossimo con
sete di passione, con ardore di sacrificio, con bramosia di rinunzia? Amico, possiedi
questa coscienza per essere ascritto degnamente alla Compagnia? Se non la possiedi
entreresti per la finestra e non per la porta con grave danno allanima tua. Ascolta
la voce interna della tua coscienza e dimmi: ti senti di mantenere la tua domanda? -Sì, e
coll aiuto di Dio cercherò sempre di perfezionare il mio spirito! Quanto mi
consolano le tue parole! Tu sai amico che prima della venuta del Divino Maestro
luomo era insensibile ai dolori delluomo, la carità, questo fiore cristiano,
non era conosciuta dal mondo! Tu sai che fu il Maestro che proclamò la fratellanza
universale degli uomini, che portò il comandamento nuovo, di amarsi, di perdonarsi, di
sacrificarsi luno per laltro. Tu sai che fu Lui che accese nel mondo la
fiaccola della carità e che si nascose sotto le spoglie del misero, del bisognoso,
delloppresso, per farci intendere che la carità fatta al povero era fatta a Lui
medesimo, a Dio, e che solamente da Dio dovevamo attendere la ricompensa, il premio
immortale, premio maggiore o minore secondo che maggiore o minore fu lo spirito di
sacrificio e di rinunzia nel soccorrere il fratello caduto, il povero, il derelitto.
Ebbene lo sentirai il dovere di unirti agli altri fratelli nel nostro Oratorio, intorno al
Divino Maestro per imparare direttamente da Lui colla preghiera in comune e collo studio
della Sua vita, i precetti della carità per infiammarti nellamore del prossimo, per
mantenere lo spirito della Compagnia, per trasformarti in apostolo della carità, per
attingere la forza necessaria per sopportare ogni contrarietà, ed ingratitudine, per
superare ogni ostacolo? Perseverare fino alla morte nelladempimento delle promesse
fatte a Dio davanti allAltare, nelle mani del Governatore? -Sì, frequenterò
lOratorio; cercherò di uniformare la mia vita agli esempi del Maestro! Maestosa
nella sua austera solennità, meravigliosa, per disciplina e portamento E quando, chiamato
con altri fratelli ad esercitare la carità della Seggiola e della
Bara vedrai scomparire sotto le ampie volute della Cappa le morbide vesti
delle pubbliche Autorità, collordine dellintellettuale, del nobile, del
facoltoso insieme ai ruvidi vestiti dellartiere, delloperaio, del popolano,
tutti uniti dallo stesso sentimento, dal medesimo principio di fratellanza, di carità e
di bene, e poi calata la Buffa livellatrice inesorabile di ogni ambizione, di ogni
superbia, di ogni classe sociale, vedrai del tutto scomparire la personalità tua e quella
degli altri insieme ad ogni forma di egoismo, di superbia, di ambizione, e vedrai sorgere
bella, austera, maestosa, sublime nella sua assoluta impersonalità la Brigata del
Pellegrino; quando, passando per le vie della Terra, vedrai la popolazione che nella
brigata saluterà con reverenza la Carità che passa, che silenziosamente compie il suo
ufficio, senza che il beneficato conosca il benefattore, senza che dellopera di
misericordia compiuta né de suoi esecutori nessun ricordo, nessuna traccia, né
nome, né orale né scritta, resti sulla terra, perché abbia tutto il suo valore, tutto
il suo profumo davanti a Dio; allora dimmi amico, nellannientamento della tua
personalità e delle tue passioni; nelloccultamento davanti al mondo de tuoi
sacrifici invece di un senso di amarezza, di sconforto, di rimpianto sentirai
nellanimo un contento,una pace, una felicità da farti ringraziare , benedire la
Compagnia che ti ha somministrato questo mezzo per migliorare, perfezionare il tuo spirito
con opere tanto grandi, nobili, meritorie, con sacrifici e rinunzie, pur troppo! Tanto
dolorose? La sentirai una voce interna che ti spingerà a desiderare nel servizio di
carità, gli uffici più umili, più gravosi, più incomodi, per sacrificarti di più per
il prossimo e solamente davanti a Dio ? A questi riflessi comprenderai limmensa
distanza che separa lopera tua da quella dei comuni portatori di materia, e insieme
comprenderai. Intravedi adesso tutta la luce, la bontà, la grandezza, la nobile ed
armoniosa supremazia dello spirito che separa, che distanzia lopera tua da quella di
un comune portatore di merce? Comprendi adesso il danno, la vergogna, lonta di chi
per opera tanto grande, sublime, eroica, prendesse, sotto qualsiasi forma, una ricompensa
qualunque, per sentirsi poi dire dal Divino Maestro, sulle soglie delleternità:
Insensato Tu hai venduto un tesoro inestimabile per un pugno di terra! Miserabile, vai!
Hai già ricevuto la tua mercede?!. -Maestro le tue parole scendono come un balsamo sul
mio spirito! Affretta ti prego il giorno in cui mi proporrai per laccettazione, dopo
le tue parole, allAssemblea dei Fratelli. Io desidero ardentemente di entrare nella
Compagnia! Sentirai allora tutta la sublimità dellopera che compi e limmensa
distanza che separa lopera tua da quella di un comune portatore di materia e
comprenderai. Difesa interna ed esterna Carità verso i defunti mettere la
borsa Tu sai che noi vogliamo vivere bene, cioè nella carità e per la carità, secondo
la legge del Divino Maestro, nella piena osservanza delle opere di Misericordia con
speciale riferimento al trasporto dei malati agli ospedali e dei poveri morti alla
sepoltura. Questo il nostro programma. Ricorda il programma della Carità, la Carità di
Cristo non è semplicemente lamore: è lAmore purificato da ogni ombra
dinteresse, di guadagno, dambizione, di secondi scopi; è lAmore puro,
grande, perfetto; è lAmore che tutto dona e niente chiede, che tutto soffre ma con
animo sereno; che tutto sopporta ma con volto ilare e sopporta, ma con animo sereno , con
volto ridente; che tutto opera, lavora sulla terra ma collo sguardo nel cielo. E
lAmore della creatura per tutte le creature; Amore per chi ci ama e Amore per chi ci
odia; Amore per chi ci protegge e Amore per chi ci oltraggia; Amore per i potenti, per i
favoriti dalla fortuna, Amore per i poveri e per gli infelici; Amore per i vivi e Amore
per i defunti. Amore per tutti! E la legge della carità di Cristo. Questa la base,
il fondamento della Compagnia! Questa la pietra angolare, sacro, intangibile, immutabile.
Lassemblea con tutte le sue prerogative non ha alcun potere sopra di essa. Il solo
toccarla per modificarla, per alterarla significa la rovina, il crollo delledificio.
Considera adesso tutta la pienezza, la sublimità del programma, adempiere le opere di
misericordia nella carità e per la carità, nellamore e per lamore, per
vivere bene. Ebbene o amico, questamore puro, grande, perfetto di cui vive e per cui
opera la Compagnia, lo sentirai verso i suoi Fratelli aiutandoli, comprendendoli nei loro
difetti, sacrificandoti per essi, sopportandone le molestie, perdonandone generosamente i
torti, amandoli sempre di maniera che il popolo, vedendovi possa dire meravigliato:
Guardate quanto si amano?! Difenderai la Compagnia sempre e ovunque, allinterno e
allesterno, con tutte le tue forze, con tutto il tuo ardore, con tutto il tuo
entusiasmo? La Compagnia, o fratello, ha una bandiera Se allinterno troverai chi
dimentico dei propri doveri e delle promesse fatte a Dio, davanti allAltare,
tentasse toccare, alterare le basi, la pietra angolare della Compagnia, oppure dimentico
della legge di Amore e di fraternità, accecato dallo spirito dambizione, dalla sete
di comando e di dominio, con ipocrisia cercasse manovre di assoggettare ai propri voleri
la Compagnia, suscitando nella fratellanza divisioni e discordie, allora o fratello,
infiammato di santo zelo non insorgerai con tutta la tua energia come il Divino
Maestro contro i trafficatori del Tempio contro i trafficatori della Compagnia? E
allesterno la difenderai, sempre e ovunque, con fedeltà, con ardore, con tutte le
tue forze, con tutti i mezzi di cui puoi disporre? Tu sai, o amico, che noi ci governiamo
a popolo. La Compagnia è lassemblea generale dei fratelli; il potere risiede
nellassemblea che amministra la Compagnia, nomina le cariche e gli uffici, rivede i
loro atti; ammette e radia i fratelli; ci aduniamo al suono della campana, approviamo,
disapproviamo, deliberiamo con voto sempre segreto; mutiamo continuamente i superiori ed
officiali perché il potere non si trasformi in dominio o in oppressione di pochi a danno
di tutti ed in ruina della Compagnia, alle cariche degli uffici devono essere chiamati
tutti i fratelli secondo le proprie attitudini. Ebbene quando sederai nellassemblea
saprai spogliarti delle tue passioni, dei tuoi risentimenti, delle tue vedute particolari
ed egoistiche per dare o negare il tuo consenso, nel segreto del bossolo, con retta
intenzione, avendo di mira soltanto il bene della Compagnia, anche se questo bene fosse in
contrasto colle tue passioni, coi tuoi desideri, con i tuoi secondi scopi,
quandanche dovesse tornare a danno dei interessi particolari? E quando la Tratta o
la volontà dei fratelli ti chiameranno ad assumere qualche carica od ufficio, lo sentirai
il dovere di dedicarvi tutto te stesso senza badare a fatiche e sacrifici, senza miraggio
di ricompense e di onori collanimo sempre staccato dal potere e sempre pronto a
lasciarlo con tranquillità danimo e senza rimpianti? E nellassemblea quando
dovrà trattarsi di questioni finanziarie, di provvedimenti disciplinari, e daltre
cose interessanti diversamente il prossimo, saprai giudicare con giustizia, si è ma anche
con carità? E nei tuoi rapporti personali, nella sede della Compagnia userai sempre
nobiltà di linguaggio, proprietà di vesti, dignità di portamento? Saprai essere franco,
ma non imprudente; dignitoso, ma non superbo; fermo, ma non ostinato; affettuoso, ma non
debole; giusto ma non senza carità; umile, ma danimo grande; religioso, ma non
fanatico; affabile, cortese, remissivo, ma sempre uomo? E queste tue promesse le
rinnoverai davanti allaltare di dio, alla presenza dellAutorità della
Compagnia e dei fratelli? -Sì le rinnoverò. Fratello, ti faccio noto che ti proporrò
per laccettazione allAssemblea de Fratelli e tavviserò se dovrai
prepararti per la cerimonia della vestizione. Va in pace. Scusatemi se questa volta
sono stato lungo, mi riprometto di intervenire ancora. Paolo
Da: Andrea Cavaciocchi Data: 06 Feb 2001
Cara Anna mi ha fatto piacere l'averti incrociato qui e saperti "stuzzicata"
come me dalle questioni poste da Paolo nella sua Newsletter. Non sarei però leale con te
se non confermassi la mia perplessità davanti a certi accenni relativistici che mi sembra
di scorgere nel tuo intervento. Leggendo il passo della Origo da te citato mi è venuta
alla mente l'immagine di una fotografia, vista chissà quando, chissà dove, che ritraeva
un signore mentre stava "coccolando" una bambina. Quel signore era in divisa
nazista, ma il gesto ritratto dalla fotografia era il gesto comune di chi prova affetto:
avrebbe potuto vestire qualsiasi altra divisa, alleata, russa
. eppure quel gesto
sarebbe rimasto lo stesso un gesto di affetto. Di questo parla la Origo: del sentimento di
"umanità" che comunque continua ad albergare nell'uomo nonostante tutto e
nonostante tutti. Di questo parlavo anche io quando dicevo in un intervento precedente che
riesco a vedere un briciola di Amore anche in chi è accecato dalla passione. Guai se
vedessimo solo in bianco e nero: l'uomo è fatto di sfumature, qualcuna più scura e
tenebrosa, qualcuno più chiara e luminosa. Acquisire questa consapevolezza è importante.
Ma è importante anche non diventarne prigionieri: ciò può essere molto pericoloso. Se
tutto è fatto soltanto di sfumature si finisce per non distinguere più gli uni dagli
altri, l'immagine dallo sfondo. E' come quella fotografia di cui ti parlavo. Se non si
considerasse la divisa quella foto avrebbe ritratto un uomo qualunque. Invece, vedi,
considerando la divisa se ne coglie la scintilla di umanità che ci accomuna. Però, Anna,
quella foto ritraeva Hitler in uno dei suoi giri di propaganda. Come vedi è sbagliato
generalizzare, hai ragione, ma è sbagliato in un senso e nell'altro. Essere consapevoli
dei nostri chiaro-scuri non ci rende uguali, né l'uno può essere scambiato con l'altro,
né il giusto diventa cattivo, né il cattivo diventa santo. Anzi, proprio il voler
appiattire nel relativismo dei comportamenti e dei giudizi è la dimostrazione più penosa
della mancanza di Amore. Chi sbaglia, chi è in difficoltà non ha bisogno di essere
confermato nel suo errore (potrebbe mai guarire così?) bensì ha bisogno di essere messo
davanti ai propri atti ed alle proprie responsabilità e, se e quando sarà disponibile,
di essere accompagnato da chi vuol condividerne lo sforzo (con-passione). Certamente non
fa piacere sentirsi dire "Sbagli", "Sei in errore", "Non ti stai
comportando bene!" ed è immaginabile che la prima reazione sia di difesa violenta da
queste accuse. Però c'è quella scintilla, quella briciola di Amore, che lavora, e
lavora, e lavora: solo la superbia può impedirle di crescere. Di questo parla proprio il
San Paolo della lettera che citi (la Prima ai Corinzi) qualche passo precedente a quello
da te riportato. Non lo cito (potrai leggerlo direttamente se credi. E' il paragrafo 5)
perché, benchè adattissimo, desidero non introdurre nuovi argomenti oltre quelli posti
da Paolo. Comunque quel passo conclude così: "Non è mio compito giudicare coloro
che non sono credenti. E' Dio che li giudica. Ma voi dovete giudicare quelli che fanno
parte della Comunità. Lo dice la Bibbia "Estirpate il malvagio di mezzo a
voi."
Da: Anna Rita Casini
Data: 06 Feb 2001
La lettera del 27 gennaio u.s. di Paolo Diani, mio capo nell'emergenza Albania, mi
stimola e mi stuzzica, a dire la mia su questo argomento spinoso e, per certi versi
drammatico..... Meno male che molti confratelli pregano per noi e le loro preghiere,
forse, aiutano gli uomini di buona volontà che emergeranno nel prossimo futuro
all'interno del movimento (per ora con la "m" minuscola).... E' storia recente,
nelle Misericordie, a livello Confederale, lo scontro che ha portato ad una sorta di
"guerra fratricida" nella quale alcuni confratelli si sono dilaniati a livello
personale per ottenere dei risultati politici ed arrivare al conseguimento del
"potere"... Sto parlando di Misericordie, non di partiti politici... anche se
quello che ho incontrato sulla mia strada somigliava più ad un pessima copia dei
dibattiti politici pre elettorali cui le varie fazioni ci fanno assistere da ora in
avanti, prima delle elezioni politiche. All'interno del movimento io stessa faccio parte
di una fazione, la scelta è stata reciproca, io ho fatto delle scelte di stile che mi
hanno portato vicina a delle persone a cui sono "piaciuta" e che mi hanno
proposto di partecipare ad un Movimento (questo sì era con la "M" maiuscola)
che avrebbe dovuto portare le Misericordie verso un futuro di collaborazione e di
crescita, che è piaciuto sia a me che ai confratelli del Magistrato della mia
Misericordia. La nostra "squadra" ha lavorato con impegno, tra successi e
delusioni per due anni, tra mille difficoltà ed ostacoli abbiamo scritto la storia questo
ultimo periodo storico delle Misericordie... Con merito, con demerito...chi sa? La
volontà di lavorare con onestà c'era, e così pure la buona fede e l'intenzione di
operare per chi ha veramente bisogno.... Per me è stata una delle esperienze più belle
della mia vita, che mi ha fatto crescere come persona sotto tutti i punti di vista, che mi
ha dato molto di più di quanto non sia stata capace di restituire, ho imparato però che
le persone cambiano, la vita e le opportunità le cambiano e spesso non sono coerenti a se
stesse... ho imparato che questa nostra epoca è difficile, priva com'è di valori e di
Profeti veri e noi confratelli spesso, troppo spesso ci dimentichiamo del senso delle
parole delle Scritture enunciate da Paolo nella sua lettera del 27.01.01 "Fratelli,
Misericordia e società attuale". Mi viene spontaneo riportare qui le parole che Iris
Origo ha scritto nella prefazione del suo libro "Guerra in Val d'Orcia":
"..diffido ormai delle generalizzazioni intorno ai popoli ed alle nazioni e credo
solo nell'individuo singolo, e nei rapporti delle persone tra loro. Quando ripenso a
quegli anni di attesa e di angoscia, di dolore e di distruzione (30/01/43 - primi luglio
1944), li vedo illuminati da atti individuali di gentilezza, di bontà, di coraggio e di
fede, ed è in questi atti che ripongo la mia fiducia." La Signora Origo ha descritto
nel libro enunciato la sua esperienza di guerra in Val d'Orcia, tra tedeschi, fascisti,
partigiani, sfollati, ebrei, prigionieri di guerra ed infine liberatori... Una citazione a
sproposito? Se pensate a questi anni così strani e terribili, con grande benessere ed
estrema povertà, perdita di valori, quale la solidarietà e la collaborazione, penso che
stiamo vivendo un "periodo di guerra" ancora più drammatico di quegli anni....
Cosa fare nel futuro? cosa ne sarà della Confederazione?io cosa deciderò per
"domani"? Non so, so che a suo tempo decisi di dare la mia disponibilità per la
confederazione in un'ottica di servizio, ed in coscienza, con onestà personale per
servizio mi sono impegnata a lavorare in questi anni, non intendo venire meno alla parola
data, ma con chi andare che fare?.... Due domeniche fa, alla messa, ho risentito questo straordinario brano della prima
lettera lettera di San Paolo ai Colossesi, permettetemi di riportarla in calce a questa
mia, dal momento che lo vivo come base del nostro lavoro: "La carità è paziente, è
benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di
rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non
gode dellingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto
spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono
delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e
imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è
imperfetto scomparirà. Quandero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino,
ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino lho abbandonato.
Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia.
Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anchio sono
conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma
di tutte più grande è la carità!" Vostra sorella in Cristo Anna Rita Casini
Da: Cristiano Ciani Data: 05 Feb 2001
Mi permetto di intervenire in qualità di tecnico del diritto. 1 Preliminarmente
bisogna osservare che i ns. statuti, specie quelli recenti, sono mal scritti,
giuridicamente inefficai, più volti a soddisfare uno standard comune, necessario anche
per rapportarsi con realtà istituzionali esterne (stato, asl, organismi di controllo,
prefetture che con la nuova legge esercitano un controllo più penetrante). Tanto è vero
che agli statuti spesso si affiancano regolamenti dei volontari e quant'altro, allo scopo
di disciplinare la vita interna alla singola confraternita. 2- Non c'è però solo lo
statuto scritto, nella vita di un'associazione di servizio cristianamente ispirata. C'è
il Vangelo, che è un pò la Carta Costituzionale. E c'è tutta quella consuetudine,
quella equità (occhio: aequitas e tolerantia sono i tratti distintivi dell'ordinamento
della Chiesa rispettto al freddo formalismo degli ordinamenti statuali laici), quella
tradizione, quella sollecitudine che forma parte integrante e profonda dello statuto.
Statuto sì, certo, ma non nel senso delle poche paginette dello statuto tipo confederale.
Statuto che è vita, non scritta, ma ulteriore
Da: Mariangela
Data: 05 Feb 2001
Sono daccordo con te, ma nel frattempo che si formano le "coscienze" sono gli
Statuti che garantiscono la correttezza nelle Associazioni!
Da: Andrea C.
Data: 04 Feb 2001
Si ci sono gli Statuti, Mariangela. Tuttavia nessuno Statuto, da solo, può realizzare
"ope legis" la comunità che invece dovrebbe caratterizzare le nostre
associazioni. Ecco perchè è necessario, accanto alla conoscenza ed al rispetto degli
Statuti, una più profonda coscienza personale.
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 04 Feb 2001
Caro Paolo, eccomi infine alla conclusione di questa lunghissima risposta articolata
con cui intendo affrontare il tema della Redenzione, cioè ciò che mi appare
essere lessenza stessa delle nostre istituzioni. Alcune delle più antiche delle nostre Confraternite si fregiano del titolo di
Venerabile che ne attesta la santità della istituzione, degli obbiettivi e
perfino del metodo. Ma i confratelli, caro Paolo, sono anchessi Venerabili? Non ti stupire di questa domanda che può apparire provocatoria, temeraria ed
irriverente: rispondervi obbliga a scandagliare i recessi più intimi del significato
della nostra esperienza secolare. Sono sempre rimasto piuttosto sconcertato dal fatto che nei programmi formativi dei
nostri sodalizi non si desse la dovuta importanza al significato di quell
Iddio ne Renda Merito con cui ci congediamo dal servizio. E un vero peccato perché in realtà non si tratta di una pittoresca eredità
folklorica di tempi andati (come qualcuno mostra di ritenere evitandone luso), ma è
invece la sintesi della nostra ragion dessere. Così come ho sempre trovato grande conforto dal ripensare alla Leggenda della
fondazione ed al messaggio che reca con quel manipolo di facchini bestemmiatori
piegati al bene. Vedi Paolo, se le nostre Misericordie accettassero nelle loro file soltanto i
giusti ed i santi io, con i miei errori, le mie insufficienze, le
mie debolezze, mi sentirei certamente fuori posto come Fratello. Invece, quando sono entrato a farne, parte mi è stato chiesto, senza la necessità di
pronunciare una sola parola, di riflettere sulla qualità della mia vita, sul
significato che attribuivo a quella partecipazione e sul fatto che da quel momento avrei
potuto (non dovuto) offrire i miei gesti nel nome di un Amore più
grande. E così che, ai miei occhi, la mia Misericordia è diventata il Tempio
Venerabile nel quale io, sacerdote di me stesso, posso offrire, in sacrificio al Dio
Buono, le mie povere opere umane non con la speranza di poter comprarne il perdono, ma con
la certezza di essere in cammino sulla strada giusta. Una certezza che mi viene in primo luogo dai Fratelli: loro, che so deboli ed
imperfetti quanto me, sono stati capaci di accettarmi con Amore e di darmi esempio di
Opere di Amore. Perché non io allora? Dio perdona molte cose per un atto di misericordia! scrive il Manzoni ed
è questo sentimento che mi fa dire al termine del servizio Iddio ne renda
merito. Davvero le Misericordie mi appaiono composte da uomini colmi di errori e di debolezze
verso le quali, però, non si arrendono. E non per questo le Misericordie cessano di essere (anzi grazie a questo, ai miei
occhi, diventano) Venerabili. Si, Paolo, me le immagino come una sorta di Legione Straniera delle Opere
dove le mancanze di ognuno sono conservate nel segreto della propria coscienza, ma gli
atti diventano leroica (perché intimamente combattuta) testimonianza di obbiettivi
altissimi. Ti indigni Paolo perché nelle Misericordie cè chi cerca gli scheletri e
scava nel passato . Quanta poca fatica deve durare in un corpo sociale siffatto! Ma fai bene ad indignarti. Ciò che viene colpito non è tanto limmagine
pubblica di chi è vittima di simili attenzioni, ma viene colpita soprattutto,
e mortalmente, la stessa possibilità di utilizzare i nostri sodalizi per
migliorarsi. Con quale Fratello sarà mai possibile confidarsi se farlo significherà
essere esclusi dallAssociazione? Certi tipi di condanne non hanno niente a che vedere con la Misericordia:
hai ragione. Sono solo espressione di una morale borghese e mondana che prende a prestito,
senza crederci, le prescrizioni della morale cristiana depurandola dello
scomodo bagaglio dell Amore. Niente di più lontano. Niente di più
falso! E niente di più pericoloso! Il trasformismo dei tiepidi fa sì che
possano oscillare, senza avvertirne palesemente la contraddizione, fra la più rigida
intransigenza (priva di Amore) ed il più volgare relativismo. Quante volte ci è capitato
di ascoltare la frase Che ci volete fare? Siamo uomini e gli uomini sono
deboli! espressa con lintenzione di attestare linutilità dello sforzo
di migliorarsi? Non è anche questo un modo per negare lo scopo stesso delle nostre
istituzioni? E non solo! Quante volte ci è capitato di veder qualcuno ostentare
arrogantemente i propri errori e le proprie mancanze ammonendo Questi son fatti miei
e non riguardano lAssociazione! con levidente intenzione di imporli
allaccettazione dei nostri sodalizi, ottenendone lomologazione e, quindi, la
personale esenzione a migliorarsi? E quante volte abbiamo visto costruire nel tempo
complicatissimi artifizi in virtù dei quali gli scomodi, i non
omologati, i rompiscatole dovevano essere esclusi? Quante volte abbiamo
sentito dire E un tipo intelligente, pieno di idee e di iniziative, ma ha un
tale caratteraccio
.! nel tentativo di svilire la ricerca di atteggiamenti
rigorosi? Vedi Paolo quanti pericoli e quanto è difficile mantenere la barra del timone nella
giusta direzione nonostante le spinte delle avverse correnti, nonostante la schiuma che
sfruttandole cerca di accecarci, nonostante le ricorrenti tempeste che cercano di fiaccare
animi e volontà. E vedi quanto Amore è richiesto perché la rozza forza dellambizione non
prevalga lasciando dietro di se lopaca patina dellamarezza e della
disillusione. Confesso di aver creduto, ad un certo momento, di aver avuto il privilegio insperato
di assistere alla sognata affermazione dei principi rispetto alla prosaica quotidianità
dellamministrazione. Il mio è stato un atto di superbia che è stato ben presto
duramente punito con il venir meno delle illusioni ed il tradimento. Ma anche questo, alla
fine, è stato positivo ed utile. Ora so che la nostra strada, personale dei Fratelli e
collettiva delle Associazioni, è più lenta e lunga perché deve far leva sulle
coscienze. Non per questo però è meno degna né meno affascinante. Questa ultima parte avevo preannunciato che avrebbe affrontato il tema della
Redenzione e credo di averlo fatto anche se non ne ho usato il vocabolo. La Redenzione personale e collettiva inizia sempre con un cammino:
Cammin facendo, mentre stava avvicinandosi a Damasco
..
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 31 Jan 2001
Caro Paolo
eccomi ad affrontare il secondo tema toccato dal tuo intervento:
quello della "Carità" ovvero quello dei rapporti fra i fratelli delle
Misericordie, fra le Misericordie stesse e fra queste ed il resto. Se noi oggi sentissimo
dire da uno sconosciuto "Fate la carità!" e, poi, un altro sconosciuto ci
dicesse "Fate l'amore!" avremmo certamente difficoltà a mettere in relazione
fra loro i due messaggi. Il primo forse ci evocherebbe l'immagine dei mendicanti
all'uscita della S.Messa della domenica. Il secondo evocherebbe l'immagine dell'amore
carnale o, forse, nei più vecchi di noi, il ricordo lontano e giovanile dei "Figli
dei Fiori". Eppure, per un contemporaneo di San Paolo, la perfetta analogia delle due
esortazioni sarebbe evidentissima abituato com'era a leggere nelle Lettere dell'Apostolo
dei "gentili" (ovvero dei cristiani non di cultura giudaica) la parola
"agàpe" laddove oggi noi la leggiamo con "carità".
"Agàpe" è "Amore": l'amore sublime e disinteressato, diverso
dall'amore della passione "eros". "Fate la Carità","Fate
l'amore", significano nella tradizione cristiana "Praticate l'Amore". Non uso spesso la parola "carità"; le preferisco la parola
"amore". "Carità" evoca ormai (ma forse è solo una mia idea)
sentimenti e comportamenti relegati alla sfera religiosa consapevole. "Amore" mi
appare più diretto, più quotidianamente umano, più spontaneo
(non saprei spiegare
meglio) . Questa breve digressione mi è servita, Paolo, per tentare rafforzare il
concetto che voglio esprimere. I nostri Fratelli quando svolgono il loro servizio donano ben più del loro tempo e
delle loro capacità tecniche: donano "Amore". E' mai possibile che qualcuno di quegli stessi Fratelli, salendo nella gerarchia della
organizzazione, possa dimenticare "l'Amore" prestato nel servizio di
Misericordia ed agire seguendo impulsi che forse son dettati dalla "passione"
(eros) ma certamente non "dall'Amor sublime?" Salire nella scala gerarchica dell'organizzazione, lo sappiamo bene, significa
assumersi delle "responsabilità". E la "Responsabilità" impone per
sua natura "l'esercizio della scelta". "Scegliere",
"Disporre", "Gestire", sono attributi della
"Responsabilità", ma sono anche segni (manifestazioni) del potere che viene
esercitato.Ed il potere affascina., si auotoalimenta, si autogiustifica. Tale e tanta è la
gratificazione offerta dall'esercizio del potere che la saggezza popolare napoletana vi ha
coniato perfino un proverbio di indubbia efficacia descrittiva. Non è necessario
ricorrere a San Tommaso per comprendere come il potere, il suo esercizio come una
eccessiva bramosia nell'acquisirlo, abbia la capacità di corrompere gli animi meno
avvertiti. In ciò è favorito dalla forte componente "passionale" che lo
contraddistingue e che giunge a confondere il confine fra "l'Agàpe" e
"l'Eros". Quale che sia il contesto, e le Misericordie non sfuggono purtroppo
alla regola, il potere, sfuggito al controllo dell'agàpe, ha quel suo modo peculiare di
manifestarsi che è stato descritto in modo luminoso dal Machiavelli. La frase "Il
fine giustifica i mezzi" (che gli viene erroneamente attribuita come credo personale,
ma che mai si è sognato di proporre come "regola" politica) evoca con il
termine "machiavellico" lo stile del potente. Chi esercita il potere, o chi vi
si contrappone, sfruttando a fondo tutti i mezzi, leciti od illeciti, per raggiungere il
proprio fine può ben essere mosso dalla "passione" ed anzi è estremamente
probabile che essa si agiti con forza al fondo delle proprie azioni. E' una illusione,
caro Paolo, che le Misericordie, solo grazie al proprio nome, possano sfuggire a tale
tentazione. Lo possono (lo devono!) solo facendo in modo che i propri dirigenti sviluppino un
fortissimo senso di Amore (agàpe) tanto verso il prossimo quanto verso i Fratelli e
l'Istituzione. Quanta "focosa" passione ma quanto poco "Amore" aleggia nel
disbrigo degli atti gestionali di certi nostri sodalizi! Eppure, permettimi Paolo, forse non è neppure la "passione per il potere"
il pericolo maggiore per le Misericordie: la passione, per quanto contorta, è pur sempre
espressione di un sentimento di "amore" e come tale, sia pure con gran fatica
può essere ricondotta al sublime (la carità). Ciò che spaventa di più e che mi fa disperare, talvolta, è la tepidezza dei
sentimenti, timorosa (quindi incapace) di esprimersi tanto nell'eros della passione quanto
nell'agàpe della carità. Come penetrare nel cuore dei "tiepidi"? Il più grande scandalo, ai miei occhi, non è che qualcuno (pochi fortunatamente) sia
incline ad utilizzare ogni mezzo pur di raggiungere i propri fini, ma che ciò si
manifesti senza moti di reazione da parte degli altri che vi assistono. Sono questi i
"tiepidi" a cui mi riferivo. Se non vi fossero i "tiepidi" il
"machiavellismo politico" sarebbe rapidamente espulso come un corpo estraneo
dalle Misericordie. Invece proprio i "tiepidi" ne giustificano l'esistenza
sfruttando l'esplodere delle passioni contrapposte come la schiuma sfrutta, per
galleggiare, lo scontrarsi delle correnti.Il nostro recente passato (ma anche questi giorni nostri) ci ha mostrato come il
"tiepido" abbia sfruttato la vigliaccheria del gesto di una parte per liberarsi,
in un sol colpo, del carnefice e della vittima, consentendosi di occupare posizioni
altrimenti precluse. Vedi Paolo, riesco a scorgere un seme di "carità" anche in colui che è
accecato dalla passione, ma non ne scorgo una briciola in chi ha tarpato le ali al
sentimento. Il "tiepido", il mediocre, non sa cosa voglia dire esser
"magnanimo" (la carità è magnanima). Il "tiepido", il mediocre, non
sopporta la critica, la dialettica, il confronto perché la propria "dimensione
reale" ne risulterebbe messa in luce (la carità tutto sopporta). Il
"tiepido", il mediocre, non scusa gli altrui errori, bensì li evidenzia perché
abbassando gli altri, lui, pigmeo, può emergere (la carità tutto scusa). Hai ragione Paolo: per un Fratello della Misericordia "il fine NON giustifica i
mezzi". Ma il Fratello della Misericordia di cui parli (e che io sogno dirigere i nostri
sodalizi) è il Fratello che mette Amore nei suoi gesti del soccorso; è quello che cura
con il suo sorriso lo sconforto del sofferente; è quello a cui posso
"affidarmi" nel pericolo; è quello a cui posso confidare i miei sogni senza
essere deriso; è quello a cui posso confessare i miei errori senza temerne la condanna. E', infine, un Fratello. Grazie al cielo ne conosco tanti così, una moltitudine. E spero davvero che da questa
moltitudine, incorrotti, giungano coloro che guideranno nel terzo millennio le nostre
istituzioni.
Da: Mariangela Zanetti
Data: 29 Jan 2001
Ho letto l'intervento di Paolo e la risposta di Andrea. Chiedo però ad entrambi: ma
non ci sono gli Statuti a regolare la vita nelle associazioni?
Da: Andrea Cavaciocchi
Data: 28 Jan 2001
Caro Paolo, il tuo intervento tocca molti temi sui quali aprire un dibattito; fra tutti
mi limito ad enuclearne tre che, sia pure strettamente connessi uno con laltro, si
prestano a diversi approcci: a)la buffa ovvero limmagine dei dirigenti e
del movimento; b) la Carità ovvero lo sviluppo e la qualità dei rapporti
interni al movimento; c) la Redenzione ovvero il way of life delle
Misericordia. Se non annoio te e gli altri ospiti, mi proverò ad affrontarli
separatamente cercando di dare il mio contributo personale. Il primo tema che vorrei
affrontare (e che anche quello da cui parti anche tu) è quello della buffa.
Ti domandi se il movimento ha bisogno di persone di spicco a rappresentarlo. A
mio parere nella risposta, sia essa positiva o negativa, si corre il rischio di essere
banali se non si pongono alcune premesse. La prima premessa (per così dire
esterna alle peculiarità del nostro movimento) è che qualsiasi
organizzazione così come qualsiasi soggetto singolo, viene interpretato da come si
presenta, da ciò che fa, da ciò che dice; in altre parole viene interpretato attraverso
limmagine che offre di se. La seconda premessa (anchessa esterna,
quindi valida in senso generale) è che limmagine offerta assume significato diverso
in relazione al contesto in cui si manifesta (così che un atteggiamento appropriato in
una impresa privata può risultare inopportuno, se non anche improprio, in una
organizzazione di volontariato). Infine la terza premessa (interna, propria al nostro
movimento) è che abbiamo lambizione di offrire una immagine di noi che non è
la nostra personale bensì quella dello spirito delle nostre azioni. Il ti
mostrerò la mia fede con le mie opere di Giacomo si riferisce, credo, proprio a
questa ambizione di perfetta sintonia fra principii ed opere. Altrove nelle scritture si
legge Fai e poi prega: ha lo stesso significato. Una delle prime immagini
dedicate ai fratelli della Misericordia è quella che si trova nella Sala dei
Capitani dellattuale Museo del Bigallo a Firenze: ritrae i Capitani della
Misericordia nellatto di affidare un bambino ad una madre adottiva. I Capitani
indossano la cappa rossa (era di quel colore allora!) ma sono a viso scoperto. Poco
distante, sulla facciata della sede della Misericordia di Firenze, cè
laffresco di Annigoni che ritrae il fratello della Misericordia intento a portare un
ammalato con la zana: è di spalle e la sua identità è assolutamente anonima. Ho spesso
riflettuto su questo (apparente) contrasto, non solo iconografico, fra due modi di
rappresentare lo stesso gesto di carità. Una contraddizione apparente, dicevo, perché
entrambi testimoniano la volontà di dare pratica attuazione al comandamento, semplice e
lapidario, Ama il tuo prossimo. Ma perché lidentità celata del
fratello ed il volto scoperto dei capitani? Luso della buffa da parte
dei Fratelli significa ben più della semplice volontà di uguagliare il censo
e la condizione sociale di chi vi si cela (nel XVII secolo si arriverà ad usare le
ghette per celare anche la foggia delle calzature!), bensì assume il
significato, tuttaltro che disincarnato, che la Carità portata a chi
soffre dal Fratello E la Carità del Dio Buono e che le mani che si
tendono a portare aiuto sono soltanto strumenti prestati (restituiti) perché il Dio
Buono dia segno della Sua Carità. E stato detto: La Misericordia è un
attributo divino. Noi siamo soltanto i suoi deboli strumenti. Ma allora, ed a
maggior ragione, perché i Capitani hanno il volto scoperto? Per esercitare genericamente
la Carità non cè bisogno di organizzazione, basta la predisposizione
individuale. Tuttavia per esercitare assiduamente certe forme di Carità una
qualche forma di organizzazione diventa indispensabile: è il caso delle attività tipiche
delle Misericordie. Lagire organizzato pone inevitabilmente a contatto con
lautorità civile (ed anche religiosa!) e certamente una organizzazione che non
rendesse pubblici i propri dirigenti finirebbe per suscitare sospetto. Il volto scoperto
dei Capitani è questo? Certamente è anche altro. Il rappresentare a volto
scoperto lazione dei Fratelli (non la propria!) che agiscono al riparo della
buffa è anche atto di testimonianza (ben più della semplice
trasparenza). Ecco che ogni contraddizione è risolta. La
testimonianza come atto unificatore di modi apparentemente diversi di
esprimersi. Questo ci porta la nocciolo della questione posta da Paolo Diani: il movimento
ha bisogno di persone di spicco a rappresentarlo? La risposta a questo punto
può essere, per me, una sola: il movimento ha bisogno che a rappresentarlo siano persone
in grado di essere suoi testimoni. Solo in questa accezione, mi pare
possibile, anzi desiderabile, che questi rappresentanti siano tali da essere
(diventare come testimoni) di spicco. Mi rendo perfettamente conto che questa
è solo un desiderata e che la realtà spesso ci mostra
rappresentanze fatte di testimonianze mediocri se non anche di
opportunismo e di furbizie. Ciò nonostante il
testimone del movimento assume agli occhi dei fratelli (e fra le
Confraternite) una autorevolezza che va al di là della posizione assunta
allinterno della scala delle autorità dellorganizzazione. Mi pare
non possa esservi dubbio che allorigine di molta dialettica interna ci sia proprio
lo scontro fra le autorevolezze acquisite naturalmente attraverso la
testimonianza e le autorità decretate dagli Statuti. E leterno
conflitto fra autorità morale ed autorità legale. Io credo che
proprio verso la ricomposizione di questi due elementi (autorevolezza ed autorità)
debbano essere rivolti i nostri sforzi per restituire alla testimonianza il
ruolo che le compete. Sono consapevole che un simile tentativo non può rinunciare al
rigore dei comportamenti e che questo finisce (nuovamente) per collidere con
gli atteggiamenti di coloro che si presentano come mansueti ed aperti al
compromesso. Ma chiedo: ci è stato detto di essere mansueti per
consentire al lupo di far strage nel gregge, oppure ciò significava il doverci fare
gregge noi stessi per porci sotto la cure del pastore laddove i lupi nulla possono? Ci è
stato detto compromettetevi affinché si potesse raggiungere un accordo
onorevole con i principi mondani, oppure perché dovevamo compromettere la
nostra tranquillità, la nostra sicurezza economica, la nostra salute, pur di dare
testimonianza? Ma il renderci mansueti al pastore non ci impone di entrare in
conflitto con i principi mondani delledonismo, del successo, del potere? E il
comprometterci non ci impone di prendere le distanze dai comportamenti tipici
del mediocre quieto vivere? Come vedi Paolo, il mio tentativo di risposta
finisce per porre altri quesiti che inquieteranno a lungo ancora i miei pensieri
.
Da: Paolo Diani
Data: 27 Jan 2001
I problemi e le soluzioni lasciate dai nostri padri fondatori; le loro paure e le loro
ansie si ripetono nei tempi. Sentono forse gli impulsi della società. Credo di essere, nonostante il mio carattere giudicato critico, una persona moderata,
legata alle tradizioni delle Misericordie, che seppure locali, grandi o piccole, con
statuti più o meno diversi, affondano nelle radici del tempo le loro origini e che si
sono fino a questo momento tramandate, nelle loro tradizioni, la loro opera che continua;
credo di essere anche attento al mutare dei tempi e sapere adeguarmi al nuovo; eppure
qualcosa non mi torna e vorrei su questo aprire una discussione, proponendo delle
riflessioni che mi giungono dal cuore: Con lespansione del movimento, diffusasi
negli ultimi decenni, sto vedendo molte cose che non rispecchiano la realtà della cappa e
della buffa: che uguagliano nella povertà della loro forgia chi la indossa; È vero che
un movimento per farsi conoscere e rispettare ha bisogno di persone di spicco a dirigerlo
e rappresentarlo? La fede senza le opere è morta. Mostrami la tua fede ed io con le
mie opere ti mostrerò la mia fede. dice lapostolo Giacomo. Beati i
misericordiosi perché troveranno misericordia. Beati i miti perché erediteranno la
terra. Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli Gesù nel
discorso sulla montagna. Siate fautori della Civiltà dellamore e testimoni
della Cultura della carità Papa Giovanni Paolo II alle Misericordie. Pregare
per le anime di quei fratelli più miserabili e abbandonati, e per le anime del
Purgatorio dai pensieri dei fondatori delle nostre antiche Confraternite. In tutte
queste espressioni non cè traccia di bisogno di personaggi, ma di persone
disponibili alla carità e al miglioramento spirituale dei fratelli ascritti. Come mai,
negli ultimi anni, assistiamo a personalismi, a guerre senza controllo di colpi pur di
raggiungere una poltrona; a non fermarsi a vedere quello che uno è in grado di dare
(fare) o sta dando (facendo), ma quando qualcuno ha delle idee, pur di toglierlo di mezzo,
dal posto che ricopre, si giunge persino a scavare e cercare gli scheletri anche nel
privato; si cerca così di distruggere non la carica, ma la Persona. Credo che questo non
appartenga alla carità cristiana, ma alla logica dellegoismo e del mondo; sono
convinto che certe cose non devono esistere nel nostro movimento. Ripenso spesso: al
pubblicano e alla vedova nella loro offerta al tempio; al buon samaritano; al chicco di
senape; alla casa fondata sulla roccia; e credo veramente nella presenza di Cristo in
tanti fratelli delle Misericordie, se queste continuano nel tempo, nonostante tutto, nel
loro programma. Paolo Diani "Redazione - volontari.org"
Da: Marcello M.
Data: 26 Jan 2001
Io ad essere sincero quando ho cominciato a fare servizio in ambulanza ero attratto
soprattutto dalla attività di soccorso in ambulanza. Mi vergogno un po ma l'idea di
correre su un incidente mi ha stimolato parecchio. Solo dopo qualche anno ho capito il
senso di Iddio te ne renda merito e che la corsa a palla con le sirene era solo un aspetto
esteriore. Ora però mi sembra che con tutta questa voglia di essere imprese, di
efficienza e di succeso economico si perda il senso della Misericordia. Sono sicuro che ci
vogliono anche i soldi e che l'amministrazione della Confraternita sia una cosa delicata
anche dal punto di vista economico, ma veramente non so se continuerei a fare il
volontario di una associazione che pensa solo ai soldi.
Da: WebMaster
Data: 24 Jan 2001
Dopo una (spero breve) sospensione torna il forum su cui poter discutere
liberamente di tutto. Bentornati!